Angela Davis simbolo del femminismo nero

Alabama, 26 gennaio 1944 – Nasce Angela Davis attivista del movimento delle Black Panther.  Le sue vicende personali e il rilievo che ebbero in tutto il mondo la fecero divenire in quanto donna e afroamericana, un simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale.

 

Autobiografia di una rivoluzionaria

da http://www.resistenze.org

“Non intendevo scrivere questo libro. Un’autobiografia, alla mia età, mi sembrava presuntuosa.” (dalla Prefazione, pag.7)

Impossibile darle torto. A 28 anni scrivere la propria autobiografia può davvero sembrare presuntuoso. Eppure un libro così bello, che narra di razzismo spiegandone l’origine di classe, non si è mai letto. L’estate invita alla lettura e in questa estate 2016 la parola razzismo è spinta in alto, verso le prime pagine di quei giornali funzionali a questo sistema capitalista. E’ per questo che invitiamo a leggere questa autobiografia “politica”, proprio come Angela Davis la definisce. Per poterne trarre gli elementi politici e ideologici necessari a decifrare gli ultimi avvenimenti sul tema, affinchè alla parola “razzismo” si attribuisca il suo vero significato: “Il razzismo è anzitutto un’arma usata dai ricchi per aumentare i loro profitti…” che “…disorienta i bianchi che spesso dimenticano di essere sfruttati da un padrone.” (pag 74) Un libro dove la parola Nero è sempre con la lettera maiuscola, a differenza di bianco. Un libro sul carcere, sulla vita in carcere, dove anche le guardiane Nere assumono una posizione di classe, una solidarietà di classe e di razza. “Purtroppo, non posso descrivere le sorveglianti benevole o indicarle per nome… Erano un interessante assortimento di donne Nere, giovani e vecchie, le cui posizioni politiche andavano dalle idee progressiste all’aperta simpatia per le ali più combattive del movimento di liberazione dei Neri. Tutte spiegavano che se avevano fatto domanda per questo tipo di lavoro era per necessità… In un certo senso erano anch’esse prigioniere e alcune erano acutamente consapevoli di ricoprire una posizione ambigua. Come i loro predecessori, i sorveglianti neri di schiavi, facevano la guardia alle proprie sorelle per un tozzo di pane. E come i sorveglianti di schiavi, anch’esse scoprivano che una parte della ricompensa consisteva nella loro stessa oppressione…. alcune asserivano che se fosse scoppiata una crisi avrebbero deposto l’uniforme per unirsi all’esercito delle recluse….” (pag.55/56) Un libro che tocca con mano lo spirito comunitario, la lotta senza fine, la sopravvivenza, le armi, la resistenza. “Sobbalzai al cigolio della chiave girata nella toppa. Una guardia aprì la porta ad una giovane Nera grassoccia, con un’uniforme da detenuta di un azzurro sbiadito, che reggeva un grande vassoio. Mi sorrise e mi disse con voce molto dolce “Ecco la sua colazione. Vuole del caffè?” La sua gentilezza mi confortò… La guardiana mi disse che dovevo prepararmi per andare in tribunale. Poi uscì sbattendo la porta alle spalle della giovane aiutante. Mentre apriva la cella seguente, la sorella mi sussurrò da dietro alle sbarre – Non preoccuparti. Siamo tutte con te – e scomparve lungo il corridoio.” (pag 36) Un libro che spiega bene la funzione formativa ed educativa, continua e costante e la responsabilità, di essere comunista. “Nel corridoio e nella sala ricreazione* si tennero delle discussioni sul significato del comunismo… Una sera dopo la chiusura della cella, una domanda ad alta voce ruppe il silenzio:- Angela, che cosa vuol dire imperialismo?- Gridai in risposta:- Che la classe dirigente di un paese conquista il popolo di un altro per derubarlo della sua terra e delle sue risorse e per sfruttare il suo lavoro -. Un’altra voce urlò:- Vuoi dire che trattano la gente di altri paesi nel modo in cui i Neri vengono trattati qui?-. (pag.74) Un libro sulle donne Nere, che parla di solidarietà di classe, di determinazione e di grande coraggio. “Ero stata appena arrestata; in California mi attendeva un processo per omicidio, rapimento e cospirazione. La condanna, anche per una sola di queste imputazioni, poteva significare la camera a gas…. Nel denso silenzio del carcere, tendendo l’orecchio riuscivo a sentire l’eco degli slogan intonati fuori delle mura….” (pag 35) Un libro che parla di una scelta politica importante, quella di aderire al Partito Comunista, di una scelta di vita coraggiosa, quella di essere in prima linea nella lotta in difesa degli altri prima ancora che di sé stessi, di una scelta pericolosa, quella di lottare per la “causa del nostro popolo oppresso”. Un libro di storia e storiografico. Una narrazione avvincente di fatti e personaggi. Ma soprattutto una chiave di lettura decisiva per poter posizionare in modo corretto la parola “razzismo” nelle nostre analisi politiche attuali.

