Legge 194 – Indietro non si torna. Non un diritto di meno. Le donne hanno fatto la Resistenza al fascismo e combatteranno il nuovo oscurantismo.

Dalle Marche dove il partito della Meloni lancia la battaglia contro la legge per l’aborto e contro le donne

di Laura Baldelli per http://www.cumpanis.net

Di nuovo nei tg nazionali le Marche alla ribalta della cronaca politica e, come accadde con il dott. Felisetti in occasione della ricorrenza del 4 novembre, non certo per progresso, civiltà e cultura! Così dall’esaltazione dell’eroica morte in guerra da parte del dirigente dell’ufficio scolastico regionale, alla neo-assessora leghista alle pari opportunità (un ossimoro per un leghista) Giorgia Latini, unica donna della nuova giunta regionale di destra, che si dichiara, in un’intervista rilasciata alla tgr, anti-abortista e pronta ad opporsi al coinvolgimento dei consultori per la somministrazione RU486, come indicano le ultime linee guida del ministro Speranza. La Latini si è sentita sicuramente incoraggiata e supportata anche dalle analoghe iniziative della presidente della vicina regione Umbria, la leghista Donatella Tesei….non tira un buon vento dalle nostre parti. Nel frattempo la consigliera PD Emanuela Bora, mobilitata invece per presentare la mozione per l’attuazione delle linee guida, riceve a gennaio dagli antiabortisti 1450 pannolini per bambini, che corrispondono al numero di interruzioni volontarie di gravidanza nella regione; la mozione della Bora, nella seduta del Consiglio Regionale del 26 gennaio, viene respinta, scatenando una manichea discussione “pro o contro” sull’interruzione di gravidanza (IVG) sancita dalla L194 del 1978.

L’assessore alla sanità regionale Saltamartini, oltre ad opporsi al coinvolgimento dei consultori pubblici, dichiara che vuole addirittura aprirli alle organizzazioni private per il diritto alla vita, per tutelare e proteggere la salute delle donne.

Ma le dichiarazioni più intollerabili sono del  consigliere di Fratelli d’Italia, il dr. Carlo Ciccioli, che definisce “la battaglia per l’aborto”, “una battaglia di retroguardia” obsoleta, preoccupato per la denatalità e la conseguente pericolosa incombente “sostituzione etnica”. Queste affermazioni da ventennio fascista, sono sbalzate su tutti gli organi d’informazione e nei social, scatenando reazioni indignate e grande preoccupazione per il regresso di  decenni di lotte per la salute e l’autodeterminazione delle donne, per i diritti all’uguaglianza, per il progresso umano e sociale del nostro paese. Ma chi è il dr. Ciccioli? È un medico neuropsichiatra con molte specializzazioni, primario del SERT, politicamente ha sempre militato nella destra fascista fin da giovanissimo, esponente del MSI, Alleanza Nazionale, Popolo delle libertà ed ora Fratelli d’Italia, è stato parlamentare per diverse legislature, senza mai smettere la professione di psichiatra. Sottolineo il livello d’istruzione perché il fascismo non è solo ignoranza, ma anche una consapevole scelta di disvalori, che noi combattiamo da sempre e oggi più che mai. Collegare i processi di denatalità all’IVG è qualcosa di aberrante ed anti-scientifico, che non merita neanche di essere controbattuta, per quanto è assurda, ma non è un’isolata “sparata” del dr. Ciccioli, è la linea politica di Fratelli d’Italia, perché anche un altro medico, la dott.ssa Isabella Rauti, con un noto curriculum fascista, sostiene sul “Secolo d’Italia” che le nuove linee guida ministeriali, sottovalutano l’impatto sociale e scateneranno “l’aborto fai da te”. Non ci sono limiti alla pretestuosità, in quanto c’è un monitoraggio costante e una relazione annuale sull’applicazione della L.194 con dati certi, che viene presentata in parlamento.

