Largo all’Eros alato!Amore e rivoluzione

Diretto alla gioventù lavoratrice sovietica, “Largo all’eros alato!” irruppe nel 1923 con la forza travolgente propria di ogni concreta utopia. Ma non è da escludere che oggi possa risultare perfino più intrigante del Manifesto del Partito Comunista, l’amore e il rapporto tra i sessi essendo in cima agli interessi di donne e uomini assai più che la lotta di classe.

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Si assiste spesso alla nascita, fra le diverse manifestazioni del sentimento d’amore, di una stridente contraddizione, dell’inizio di un conflitto. L’amore per una “causa che vi è cara” (quindi non semplicemente una causa, ma una causa che per l’appunto vi è “cara”) trova difficilmente posto accanto all’amore che provate per l’eletto, o l’eletta, del vostro cuore; l’amore per la collettività deve lottare contro l’amore per il marito, la moglie, i figli. Un amore-amicizia è in contraddizione con un amore-passione simultaneo. In un caso domina l’armonia spirituale, nell’altro l’intesa carnale costituisce il fondamento dell’amore. L’amore è divenuto multiforme e multicorde. Ciò che l’uomo d’oggi, nel quale le fasi della cultura hanno sviluppato e accentuato nel corso di molti millenni diverse sfumature di amore, prova nel campo delle emozioni amorose non può essere racchiuso in un termine, “amore”, troppo generico, e quindi inesatto.

Aleksandra Kollontaj – Largo all’Eros alato, dal libro “Amore e Rivoluzione, autobiografia di una comunista sessualmente emancipata” – 1923

«L’ideale dell’amore nel matrimonio comincia ad apparire in seno alla classe borghese unicamente quando la famiglia, si trasforma da unità di produzione in unità di consumo, e nello stesso tempo si fa “custode” del capitale accumulato. […]
Per millenni, una cultura fondata sull’istinto di proprietà ha inculcato negli uomini la convinzione che il sentimento d’amore aveva anch’esso come base il principio della proprietà.
L’ideologia borghese ha messo in testa alla gente l’idea che l’amore, compreso l’amore reciproco, dava il diritto di possedere interamente e senza spartizioni il cuore dell’essere amato.
Quest’ideale, questo esclusivismo nell’amore, derivava naturalmente dalla forma di unione coniugale stabilita e dell’ideale borghese di “amore totale ed esclusivo” degli sposi.
Ma può forse un simile ideale corrispondere agli interessi della classe operaia?
Non è al contrario, importante e auspicabile, dal punto di vista dell’ideologia proletaria, che i sentimenti delle persone divengano più ricchi, più diversificati?
[…]
Il riconoscimento, anche nell’amore, dei diritti reciproci, la capacità di tener conto della personalità dell’altro, un fermo e mutuo sostegno, una sollecitudine attenta e reale comprensione di ciascuno per i bisogni dell’altro, congiunti alla comunanza degli interessi o delle aspirazioni: ecco l’ideale dell’amore da compagni che l’ideologia proletaria sta forgiando per sostituire il caduco ideale d’amore coniugale “assorbente” ed “esclusivo” della cultura borghese.
[…]
La “forma dell’amore” sarà molto più grande e l’amore-solidarietà avrà un motore analogo a quello della concorrenza e dell’amor proprio nella società borghese.
Il collettivismo dello spirito e della volontà riporterà la sua vittoria sulla fatuità individualista.
La “fredda solitudine morale”, alla quale le persone, nella società borghese, tentavano spesso di sfuggire attraverso l’amore e il matrimonio, sarà scomparsa; molteplici e svariati vincoli uniranno le persone in una vera comunanza spirituale e morale.
I sentimenti degli uomini s’indirizzeranno verso lo sviluppo della coscienza sociale, mentre l’ineguaglianza tra i sessi, affondata nella memoria dei secoli passati, e ogni forma di dipendenza della donna dall’uomo saranno scomparsi senza lasciar traccia.»

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