Conferenza dei Partiti Comunisti e Operai: A fianco del popolo palestinese. Contributo del Partito Tudeh dell’Iran

 solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

Teleconferenza regionale dei partiti comunisti e operai – – Contributo del Partito Tudeh dell’Iran

Contributo del Partito Tudeh dell’Iran alla teleconferenza internazionale: “Partiti comunisti e operai saldamente dalla parte della giusta lotta del popolo palestinese, contro i piani imperialisti e il sistema di sfruttamento capitalista”

Cari compagni

Permettetemi di ringraziare i nostri compagni del Partito Comunista di Grecia per l’iniziativa di organizzare questa teleconferenza che ci offre l’opportunità di scambiare opinioni ed esperienze sulle questioni più importanti che riguardano la nostra regione. Non possiamo evitare di constatare l’impatto devastante della pandemia di COVID-19 sull’umanità e in particolare, sulla vite delle classi lavoratrici a livello globale. Tutti i nostri partiti sono oggi alle prese con la crisi economica, sociale e politica a causa del virus. Le sfide poste dalla pandemia sono state maggiori per i popoli e i movimenti dei paesi più poveri e per quelli governati da regimi corrotti, filo-capitalisti e dittatoriali come molti in Medio Oriente.

Svolgendosi il 29 novembre la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, è naturale che uno dei punti principali della nostra conferenza sia sul modo in cui i nostri partiti e movimenti possono rafforzare la solidarietà con il popolo palestinese e la sua giusta lotta. Molti anni di interventi imperialisti hanno fatto sì che la popolazione della nostra regione continui ad affrontare la repressione politica, le difficoltà economiche e il costante conflitto militare. Il destino del popolo palestinese rappresenta un ottimo esempio di queste politiche e interventi distruttivi. Essi hanno patito enormi sofferenze. È ben chiaro che negli ultimi anni la lotta del popolo palestinese e delle sue forze progressiste è passata attraverso complotti orchestrati dall’imperialismo e, contemporaneamente, dalle forze reazionarie della regione.

Le politiche di delegittimazione degli obiettivi della lotta del popolo palestinese, avanzate dall’attuale amministrazione statunitense. sono sia reazionarie che pericolose. L’amministrazione Trump, in stretto coordinamento con i suoi alleati reazionari in Medio Oriente ed Europa, ha fatto avanzare politiche e strategie, come l’Accordo del secolo, che mirano fondamentalmente a cancellare la questione delle giuste richieste del popolo palestinese dall’agenda internazionale. Dobbiamo riconoscere che le forze reazionarie in Medio Oriente hanno svolto un ruolo vergognoso e senza precedenti e abbracciando apertamente l’agenda imperialista. I regimi reazionari e i despoti di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto, Giordania e Qatar hanno apertamente concordato l’agenda Usa cercando di far cadere le istanze storiche del popolo palestinese su uno Stato palestinese indipendente e autosufficiente. Vale anche la pena notare che l’emergere dell’ “Islam politico” degli ultimi quarant’anni ha avuto un impatto distruttivo sulla nostra regione ed è servito solo agli interessi delle forze reazionarie e imperialiste contro quelle progressiste e di sinistra e la loro lotta.

Il Partito Tudeh dell’Iran ritiene che negli ultimi mesi gli stati arabi reazionari abbiano abbandonato la nobile lotta e le giuste richieste del popolo palestinese per abbracciare gli obiettivi e le politiche del governo razzista ultra-reazionario di Israele e dell’imperialismo statunitense nella regione, per la creazione di un nuovo Medio Oriente imperialista e disponibile. Il fatto che una settimana fa, negli ultimi giorni dell’amministrazione Trump, gli Stati Uniti abbiano lanciato una missione dei loro bombardieri B52 sul Golfo Persico, insieme all’incontro senza precedenti tra Benjamin Netanyahu, Mike Pompeo e Mohammad Ben Salman, in cui si dice che abbiano discusso di bersagli strategici da bombardare in Iran, sono forti segnali di avvertimento di quanto pericolosamente possa svilupparsi la situazione.

