Oggi festeggiamo il Donbass e la Repubblica Popolare Cinese!

Oggi festeggiamo insieme al popolo del Donbass: sono due anni dalla riunificazione delle due repubbliche di Doneck e Lugansk, e delle regioni di Zaporožije e Cherson alla Russia. Una data storica, sofferta e pagata con il sangue. C’è ancora da fare per liberare i territori, occupati dal regime nazista ucraino. Ma la vittoria sarà nostra! Altroché le menzogne dei giornali italiani che liquidano con un commento striminzito le parole di Putin. La repubblica:

“La verità è dalla nostra parte! Tutti gli obiettivi prefissati saranno raggiunti!”, ha sottolineato Putin, ringraziando tutti i russi che hanno svolto un ruolo “per la conquista dei territori ucraini”. Quest’ultima frase: “per la conquista dei territori ucraini” Putin non l’ha detta, se l’è inventata la Repubblica, una pura manipolazione meschina e bassa per sviare, distorcere il senso delle parole di Putin. Vergogna! Non c’è nessuna “conquista”, ma liberazione!!

Putin ha dichiarato: “Mi congratulo di cuore con tutti i cittadini del nostro Paese per questo evento davvero epocale. Ci siamo arrivati attraverso anni di prove difficili, sapevamo in quali condizioni insopportabili di continui bombardamenti e di blocchi ha vissuto il Donbass per otto lunghi anni, a che tipo di oppressione sono stati sottoposti gli abitanti della Novorossija. Si sono opposti al colpo di stato armato di Kiev e hanno reagito alla dittatura neonazista che voleva strapparli per sempre alla loro patria storica, alla Russia”.

Il capo della repubblica di Doneck, Denis Pušilin ha dichiarato: “Da quando siamo diventati Russia, la nostra vita è cambiata radicalmente. Nella Repubblica è iniziato un grande progetto di costruzione e sentiamo il sostegno e l’aiuto di tutto il Paese. I dirigenti regionali hanno una profonda comprensione delle esigenze dei residenti locali; soddisfano sempre le aspirazioni delle persone. Vediamo che le nostre scuole, gli asili nido, gli istituti medici e il patrimonio abitativo si stanno trasformando secondo gli standard russi”.

Marinella Mondaini

PCI Federazione di Torino

1 ottobre 1949, W la Repubblica Popolare Cinese!

Quando, il 1 ottobre 1949, nel palazzo imperiale di Pechino, Mao Tse-tung, circondato dai suoi compagni di lotta e da altre personalità, proclamò la fondazione della Repubblica popolare cinese, per il Paese che era stato, per cent’anni, sottoposto alla più spietata dominazione imperialista, delle potenze straniere, iniziò una fase nuova della propria storia.

Ciò che sarebbe dovuto essere il futuro della Cina, da quel momento in poi, venne sintetizzato, da Mao tse-tung, nello scritto, del mese di giugno dello stesso anno, ” Sulla dittatura democratica del popolo “, nel quale si delineavano le essenziali caratteristiche, storiche generali, del nuovo regime che stava per nascere, a coronamento di una lotta, lunga, difficile e gloriosa, iniziata decenni prima.

Essa, aveva visto porsi le sue basi culturali, fin dall’inizio del XX secolo, ma soltanto sotto l’impulso ” delle salve della Rivoluzione d’Ottobre ” nel 1917 e la successiva fondazione del Partito comunista cinese, nel 1921, che ne sarebbe, ben presto, diventato l’unica vera avanguardia, avrebbe assunto le sue essenziali caratteristiche rivoluzionarie, rispetto all’ ordinamento socio-economico costituito, interno ed internazionale.

Dopo essere stata, per secoli, con l’impero del Centro, la maggiore ed incontrastata potenza dell’Asia, la Cina, a metà del XIX secolo, cominciò ad essere fatta oggetto della capillare penetrazione delle potenze imperialiste straniere, attraverso la sigla dei primi ” trattati ineguali “, che avrebbero posto lo Stato cinese in condizione di inferiorità economica, sociale, giuridica e tecnologica, rispetto ad esse ed ai loro interessi, proiettati allo sviluppo del capitalismo, nel quadro di una società, ancora precapitalistica.