La reazione e le proteste delle forze politiche democratiche, delle associazioni, circa 79, sono confluite in una manifestazione ad Ancona sabato 6 febbraio, con circa un migliaio di partecipanti sotto lo striscione “L.194 indietro non si torna. Non un diritto di meno. Le donne hanno fatto la Resistenza al fascismo e combatteranno il nuovo oscurantismo”. Sicuramente un fronte antifascista che in tempi di pandemia rappresenta un risultato straordinario.

Per prima cosa occorre ribadire di fronte alle menzogne della destra, che l’obiettivo primario della L.194 è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto, attraverso la rete dei consultori familiari nei territori, per perseguire politiche di tutela della salute delle donne.

Infatti il prologo della Legge recita:

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio; l’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è un mezzo per il controllo delle nascite; lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. Ed ancora: “Nei primi 90 giorni di gravidanza il ricorso all’IGV è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali, o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

Ma in Italia è da tempo in corso l’inesorabile smantellamento della medicina del territorio, che durante il Covid è emerso in tutta la sua crudeltà, perché non curare le persone è crudeltà. Sono infatti le politiche sociali ed economiche neo-liberiste che privano le donne e le famiglie del diritto alla maternità e alla paternità; sono sotto gli occhi di tutti quanto la maternità sia per il capitalismo italiano una iattura, un costo per l’azienda; lo Stato e le regioni italiane quale impegno hanno speso negli ultimi anni, per le donne lavoratrici in fatto di asili-nido, scuole a tempo pieno e trasporti? Il Paese, dopo il governo Monti, corre sempre più veloce verso le privatizzazioni di ogni servizio sociale educativo e sanitario, forti del famigerato pareggio di bilancio inchiodato nella nostra Costituzione. In Italia i consultori sono stati chiusi invece che essere potenziati e diffusi sul territorio e nelle Marche le precedenti giunte, da sempre PD, hanno accelerato verso le convenzioni con la sanità privata in ogni ambito sanitario, con gravi costi per il bilancio pubblico e grandi profitti per i privati e l’ex presidente della regione Ceriscioli, che in prima persona ha gestito la sanità, ha inoltre chiuso molti punti nascita, come chiedeva la “razionalizzazione del piano nazionale” del ministro Speranza, che prevede il tetto minimo di 500 nascite l’anno! E questo nonostante le indicazioni del Ministro dicessero di escludere dai tagli i crateri del terremoto e le comunità montane, così nelle Marche sono stati ridotti a 7 reparti, costringendo le donne a fare parecchi chilometri per partorire. Ma la nuova giunta fascio-leghista pro-life, li ha riportati a 10 e ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale.

Ceriscioli è colui che in piena pandemia chiamò Bertolaso per dotare le Marche, come la leghista Lombardia, dell’ospedale Covid nell’ex fiera di Civitanova, una cattedrale nel deserto che senza medici e personale infermieristico non può funzionare. In nome di quali valori antifascisti e democratici di giustizia sociale, noi comunisti avremmo dovuto sostenere il nuovo candidato PD alle elezioni regionali 2020, senza alcun segno di discontinuità dalle politiche neo-liberiste? Ora il PD, dopo aver chiuso ospedali pubblici su tutto il territorio, lasciato languire i consultori e distrutto, privatizzandola, la sanità marchigiana, fa dei consultori una battaglia di diritti civili, ma è sbagliato definire l’IVG un diritto civile, è invece un diritto sociale, perché è un diritto alla salute. Inoltre la giunta Ceriscioli non ha investito in alcun progetto educativo per l’educazione alla salute, per l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole che favorisse la consapevolezza della sessualità, e l’informazione corretta sui metodi contraccettivi. Non basta solo affermare la sacrosanta autodeterminazione della donna, perché il più delle volte non pratica una vera libera scelta, bensì una costrizione di rinuncia alla maternità per motivi economici, sia perché rischia il licenziamento, sia perché il posto di lavoro lo ha già perso, sia perché anche se lavoratrice tutelata, non ha servizi a disposizione, se non l’ammortizzatore sociale della famiglia di origine; bisogna invece rimuovere le cause delle mancate condizioni economiche che impediscono alle donne il diritto alla maternità. La L. n°194, che ha liberato le donne dall’aborto clandestino e dalla morte, è da sempre in costante pericolo: dopo solo due anni dall’entrata in vigore, nel 1980 la formazione cattolica “Movimento per la vita”, sostenuto da Giovanni Paolo II, presentò in Cassazione la richiesta di raccolta di firme per il referendum abrogativo che avrebbe riportato al precedente fascistissimo codice Rocco se avesse vinto il “si”, che prevedeva carcere per le donne che abortivano e per chi procurava l’aborto clandestino; vinse “il no” con il 68%, grazie anche al voto determinante ed illuminato di molti cattolici.