Cari compagni

Come sapete, venerdì 27 novembre, Mohsen Fakhrizadeh, capo dell’Organizzazione per la ricerca e l’innovazione del ministero della Difesa, è stato assassinato a Teheran da agenti israeliani con piena conoscenza e supporto dell’amministrazione Trump. Il Partito Tudeh, pur condannando l’incoscienza dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati regionali nell’ignorare il diritto internazionale, ritiene che si debba compiere ogni sforzo per evitare l’escalation della tensione, che potenzialmente porterebbe a un catastrofico conflitto militare regionale. È anche importante rilevare che tutte le guerre e i conflitti militari in Medio Oriente avvantaggiano unicamente le forze reazionarie e antipopolari, nella regione e nel mondo, oltre ad essere in netto contrasto con gli interessi immediati e a lungo termine dei lavoratori. Il Partito Tudeh invita tutte le forze progressiste e pacifiche in Iran, nella regione e in tutto il mondo a proseguire negli sforzi di mobilitazione dell’opinione pubblica al fine di contrastare il rischio di un’escalation delle tensioni e di ulteriori pericolosi conflitti militari nella regione nei giorni finali dell’amministrazione Trump.

Come sapete, la dittatura teocratica in Iran, con le sue politiche economiche neoliberiste, ha creato condizioni economiche e sociali disastrose per la maggior parte dei lavoratori nel paese. Oggi, anche secondo le statistiche dello stesso regime, decine di milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e ogni protesta, specialmente da parte dei lavoratori che soffrono la povertà e mesi di stipendio arretrato, è brutalmente repressa. Crediamo che le politiche del regime abbiano nettamente indebolito le forze progressiste non solo in Iran, dove la sinistra è stata sottoposta alla più disumana guerra d’estinzione, ma in tutta la regione e in particolare in Palestina, dove supportano le forze reazionarie e promuovono conflitti settari. Nonostante la sua retorica, le politiche dell’IRI [Repubblica islamica dell’Iran] non sono mai state antimperialiste e, come mostra l’esperienza, hanno cooperato con gli Stati Uniti ogni volta che ciò si adattava ai loro piani, anche sostenendo l’aggressione imperialista in Afghanistan e l’occupazione dell’Iraq.

Il popolo iraniano ha pagato un prezzo pesante per le politiche reazionarie e avventuriste del regime. Le sanzioni disumane imposte dagli Stati Uniti hanno completamente paralizzato l’economia nazionale con conseguente chiusura delle unità di produzione, disoccupazione di massa e povertà estrema. Dal 2018 l’Iran è stato teatro di due grandi rivolte in un centinaio di città che hanno scosso il regime, seguite da mobilitazioni di massa dei lavoratori nelle principali industrie, che non erano pagati o soggetti a lavoro precario e povertà.

Siamo consapevoli che, nonostante ciò, il regime ha trattato disperatamente in segreto con il governo Usa per un allentamento della pressione, con l’obiettivo finale di salvaguardare il futuro del regime. In Iran oggi ci troviamo di fronte a un regime che rappresenta gli interessi della grande borghesia mercantile e burocratico-parassitaria che ha attuato per decenni le distruttive politiche economiche neoliberiste lodate dal FMI e dalla Banca Mondiale. Il regime corrotto e antipopolare iraniano, come molti altri regimi reazionari nel mondo, ha completamente fallito nella gestione dell’epidemia di Covid-19, che ha trasformato l’Iran nell’epicentro del coronavirus in Asia occidentale, con un enorme numero di vittime, spingendo il paese in una tragedia umana senza precedenti.

Il Partito Tudeh ha invitato tutte le forze progressiste in Iran a unirsi in un fronte anti-dittatoriale per costringere alla ritirata la dittatura teocratica, preparare il terreno a fondamentali cambiamenti democratici e sostenibili e per consentire al popolo iraniano di difendere la propria sovranità nazionale contro l’imperialismo statunitense. Crediamo che il futuro del nostro paese debba essere determinato dalla lotta del nostro popolo contro il regime dittatoriale. Siamo quindi fortemente contrari a qualsiasi ingerenza esterna negli affari del nostro paese.Siamo fiduciosi che la nostra difficile lotta avrà successo e attraverso questo contribuirà allo sviluppo di un Medio Oriente libero dalle guerre e dal militarismo. Infine, concedetemi di esprimere ancora una volta la nostra solidarietà militante alla lotta del popolo palestinese per i suoi diritti legittimi e per uno Stato palestinese indipendente entro i confini antecedenti al giugno 1967 e con Gerusalemme Est come sua capitale.

Lunga vita alla solidarietà internazionale!

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