Storie di donne nella Resistenza: Gerda Taro, Brigata Internazionale

 L’AMORE, LA PASSIONE, IL CORAGGIO DI UNA FOTOREPORTER STRAORDINARIA

Gerda si tiene le viscere tra le mani. Le restano poche ore di vita.
I medici delle Brigate Internazionali le hanno provate tutte per salvarla.
La Taro, per tutti i combattenti nelle file della Repubblica Spagnola, è molto più di una fotoreporter di guerra; è molto più della compagna di Robert Capa. Per loro lei è Gerda, un’amica, una sorella, una parola rincuorante, un urlo che li incita ad assaltare le linee nemiche, una voce muta che racconta il coraggio di chi sta sempre in prima linea. Perché solo lei, che corre in mezzo alle pallottole dei franchisti, che sfida le mitragliate radenti degli aeroplani tedeschi, che non teme i colpi di mortaio e le bombe a mano, può capire cosa significa combattere sul fronte spagnolo. Un fronte che, come la storia avrebbe presto dimostrato, sfondava i confini della penisola iberica.
E con tutti quelli che stanno in prima linea, Gerda condivide il rischio di una morte precoce.
Ha appena ventisette anni quando lascia questa terra. Andandosene esattamente come aveva vissuto: con coraggio e lucidità.
Una vita breve ma densa, iniziata a Stoccarda nel 1910 e terminata a Brunete il 26 luglio del 1937. Una vita in cui lei decide presto da che parte stare: dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori. Le sue origini ebraiche e il suo antifascismo le costeranno il carcere all’avvento del Nazismo. Dovrà andarsene esule a Parigi, dove la sua esistenza cambierà per sempre.
Qui incontrerà Endre Friedman, che le trasmetterà la passione per la fotografia. Insieme inventeranno gli pseudonimi Gerda Taro (il suo nome di battesimo era Gerta Pohorylle) e Robert Capa.
L’amore libero e il coraggio di vivere pienamente un mestiere unico come quello del fotoreporter di guerra li porteranno entrambi in Spagna per documentare la guerra civile. In un anno Gerda realizza centinaia di scatti straordinari, tra cui quello diventato celebre della miliziana repubblicana armata di revolver che si allena a sparare sulle spiagge di Barcellona. Con le sue foto documenta la bruttezza della guerra e i crimini compiuti dai franchisti.
Proprio a Brunete, dove morirà, fu testimone di un bombardamento terribile dell’aviazione nazionalista, che oltre ad uccidere numerosi civili costrinse alla ritirata i Repubblicani.
La colonna di cui faceva parte fu attaccata da velivoli tedeschi. Gerda, che era attaccata al predellino esterno di una vettura, fu sbalzata a terra e travolta da un tank che aveva perso il controllo.
La sua salma verrà tumulata a Parigi. Ad accompagnarla nell’ultimo viaggio, 200.000 persone. Pablo Neruda e Luis Aragon lessero un elogio in suo onore.
Fu seppellita nel cimitero di Père Lachaise, dove riposano gli uomini e le donne della rivoluzione.

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