Fuochi

Un libro di Roberto Farina

Un viaggio caleidoscopico e infuocato nelle storie di personaggi ribelli che hanno segnato la politica, il cinema e la letteratura degli ultimi due secoli.

Una risalita sulle macerie dei tempi che furono, alla ricerca di leggende di vita vissuta, dalla Rivoluzione francese alla Resistenza italiana, dalla Russia dei Karamazov al cinema muto, dall’America di Sacco e Vanzetti alla Milano di Medardo Rosso. Memorie sperdute, rifiorite in un ciclo di racconti dove personaggi storici, costruiti per accumulo di fatti reali, sono sviluppati liberamente, narrativamente, alla ricerca di una verità intima, romanzesca. Ogni racconto racchiude un’intera vita: un personaggio poco noto, ma colossale, o un personaggio molto noto, del quale però viene raccontato un aspetto dimenticato della biografia. Personaggi molto vicini o lontani nel tempo e nello spazio, ma legati da un filo rosso, talvolta evidente e talvolta meno, ma sempre presente: il filo rosso della ribellione, di una lotta per la liberazione dell’individuo, di tutta l’umanità, dalla schiavitù e dall’ignoranza. Q

Quale che sia l’epoca in cui hanno vissuto la loro battaglia, dormono tutti sulla stessa collina. Sta a noi visitarne i sepolcri, per renderli parola viva. Nessuno, nemmeno l’uomo solo dimenticato in fondo a una fogna, lotta soltanto per se stesso. Dopo aver dato vita a una serie di opere corali unite dal filo rosso della ricerca storica che si contamina con la leggenda metropolitana, come I dolori del giovane Paz (la prima biografia scritta su Andrea Pazienza), Il pane bianco e La ballata del Pelé, lo scrittore milanese Roberto Farina dà vita alla sua opera più intima e ambiziosa: una raccolta di racconti che attraversano due secoli di storia alternando i registri ironici ed epici che caratterizzano la sua opera. Piccoli episodi, spesso inediti, delle vite di grandi personalità della storia, in grado di rendere universali le loro esistenze.

Giovanni Pesce, Sacco e Vanzetti, Jack London, Dashiell Hammett, Maximilien Robespierre, Buster Keaton, Fedor Dostoevskij sono solo alcuni dei personaggi di questo viaggio caleidoscopisco nella storia di uomini dalle vite e dai pensieri infuocati.

Dal libro:

11 Novembre 1944 da San Vittore al campo di concentramento di Bolzano.(…) “ La guardia dei blocchi femminili era soprannominata “Tigre”, era una donna brutta bassa e tarchiata piuttosto robusta, castana, vestiva l’uniforme nera delle SS, impugnava sempre lo staffile di cuoio.Picchiava ferocemente se scopriva dei pidocchi sui vestiti o nei letti, eppure lo sapeva bene che non era possibile lavarsi con cura.Inoltre i prigionieri erano ammucchiati nel letto a castello e non era possibile cambiare la coperta e i vestiti. I topi si facevano la tana nei pagliericci dei letti. Nori era decisa a non rinunciare all’igiene personale. Intorno a sé vedeva le sue compagne di prigionia rinunciare non solo alla loro dignità umana, ma anche a quella specificamente femminile. Le più anziane erano le più deboli, ma anche le giovani madri si lasciavano andare, schiacciate dall’angoscia per la sorte dei figli.Nori, come quasi tutte le prigioniere politiche, mostrò una maggiore resistenza : sentiva che era suo dovere tenere alto il morale, per aiutare i compagni sopravvivere e tornare a casa e continuare la lotta.

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