ndr: * del braccio detenute comuni della Casa di detenzione femminile di New York, 1970

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da http://www.unosguardoalfemminile.it

L’aprile del 1977 le strade di Boston vedono nascere il Combahee River Collective, circolo femminista ispirato nel nome alla località teatro, durante la guerra di secessione, di uno degli scontri cruciali del conflitto; la vittoria del reggimento di neri appartenente all’esercito nordista sugli schiavisti della Confederazione sudista. Motivo di ispirazione è Harriet Tubman, leggendaria figura femminile, abolizionista, autrice nel 1863 della liberazione di 750 schiavi nella Carolina del Sud.

Il manifesto del gruppo, di matrice marxista, si apre affermando come “la politica sessuale sotto il patriarcato sia pervasiva nella vita delle donne nere quanto la politica di classe e razziale. È difficile separare la razza dall’oppressione di classe e razziale perché esse agiscono simultaneamente nella nostra vita.” Le parole di Barbara Smith e Demita Frazie, tra le fondatrici, sanciscono l’inizio del femminismo nero e della critica postcoloniale. L’analisi dei punti deboli dei movimenti femministi fino a quel momento sviluppatisi rappresenta la prima dichiarazione di coscienza; condotta da sole donne bianche, era venuta a mancare, nella critica delle discriminazioni razziali degli Stati Uniti, la distinzione tra uomini e donne nere. La doppia oppressione, sia in quanto donne che in quanto afroamericane, è ora rivendicata ed analizzata con nuovi strumenti di critica. Accanto al razzismo e al maschilismo bianco, deve essere decostruito il sessismo di matrice nera, causa dirimente della relegazione della donna ad una condizione secondaria, in modo particolare nel mondo lavorativo.

Riallacciandosi alla filosofia marxista, le fondatrici del movimento affermano che “la liberazione di tutti i popoli oppressi richiede la distruzione del sistema politico-economico del capitalismo, dell’imperialismo e del patriarcato”, che la rivoluzione socialista deve essere, per garantire un’ effettiva liberazione, “una rivoluzione femminista e anti-razzista.” Accanto alla scrittrice Michelle Allace e a Bell Hooks ( Ain’t I a Woman?  ), Angela Davis è una delle principali attiviste del movimento. Nata il 26 gennaio 1944 a Birmingham da una coppia di insegnanti, frequenta il Greenwich Village, quartiere che, per tutti gli anni sessanta, è tra i più radicali e progressisti della Grande Mela. Una volta iniziata la militanza accanto al gruppo giovanile comunista dell’università, Angela prosegue gli studi presso la Brandeis University in Massachusetts, laureata con lode in filosofia. Si specializza in Francia e, infine, in Germania, allieva di Adorno e Marcuse.

