Internazionale – Il cammino che mi ha portato al leninismo – Ho Chi Minh

Testo contenuto nella raccolta pubblicata da MarxVentuno  Edizioni: Patriottismo e internazionalismo | Scritti e discorsi 1919-1969 – Ho Chi Minh – Articolo scritto per la rivista sovietica Problemy Vostokovedenija (Problemi di studi orientali) n° 2, 1960, in occasione del novantesimo anniversario della nascita di Lenin. – 22 aprile 1960

Subito dopo la Prima Guerra Mondiale sono andato a vivere a Parigi, facendo allo stesso tempo l’impiegato presso un fotografo e il disegnatore di antichità cinesi (fabbricate da una ditta francese!). Spesso distribuivo volantini che denunciavano i crimini commessi dai colonialisti francesi in Vietnam. A quel tempo, sostenevo la Rivoluzione d’ottobre semplicemente per una specie di simpatia spontanea. Non avevo ancora compreso tutta la sua importanza storica. Amavo e rispettavo Lenin, semplicemente perché era un grande patriota che aveva liberato i suoi compatrioti; fino ad allora non avevo letto nessuno dei suoi libri.

Aderii al Partito Socialista Francese perché quei “signore e signori” — così chiamavo i miei compagni in quei giorni — avevano manifestato la loro simpatia per me e per la causa dei popoli oppressi. Ma non avevo ancora capito cosa fossero un partito, un sindacato, il socialismo, il comunismo. A quell’epoca, nelle sezioni del Partito Socialista si tenevano discussioni accalorate: restare nella Seconda Internazionale, fondare una Internazionale “Due e mezzo”[1] o unirsi alla Terza Internazionale di Lenin?

Io partecipavo regolarmente agli incontri, due o tre volte alla settimana, e ascoltavo con attenzione chi parlava. All’inizio, non capivo. Perché quelle discussioni li accaloravano tanto? Forse che non si poteva fare la rivoluzione con la II Internazionale, o con quella “Due e mezzo” o con la Terza? Perché accanirsi a discutere? E la Prima Internazionale? Cosa ne era stato? Quello che volevo sapere soprattutto — e che non veniva dibattuto alle riunioni — era: quale Internazionale sta al fianco dei popoli dei Paesi coloniali? Sollevai la questione — la più importante per me — durante una riunione. Qualche compagno rispose: è la Terza, non la Seconda Internazionale. Un compagno mi diede da leggere le “Tesi sulla questione nazionale e coloniale”[2] di Lenin, pubblicate da l’Humanité. In quelle tesi c’erano termini politici difficili da capire. Ma leggendole e rileggendole parecchie volte riuscii infine a coglierne l’essenziale.

Le tesi di Lenin destarono in me grande commozione, un grande entusiasmo, una grande fede, e mi aiutavano a vedere chiaramente i problemi. Ho persino pianto di gioia. Come se mi rivolgessi alle masse, ho gridato: “Compatrioti oppressi e miseri, questo è ciò di cui abbiamo bisogno. Questa è la strada per la nostra liberazione!“.

Da allora, ho riposto la mia intera fiducia in Lenin, nella Terza Internazionale. Prima di quel momento, durante le riunioni della sezione, avevo solo ascoltato gli altri discutere. Avevo un vago sentimento che ciò che ogni oratore diceva avesse un che di logico, e non ero capace di distinguere chi avesse ragione e chi avesse torto. Ma da quel momento in poi, anch’io presi a tuffarmi nei dibattiti e a partecipare con fervore alle discussioni. Nonostante l’insufficiente conoscenza della lingua francese non mi consentisse di esprimere in modo completo le mie idee, mi opponevo vigorosamente a tutti quelli che erano contrari a Lenin, alla Terza Internazionale.

La mia unica argomentazione consisteva nel dire: “Come potete ritenervi rivoluzionari se non condannate il colonialismo, se non difendete i popoli oppressi e sfruttati?”. Non solo presi parte alle riunioni della mia sezione, ma andai anche nelle altre sezioni del partito per difendere la “mia” posizione. Qui devo dire ancora che i compagni Marcel Cachin, Vaillant-Couturier, Monmousseau e molti altri mi aiutarono ad ampliare le mie conoscenze. In effetti, al Congresso di Tours, votai con loro perché ci unissimo alla Terza Internazionale.

All’inizio fu il patriottismo, non ancora il comunismo, a portarmi ad avere fiducia in Lenin, nella Terza Internazionale. Solo gradualmente, nel corso della lotta, studiando la teoria marxista-leninista e partecipando al lavoro pratico, sono giunto alla conclusione che solo il socialismo, solo il comunismo può liberare dalla schiavitù sia i popoli oppressi che i lavoratori di tutto il mondo. Compresi come il vero patriottismo e l’internazionalismo proletario siano inestricabilmente legati tra loro.

C’è una leggenda, nel nostro Paese come in Cina, su una magica “borsa di broccato”. Quando si trova di fronte a grandi difficoltà, uno la apre e ci trova dentro una via d’uscita. Per noi rivoluzionari vietnamiti e per il nostro popolo, il leninismo non è solo una miracolosa “borsa di broccato”, una bussola, ma anche un sole raggiante che illumina il nostro cammino verso la vittoria finale, il socialismo e il comunismo.


[1] Dopo il fallimento della II Internazionale, decretato, ai primi di agosto 1914, dal voto della maggior parte dei partiti socialisti europei (francese, tedesco, austriaco, inglese) per i crediti di guerra dei rispettivi Paesi l’un contro l’altro armati, e la fondazione dell’Internazionale comunista (2 marzo 1919), alcuni esponenti socialisti — tra cui Friedrich Adler, Karl Kautsky, Otto Bauer, Jean Longuet, Robert Grimm — lanciarono il progetto, che non ebbe però grande seguito, di un’altra Internazionale che si collocasse a metà tra la II e la III (e perciò chiamata “Due e mezzo”) per  riunificare tutte le correnti del movimento operaio internazionale.

[2] Le Tesi furono approvate dal II Congresso della III Internazionale (19 luglio-l 7 agosto 1920, tra Pietrogrado e Mosca). Lenin vi apportò un contributo fondamentale: cfr. il “Primo abbozzo di Tesi sulle questioni nazionale e coloniale”, in V. I. Lenin, Opere complete, vol. XXXI, Editori Riuniti, Roma 1967, pp. 159-165.

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