Assemblea della Magnolia: Non c’è più tempo, noi siamo la cura.

E’ nata a Roma sei mesi fa, sull’onda di una pandemia lacerante che molti sostenevano fosse superata ma che ha dato luogo a una seconda ondata forse ancora più letale, l’Assemblea della Magnolia. Fortemente voluta dalla Casa internazionale delle donne e sostenuta da tantissime associazioni, gruppi e individui, l’Assemblea è riuscita a produrre, grazie a una fitta rete di relazioni e discussioni, un documento politico che individua i nodi che il Covid-19 ha fatto prepotentemente emergere e propone soluzioni di genere attente ai diritti e alle libertà delle donne.

Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite.

Questo il titolo del documento che sottolinea il baratro nel quale siamo piombati tutte e tutti e chiarisce senza infingimenti che il cambiamento dovrà obbligatoriamente essere radicale e femminista o non sarà, perché l’epidemia Covid-19 non va affrontata “come una ‘guerra da vincere’ e per tornare alla ‘normalità’, ma come occasione per cambiare in radice noi, donne e uomini, e il mondo in cui viviamo”. La salute, la scuola, il lavoro, l’inclusione, i diritti umani, l’economia, l’ambiente, la pace, il contrasto alla violenza di genere devono essere declinati attraverso il fitto tessuto della cura che è “qualità dei corpi e delle menti”.

Da oggi il documento diventa patrimonio di tutte le donne che vorranno sottoscriverlo e strumento concreto di vertenza politica con le istituzioni italiane ed europee. Perché il Recovery Fund può essere una grande opportunità o, viceversa, un trabocchetto; perché il Piano di Ripresa e Resilienza può dare un significativo segnale in controtendenza o, viceversa, rovesciarsi nell’ennesima manovra predatoria e antisociale. Ecco perché il documento appena licenziato sarà inviato alle deputate e senatrici italiane, alle parlamentari europee, alle donne nelle istituzioni, alle rappresentanti politiche, ma anche alle operatrici della salute, della scuola e dei servizi e alle migliaia di volontarie che hanno fornito il loro lavoro a sostegno delle persone più deboli nel corso della pandemia. Alle femministe. A tutte verrà chiesto di condividerlo e di farne strumento di intervento politico e, se necessario, di conflitto.

Inoltre, oggi stesso il documento verrà recapitato sulla scrivania di Mario Draghi perché prenda atto che nessun passo ulteriore verso la ricerca di una soluzione può essere compiuto senza il punto di vista delle donne. Chiediamo, quindi, che quel lento processo di audizioni che era già iniziato non cessi, anzi, si rafforzi con la costruzione di un tavolo attorno al quale in modo condiviso e paritario si sviluppi un indispensabile confronto.

Sarà il prossimo 8 marzo il giorno che simbolicamente e concretamente segnerà la verifica della capacità del governo di invertire la rotta che sta portando il mondo e le persone che in esso vivono verso una distruzione ampiamente annunciata. Se entro quella data non ci saranno segnali, la politica sarà sempre più sola e inutile.

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