Campagna mediatica antistupro. Ovvero come criminalizzare le donne e cancellare il femminismo.

Comunque ve la siete cercata

Nel 2011 la giunta Alemanno fece distribuire a Roma 10.000 copie di un manualetto antistupro zeppo di consigli offensivi per le donne che allora scesero in piazza per protesta.

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Siamo nel 2017 e la storia si ripete con la campagna lanciata da il Messaggero “Roma insicura, un manuale per le donne” dove con questo corsivo la giornalista Lucetta Scaraffia dimostra di aver proprio “perso il lume”. Criminalizza le donne, cancella anni di femminismo e sopratutto giustifica il comportamento maschile con una sorta di “gli uomini non cambiano, fatevene una ragione e arrangiatevi al meglio”. Non ci si può aspettare la “conversione degli uomini”. Le donne hanno preferito inseguire “la libertà dal loro destino biologico”.  Il femminismo ha cancellato l’antica idea che gli “uomini devono proteggere le donne”.

Una campagna di sensibilizzazione nelle scuole ?No? Che coinvolga media e social? No?

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Fa il paio con la dichiarazione del senatore Vincenzo D’Anna.

“Il desiderio è istinto primordiale, le donne siano più caute.” “Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle tre di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sè l’idea del corpo, l’idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un’aggressione». Così in senatore di Ala Vincenzo D’Anna ai microfoni di Radio Cusano sui recenti fatti di cronaca su abusi sessuali subiti da alcune donne in Italia.

«Non giustifico gli stupratori – ha spiegato il senatore -, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone. Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela». «Le donne – ha aggiunto poi D’Anna – lo devono pensare che c’è gente in giro che può fargli del male. Le donne hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell’aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna. Serve un poco di buonsenso, un poco di cautela, alle donne non farebbe male. Non è una manifestazione di inferiorità. Io alle tre di mattina sconsiglierei a mia figlia di camminare in una periferia da sola, peggio ancora se è vestita in maniera disinvolta».

Donne. Comunque ve la siete cercata. 

no violenza

Firenze 16 settembre 2017

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