Ciò provocò, nel Paese, per i vent’anni successivi, un’ ondata di rivolte, a carattere sociale, animata sulla base dei bisogni colpiti, dai valori della uguaglianza e della giustizia sociale, che furono, inesorabilmente e ferocemente represse, dalla classe dirigente dei burocrati-proprietari, direttamente interessata al mantenimento dei vecchi rapporti di classe rurali.Sul finire del secolo, la rete dei rapporti fra capitale burocratico, amministrazione statale ed interessi stranieri, limitò fortemente lo sviluppo di un’industria capitalistica cinese, impedendo alla Cina di diventare un paese capitalistico moderno. Bisogna giungere al 1911, con la fine della monarchia, che segnerà, tuttavia, il prevalere del regime dei ” signori della guerra ” ed il venir meno di qualsiasi stabile e duratura espressione di una autorità statale centrale cinese, per aprire una nuova pagina della storia della Cina moderna.

Da quel momento nascerà, nel Paese, una sempre maggiore coscienza, diffusa soprattutto fra i giovani, del necessario cambiamento politico e sociale, di cui sarà uno dei maggiori protagonisti il movimento ” Gioventù Nuova ” ed uno storico dell’economia, quale Li Ta-chao, a cui si dovrà l’introduzione del marxismo in Cina, quale metodo di indagine scientifica e strumento di elaborazione strategica, di cui Mao Tse-tung diverrà, ben presto, discepolo.Tale fermento politico e culturale sfocerà nel ” movimento del 4 maggio ” 1919, che rappresenta il primo episodio di lotta antimperialista rivoluzionaria in Cina, in cui le parole d’ordine, con le quali Lenin aveva diretto la Rivoluzione d’Ottobre, cominciavano ad assumere un significato preciso per i cinesi. Studenti medi ed universitari, per giorni e giorni, in concomitanza con la Conferenza di Versailles, protagonista della nuova spartizione imperialista, dopo la I guerra mondiale, protestarono, a Pechino e nelle altre principali città del Paese, contro l’assegnazione della regione cinese dello Shantung, al Giappone, in sostituzione della Germania sconfitta, infine costringendo il governo cinese a non firmare il Trattato.

Da quel momento, la mobilitazione sociale e popolare, si coniugherà sempre più strettamente con l’obbiettivo dell’indipendenza nazionale e della liberazione della Cina dal dominio delle potenze imperialiste straniere. Tale connubio caratterizzerà, la lotta nel neonato Partito Comunista cinese ( 1921 ) che di tale azione, diventerà, ben presto, l’unico vero soggetto protagonista d’avanguardia.

La storia della lotta dei comunisti cinesi, passerà attraverso lo sviluppo di fasi diverse della loro esperienza, che li vedrà, nel corso degli anni ’20, protagonisti dell’ assalto alle città, attraverso moti insurrezionali politico-militari, negli anni ‘ 30, su impulso di Mao tse-tung, elaborare la strategia delle basi rosse, della lotta popolare di lunga durata, con alla base la costante mobilitazione essenziale dei contadini, di fronte alla invasione giapponese della Cina, proporre e praticare la strategia del Fronte Unito, per difendere il Paese dall’invasione straniera, che si protrarrà per tutta la II guerra mondiale, per giungere, infine, dal 1945 in poi, a sferrare l’attacco finale e decisivo, contro il corrotto regime del Kuomintang, sostenuto dagli USA, che, intanto, si erano sostituiti al Giappone nell’occupazione del Paese.

Così si arriva, con la prosecuzione della Guerra di Liberazione Nazionale fino al 1949, alla conquista della libertà e della indipendenza nazionale del Paese, con la proclamazione della Repuppbilca popolare cinese, la cui storia sarà quella di un Paese e di un popolo, creativo e coraggioso che, sotto la direzione politica del Partito comunista cinese, saprà costruire, passando attraverso diverse fasi di sperimentazione economica e sociale, un moderno e sviluppato sistema socialista, fondato sulla coniugazione di mercato e pianificazione economica guidata dalle grandi imprese pubbliche e dallo Stato, che è oggi il principale baluardo internazionale della lotta dei Paesi e dei popoli di tutto il mondo, per la pace, la libertà, la sovranità e l’indipendenza nazionale, per un mondo multipolare fondato sulla uguaglianza e solidarietà Internazionale, contro l’imperialismo ed ogni forma di egemonismo e neocolonialismo, dimostrando, tra l’altro, come non fosse ineluttabile ed incontrovertibile la ” sconfitta ” del socialismo di fine novecento, dando di ciò prova vivente, con la costruzione di un grande, potente e moderno Stato socialista, protagonista della vita internazionale del XXI secolo.

Perciò ricordiamo, con rispetto ed orgoglio, come comunisti italiani, impegnati nella lotta per il socialismo nel nostro Paese, la data del 1 ottobre 1949, come una pagina grande e gloriosa della storia moderna dell’ umanità, che irradia, sempre più significativamente, col proprio esempio e la prospettiva indicata, il cammino ed il futuro dell’umanità intera.

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