La violenza contro le donne. 10 Cose da ricordare

di Barbara Lega Kenny per http://www.ingenere.it

1. La violenza contro le donne riflette la disuguaglianza tra gli uomini e le donne.  La violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente inuguali tra gli uomini e le donne, che hanno condotto alla dominazione sulle donne e alla discriminazione da parte degli uomini e costituisce un ostacolo al pieno progresso delle donne.” Si legge nella Piattaforma di Pechino

2. Un fenomeno diffuso. 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita, lo rende noto l’Istat nell’ indagine La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, appena presentata, e relativa al quinquennio che include il 2014. La violenza sessuale resta la forma più diffusa (21%), affiancata da quella fisica (20,2%) e dallo stalking (16,1%).

3. Non solo violenza domestica.  “Tutti gli atti di violenza contro il genere femminile che si traducono, o possono tradursi, in lesioni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata” questa è la definizione del Consiglio d’Europa, e le Nazioni Unite  dichiarano che la violenza maschile contro le donne è una delle principali e più diffuse forme di violazione dei diritti umani.

4. Cielo mio marito! La maggior parte delle volte gli uomini agiscono violenza contro le proprie mogli, compagne, amanti,  amiche,  figlie, nipoti. Gli uomini agiscono violenza contro le donne che dicono di amare. Questo però non significa che riguarda solo la coppia, la violenza colpisce anche i loro figli, e per perpetuarsi chiama in causa le famiglie, chiede la complicità dei colleghi, il silenzio della cerchia degli amici e conoscenti, la connivenza dei medici e così via.

5. Non è un mai un gesto isolato. La violenza consiste in una serie continua di azioni diverse ma caratterizzate da uno scopo comune: il dominio e controllo da parte di un partner sull’altro. La rete dei centri antiviolenza D.i.Re divide gli atti violenti in quattro tipologie: fisica, sessuale, psicologica ed economica.

6. Riguarda tutti. La violenza è trasversale a tutte le classi sociali, etnie e religioni. Non esistono determinismi sociali che rendono gli uomini più o meno violenti. Ricchi o poveri, bianchi o neri, occupati disoccupati, cristiani o musulmani: non ci sono categorie di uomini buoni contro uomini cattivi. Gli uomini violenti agiscono deliberatamente, non sono alcolizzati e non hanno disturbi mentali: solo il 10% ha problemi di dipendenze o patologie psichiche.

7. I femminicidi sono solo la punta dell’iceberg. Un uomo che uccide una donna l’ha prima maltrattata, picchiata, ricattata e abusata, spesso per molti anni. Il femminicidio non è che la parte più drammatica di un fenomeno molto più articolato e complesso.

8. Non si esce da sole dalla violenza. Una relazione violenta è una relazione avviluppante, che lede fortemente l’autostima della vittima, uscirne è difficile e richiede il sostegno di servizi dedicati e professionalità specifiche. Per questo il lavoro che fanno i centri antiviolenza e le associazioni di donne è prezioso. Qui trovate riferimenti utili

9. Avere un piano. Intervenire contro la violenza significa avere un piano di azioni organiche che vanno dall’educazione di genere nelle scuole, alla formazione di insegnanti, operatori giudiziari, sanitari, delle forze dell’ordine, al riconoscimento e sostegno dei centri antiviolenza come luoghi che hanno elaborato e applicano un approccio di genere alla violenza, al sostegno economico alle donne che vogliono uscire dalla violenza, a tempi certi per procedimenti e processi. Il tutto sostenuto da adeguate risorse finanziarie. Un buon esempio? La legge spagnola Legge di protezione integrale contro la violenza di genere

10.Paghiamo tutti. L’unica ricerca italiana che si è proposta di stimare il costo della violenza domestica contro le donne in Italia ha dato una stima di 17 miliardi (16.719.540 euro per la precisione) che include i costi economici diretti (salute, farmaci, giustizia, legali, ecc.), e indiretti (quelli legati alla mancata produttività, per esempio), degli immancabili costi sociali – stimati in base a una simulazione di risarcimento danni; e, infine, del valore degli investimenti per la prevenzione che nel 2012, anno precedente la ricerca, sono stati poco più di 6 milioni di euro.

http://video.corriere.it/non-di-meno-immagini-manifestazione-nazionale-contro-violenza-genere/50616bda-d210-11e7-9fe1-300aec29f1e7?refresh_ce-cp

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