Nelle Marche gli obiettori di coscienza tra il personale sanitario registra numeri altissimi, siamo al 70%, come il dato nazionale, risultato di scelte dettate soprattutto dal timore di limitare la professione solo alla pratica abortiva. L’Italia è solo seconda dopo il Portogallo, dove gli obiettori sono l’80%; eppure in Europa la tendenza è completamente opposta: in Gran Bretagna chi si oppone viene addirittura penalizzato nella carriera, in Finlandia e in Svezia non è contemplata la facoltà di obiezione nel sistema sanitario, in Germania e in Norvegia è il 6% e in Francia il 3%. In Italia è pesante l’influenza della Chiesa Cattolica ed i rigurgiti fascisti riaffiorano con prepotenza: la Chiesa favorisce un’insulsa diatriba sull’embrione ed una mistificata celebrazione della vita, che però svanisce, schierandosi sempre con il potere, quando c’è da condannare e agire concretamente contro lo sfruttamento e la morte di milioni di vite umane, perpetrato dal neo-liberismo; il fascismo nel corso del ventennio ha cacciato le donne dai luoghi di lavoro, le ha ipocritamente esaltate come madri e sfruttate come “fattrici” di figli per la patria, cioè carne da macello per le guerre imperialiste e lavoratori senza diritti.

Il fascismo non ha fatto “anche cose buone”, come scrive Vespa, perché erano tutte finalizzate ad assecondare le smanie d’imperialismo ed ad arricchire una classe imprenditoriale assistita con i soldi pubblici. La Chiesa e la destra fascio-leghista non concepiscono che le donne siano padrone del proprio corpo e possano esercitare la propria autodeterminazione sul portare avanti una gravidanza, nei modi e nei tempi previsti dalla legge.

Ci dispiace che proprio le donne con ruoli politici decisivi siano su posizioni contro l’autodeterminazione delle scelte delle donne, eppure dagli anni ’60, con grandi movimenti di massa interclassisti ci siamo battute e battuti affinché i diritti sanciti dalla Costituzione fossero attuati e i movimenti delle donne hanno lottato per la parità dei diritti allo studio, alla sanità, al lavoro ed anche l’accesso alla politica. Eravamo troppo ingenuamente fiduciosi che le donne avrebbero automaticamente portato cooperazione, solidarietà, giustizia e progresso nella politica; ma non basta essere donne, occorre scegliere di stare dalla parte giusta, quella che difende e lotta per i diritti sociali per il progresso dell’umanità contro il sistema capitalista neo-liberista, che considera gli esseri umani al pari delle merci. Solo una società che ridistribuisce il reddito su principi solidali ed investe in servizi pubblici al cittadino, che tutela e protegge il lavoro, che favorisce l’accesso al diritto allo studio nelle scuole pubbliche perché investe sul futuro, che garantisce la prevenzione e le cure nel servizio sanitario nazionale, crea le condizioni per la dignità della vita. Quando tutto questo viene messo in discussione e viene a mancare, non c’è più alcuna autentica libertà e le donne e gli uomini comunisti lo sanno bene.

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