Accresciuta la propria coscienza politica e il proprio attivismo, mai abbandonato neanche nella parentesi europea, la Davis, davanti all’evolversi dei movimenti per i diritti civili, torna negli Stati Uniti. Unendo privato e pubblico, dichiara negli scritti giovanili come ogni atto di liberazione si debba consumare “nella fusione di ciò che è personale con ciò che è politico, quando non è possibile tracciare una separazione.” Si raggiunge una forma di autodeterminazione “quando non si considera più la propria vita individuale come realmente importante“, quando l’attivismo personale assume importanza politica nel rapporto con gli altri, nella lotta comune per la libertà.

Divenuta leader del Partito Comunista, Angela entra a fare parte del movimento delle Pantere Nere, la storica organizzazione rivoluzionaria di liberazione degli afroamericani. La scelta del comunismo, leitmotiv politico dell’emancipazione, è ritenuta la base della coscienza del potere del popolo: “ciò che mi colpiva così vivamente era l’idea che una volta realizzata l’emancipazione del proletariato, si erano poste le basi per l’emancipazione di tutti i gruppi oppressi della società”. La partecipazione alle Black Panters le costa la cattedra di filosofia, insegnamento ritenuto incompatibile non solo con la sua partecipazione al movimento di emancipazione afroamericana ma anche con la militanza politica. Accusata di aver partecipato al sequestro e all’assassinio del giudice Harold Haley, arrestata, trascorre tre settimane in carcere, rischiando la camera a gas. La sua liberazione, fortemente sentita anche dal mondo intellettuale europeo, francese in modo particolare, esplode immediatamente. “Angela, sister, you are welcome in this house”, “Angela Davis libera” sono le frasi che accompagnano tutte le manifestazioni e i sit-in di protesta organizzati per ottenere la sua scarcerazione. Scagionata pienamente da tutte le accuse, ricomincia il proprio percorso di militanza, ritornando al motivo di ispirazione giovanile; la critica post-coloniale, in modo particolare nella derivazione femminista.

Tra le numerose pubblicazioni, due sono i testi esemplari della sua attività intellettuale e politica Autobiografia di una rivoluzionaria e Women, Race and Class. La Davis, collocandosi nella decostruzione del colonialismo, mette in relazione lo sfruttamento di razza e quello di genere; le donne nere, e con loro quelle appartenenti a qualunque altra minoranza etnica, sono sottoposte ad un triplice asservimento; quello di genere, quello relativo alla classe sociale e, infine, quello dovuto all’etnia. Solo riconoscere il loro intersecarsi consente di tessere la trama del movimento di emancipazione e di creazione di una identità politica autonoma. Ripercorrendo storicamente le radici del razzismo americano, Angela dichiara che il processo di liberazione delle donne nere ed allo stesso tempo, delle minoranze migrate nel nuovo continente, sia fondato sull’impossibilità di scindere la propria identità, la conquista dell’autonomia e la lotta per l’emancipazione.

Accanto alla campagna femminista, la Davis è protagonista dei movimenti di tutela dei diritti civili, nelle carceri in modo particolare, questione affrontata all’interno dell’opera Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale. Docente di Storia della Minoranze presso l’Università della California, dirige attualmente il Women Istitute senza tralasciare l’attività politica e femminista, sempre con la voluminosa pettinatura afro, quella che, nei primi tempi, ne faceva il segno estetico della liberazione nera. Una sola cosa è cambiata; il colore dei capelli. Oggi è bionda.

Opere:

  • Nel ventre del mostro, Editori riuniti, Roma, 1971.
  • La rivolta nera, Editori riuniti, Roma, 1972
  • Autobiografia di una rivoluzionaria, Garzanti, Milano, 1975 (riedito da Minimum Fax, 2007.
  • Bianche e nere, Editori riuniti, Roma, 1985
  • Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale,

Onorificenze:

Ordine Nazionale della Baia dei Porci (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine Nazionale della Baia dei Porci (Cuba)
— 3 ottobre 1972
Medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Vladimir Il'ich Lenin (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Vladimir Il’ich Lenin (URSS)
— 1970
Premio Lenin per la Pace (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin per la Pace (URSS)
— Mosca, 19771978

 

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