La nostra comunicazione è politica e deve essere unitaria

di Alexandre Lucas

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Il compagno Lenin ha già messo in guardia sull’importanza della comunicazione come parte della costruzione degli strumenti dell’organizzazione politica, nell’articolo intitolato “Da dove cominciare?”. Sottolinea il leader della rivoluzione russa: Un giornale, tuttavia, non ha solo la funzione di diffondere idee, educare politicamente e conquistare alleati politici. Il giornale non è solo un propagandista e un agitatore collettivo, ma anche un organizzatore collettivo. Su quest’ultimo aspetto, si può confrontare il giornale con la struttura del ponteggio che circonda l’edificio in costruzione, ma permette di indovinare le sue caratteristiche, facilita i contatti tra i costruttori, aiutandoli a suddividere il lavoro e a rendere conto dei risultati generali ottenuti con il progetto. lavoro organizzato. Attraverso il giornale e con il giornale, si formerà un’organizzazione permanente, che si occuperà non solo del lavoro locale,

Per i marxisti, la comunicazione non è solo un veicolo per la trasmissione e riguarda solo i veicoli che li trasmettono, né è semplicemente una manipolazione. È l’attività umana permeata di contraddizioni e conflitti, che ha come focus centrale l’essere umano storicamente situato.

Evidentemente la lotta delle idee è il compito principale della comunicazione, inteso nella funzione di agitare, riunire, dialogare e propagare le nostre idee. La nostra costruzione organizzativa, si intreccia dialetticamente e si afferma attraverso la comunicazione. La comunicazione crea narrativa ed è all’interno delle controversie della narrativa. Ciò segnala che è necessario delineare profili e obiettivi, ovvero pianificare la politica di comunicazione, nell’aspetto tecnico, nel senso di comprendere la sistematica degli strumenti di comunicazione stessi e le loro possibilità di migliorare le idee e nell’aspetto politico, definire l’identità, l’unità e chiarezza politica e cosa vuoi comunicare.

Ciò ci consentirà di non essere inghiottiti dal fervore mediatico del momento, che può decostruire la nostra unità e diluire la nostra comprensione politica. D’altra parte, pianificare la comunicazione ci impedisce anche di essere dinosauri tecnologici. È necessario definire la politica e allo stesso tempo assumere la proprietà della tecnica.
Nel caso di Coletivo Camaradas, la comunicazione deve considerare le specificità che riguardano la sua struttura organizzativa, le sue prestazioni e la sua concezione.

Il Collettivo è organizzato in modo decentralizzato e orizzontale, basato sul concetto di micro-collettivi (che per le altre organizzazioni a sinistra riceve il nome di base, cellula o nucleo) e mantiene una singola unità di azione e concezione politica, il nome dovrebbe sempre prevalere. Coletivo Camaradas in tutte le azioni, come un modo per creare una narrazione collettiva dell’organizzazione.

Spazialmente, i compagni hanno un ruolo di dialogo e costruzione nazionale con forze democratiche, anticapitaliste, progressiste, popolari e di sinistra, coinvolgimento nelle lotte della democratizzazione e della giustizia sociale, in particolare nel campo delle politiche pubbliche per la cultura. A livello locale, lavora nella comunità di Gesso (Crato / CE), che funge da laboratorio per il nostro discorso di democratizzazione estetica, artistica, letteraria ed emancipazione umana e che, allo stesso tempo, è un collegamento con i soggetti e con il luogo, anche nel processo di costruzione di una narrazione del luogo. Dal punto di vista della comunicazione possono essere due cose distinte e intrecciate, ovvero la comunicazione del Collettivo, il luogo e i suoi soggetti, nonché il rapporto tra i compagni e la comunità.

La nostra struttura di organizzazione e performance deve essere collegata alla nostra concezione politica che è guidata (o dovrebbe essere, secondo il nostro statuto) dal marxismo. Questo è un requisito e una necessità per la nostra militanza nel suo insieme, per studiare il marxismo al fine di comprendere le nostre azioni e proposizioni. La nostra comunicazione deve costituire il nostro processo di organizzazione e concezione politica. Le nostre prestazioni locali o nazionali non sono disconnesse dal processo di trasformazione sociale e la nostra comunicazione deve contestualizzare questa narrazione in modo che non siamo “il movimento per il movimento”.

Lenin.

A parer nostro, il punto di partenza della nostra attività, il primo passo pratico per creare l’organizzazione che vogliamo, il filo conduttore, infine, seguendo il quale potremo incessantemente sviluppare, approfondire e allargare quest’organizzazione, dev’essere la fondazione di un giornale politico per tutta la Russia. Ci occorre innanzi tutto un giornale; senza un giornale è impossibile condurre sistematicamente quella propaganda e quell’agitazione multiformi e conseguenti che costituiscono il compito permanente e principale della socialdemocrazia in generale, e il compito particolarmente urgente del momento attuale, in cui l’interesse per la politica, per le questioni del socialismo, si è destato nei più larghi strati della popolazione. E mai si è sentita con tanta forza come oggi l’esigenza di completare l’agitazione dispersa, svolta attraverso l’azione personale, i giornaletti locali, gli opuscoli, ecc., con quell’agitazione generalizzata e regolare che si può svolgere soltanto per mezzo della stampa periodica. Non credo sia esagerato affermare che la maggiore o minore frequenza e regolarità dell’uscita (e diffusione) del giornale potrà essere l’indice più esatto della solidità con la quale saremo riusciti a organizzare questo settore, che è il più elementare e il più importante della nostra attività militare. Inoltre, quel che ci occorre è precisamente un giornale per tutta la Russia. Se non sapremo e fino a quando non sapremo unificare la nostra influenza sul popolo e sul governo mediante la parola stampata, sarà un’utopia pensare di poter unificare altri mezzi d’influenza più complessi, più difficili e al tempo stesso più decisivi. Il nostro movimento, sia dal punto di vista ideologico che da quello pratico, organizzativo, soffre sempre di più a causa del suo frazionamento, dato che l’enorme maggioranza dei socialdemocratici è quasi completamente assorbita dal lavoro puramente locale, che restringe il suo orizzonte, l’ampiezza della sua attività, la sua esperienza clandestina e la sua preparazione. Appunto in questo frazionamento si debbono cercare le radici più profonde di quell’instabilità e di quella titubanza di cui abbiamo parlato sopra. E il primo passo avanti per sbarazzarsi di questo difetto, per trasformare alcuni movimenti locali in un unico movimento nazionale russo deve essere l’organizzazione di un giornale per tutta la Russia.

Infine, ci occorre assolutamente un giornale politico. Nell’Europa moderna senza un organo di stampa politico è inconcepibile un movimento che meriti di essere chiamato politico. Senza un organo di stampa politico è assolutamente impossibile adempiere il nostro compito di concentrare tutti gli elementi di malcontento e di protesta politica, di fecondare con essi il movimento rivoluzionario del proletariato. Abbiamo fatto il primo passo, abbiamo destato nella classe operaia la passione delle denunce «economiche», di fabbrica. Dobbiamo compiere il passo successivo: destare in tutti gli strati del popolo più o meno coscienti la passione delle denunce politiche. Se le voci che si levano per smascherare il regime sono oggi cosi deboli, rare e timide, non dobbiamo impressionarcene. Ciò non è affatto dovuto alla rassegnazione generale agli arbitri polizieschi. È dovuto al fatto che gli uomini capaci di fare delle denunce, e pronti a farle, non hanno una tribuna dalla quale poter parlare, non hanno un pubblico che ascolti e approvi appassionatamente gli oratori; al fatto che essi non vedono da nessuna parte nel popolo una forza alla quale valga la pena di rivolgersi per protestare contro l’«onnipotente» governo russo.

Ma oggi tutto ciò si va modificando con straordinaria rapidità. Questa forza esiste, è il proletariato rivoluzionario; esso ha già dimostrato di essere pronto non soltanto ad ascoltare e sostenere l’appello alla lotta politica, ma anche a gettarsi coraggiosamente nella lotta. Abbiamo oggi la possibilità e il dovere di creare una tribuna da cui tutto il popolo possa denunciare il governo zarista, e questa tribuna deve essere un giornale socialdemocratico. La classe operaia, a differenza delle altre classi e degli altri ceti della società russa, mostra un costante interesse per le cognizioni politiche, chiede continuamente (e non soltanto nei periodi di particolare fermento) pubblicazioni illegali. Quando esistono tali richieste delle masse, quando già stanno formandosi dirigenti rivoluzionari provati, e il concentramento della classe operaia rende quest’ultima di fatto padrona nei quartieri operai della grande città, nei villaggi dove ci sono fabbriche, nei sobborghi industriali, la fondazione di un giornale politico è cosa che il proletariato è perfettamente in grado di fare. E attraverso il proletariato il giornale penetrerà nelle file della piccola borghesia urbana, degli artigiani rurali e dei contadini e diventerà un vero giornale politico popolare.

Un giornale, tuttavia, non ha solo la funzione di diffondere idee, di educare politicamente e di conquistare alleati politici. Il giornale non è solo un propagandista e un agitatore collettivo, ma anche un organizzatore collettivo. Sotto questo ultimo aspetto lo si può paragonare alle impalcature che rivestono un edificio in costruzione ma ne lasciano indovinare la sagoma, facilitano i contatti tra i costruttori, li aiutano a suddividersi il lavoro e a rendersi conto dei risultati generali ottenuti con il lavoro organizzato. Attraverso il giornale e con il giornale si formerà un’organizzazione permanente, che si occuperà non soltanto del lavoro locale, ma anche del lavoro generale sistematico, che insegnerà ai suoi membri a seguire attentamente gli avvenimenti politici, a valutarne l’importanza e l’influenza sui diversi strati della popolazione, a elaborare quei metodi che permettono al partito rivoluzionario di esercitare la sua influenza sugli stessi avvenimenti. Lo stesso compito tecnico di assicurare al giornale un regolare rifornimento di materiale e una regolare diffusione costringerà a creare una rete di fiduciari locali del partito unico, fiduciari che dovranno mantenersi in contatto vivo gli uni con gli altri, dovranno conoscere la situazione generale, abituarsi ad eseguire regolarmente una parte del lavoro per tutta la Russia, a saggiare le loro forze organizzando ora questa ora quell’azione rivoluzionaria. Questa rete di fiduciari [1*] sarà l’ossatura dell’organizzazione che precisamente ci occorre: abbastanza grande per abbracciare tutto il paese; abbastanza ampia e multiforme per effettuare una rigorosa e particolareggiata divisione del lavoro; abbastanza temprata per saper compiere inflessibilmente ili suo lavoro in tutte le circostanze, in tutte le «svolte» e in tutti gli imprevisti; abbastanza duttile per sapere, da una parte, evitare la battaglia in terreno scoperto con un nemico di forze superiori, che ha concentrato le sue forze in un solo punto e, dall’altra, approfittare dell’incapacità di manovra del nemico per piombargli addosso nel luogo e nel momento in cui meno se lo aspetta. Oggi davanti a noi si pone un compito relativamente facile: sostenere gli studenti che manifestano nelle piazze delle grandi città. Domani potrebbe porsi un compito più difficile, per esempio sostenere il movimento dei disoccupati in un determinato rione. Dopodomani dovremo forse trovarci al nostro posto per partecipare in modo rivoluzionario a una sommossa contadina. Oggi dobbiamo utilizzare l’inasprimento della situazione politica che il governo ha provocato con la crociata contro lo zemstvo. Domani dovremo appoggiare l’indignazione della popolazione contro questo o quello sbirro zarista scatenato e aiutare, mediante il boicottaggio, la denuncia, le manifestazioni, ecc., a impartirgli una lezione tale da costringerlo a un’aperta ritirata. Tale grado di preparazione alla lotta si può formare soltanto con un’attività continua che impegni le truppe regolari. E se noi uniremo le nostre forze per far uscire un giornale su scala nazionale, tale lavoro preparerà e farà emergere non soltanto i propagandisti più abili, ma anche gli organizzatori più provetti, i capi politici più capaci che sappiano lanciare ai momento giusto la parola d’ordine della lotta decisiva e dirigere questa lotta.

Per concludere, poche parole per evitare un possibile equivoco. Abbiamo sempre parlato soltanto di una preparazione sistematica, pianificata, ma con questo non volevamo affatto dire che l’autocrazia potrà cadere esclusivamente in seguito a un regolare assedio o a un assalto organizzato. Non vogliamo scivolare in un assurdo dottrinarismo. Al contrario, è pienamente possibile e storicamente molto più probabile che l’autocrazia cada sotto la pressione di una di quelle esplosioni spontanee o di quelle complicazioni politiche imprevedibili che minacciano continuamente da tutte le parti. Ma nessun partito politico può, senza cadere nell’avventurismo, impostare la sua attività facendo assegnamento su esplosioni e complicazioni. Noi dobbiamo seguire la nostra strada, svolgere instancabilmente il nostro lavoro sistematico, e quanto meno faremo affidamento sugli imprevisti tanto maggiori saranno le probabilità di non lasciarci prendere alla sprovvista da nessuna «svolta storica».

 

 

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