Nel dibattito pubblico occidentale il Venezuela viene quasi sempre descritto con parole come “dittatura”, “regime”, “Stato fallito”. Questa narrazione, ripetuta ossessivamente dai grandi media, ha prodotto un effetto preciso: anche persone in buona fede, che non conoscono la storia e la realtà del paese, finiscono per accettare come verità una rappresentazione profondamente distorta. È giusto ristabilire alcuni fatti fondamentali: Nicolás Maduro è un presidente legittimo, il Venezuela non è una dittatura e le aggressioni subite dal paese hanno radici politiche, economiche e geopolitiche ben precise.
Prima dell’arrivo di Hugo Chávez al governo, il Venezuela era formalmente una democrazia, ma sostanzialmente un paese segnato da enormi disuguaglianze. Il petrolio arricchiva una ristretta élite politica ed economica, mentre gran parte della popolazione viveva in condizioni di povertà ed esclusione. I partiti tradizionali, AD e COPEI, si alternavano al potere senza mai mettere in discussione il modello neoliberista imposto dagli Stati Uniti e dagli organismi finanziari internazionali. Le rivolte popolari, come il Caracazo del 1989, furono represse nel sangue.
Nel 1998 Hugo Chávez viene eletto presidente con un mandato chiaro: cambiare radicalmente il paese. Da lì nasce la Rivoluzione Bolivariana, fondata su alcuni pilastri fondamentali:
– sovranità nazionale sulle risorse naturali
– giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza
– partecipazione popolare
– indipendenza dall’imperialismo statunitense
Sotto Chávez il Venezuela avvia programmi di alfabetizzazione di massa, estende l’accesso gratuito a sanità e istruzione, riduce drasticamente la povertà e rafforza il ruolo dello Stato nella gestione del petrolio. Queste scelte segnano una rottura storica. Ed è proprio da questo momento che iniziano i tentativi di destabilizzazione.
Nel 2002 un colpo di Stato sostenuto apertamente dagli Stati Uniti tenta di rovesciare Chávez. Il golpe fallisce grazie alla mobilitazione popolare e a settori fedeli delle forze armate. Da quel momento, però, la strategia contro il Venezuela cambia forma: meno carri armati, più sanzioni, propaganda e isolamento internazionale. I grandi media occidentali iniziano a costruire una narrazione costante: Chávez prima, e Maduro poi, vengono dipinti come autoritari, nonostante elezioni regolari e verificate da osservatori internazionali.
Alla morte di Chávez, nel 2013, Nicolás Maduro viene eletto presidente. Da allora ha vinto diverse consultazioni elettorali, in un sistema che prevede elezioni frequenti, pluralismo partitico e meccanismi di controllo. Definire Maduro un dittatore significa ignorare un fatto semplice: in Venezuela si vota. E si vota più spesso che in molti paesi occidentali. Le opposizioni esistono, partecipano alle elezioni e controllano amministrazioni locali e settori del Parlamento.
Il sistema politico venezuelano si fonda sulla Costituzione del 1999, approvata tramite referendum popolare. È una delle costituzioni più avanzate dell’America Latina: riconosce diritti sociali, strumenti di democrazia partecipativa (referendum consultivi, revocatori, iniziativa popolare) e un ampio catalogo di garanzie civili. Dal 1999 a oggi il Venezuela ha celebrato numerose elezioni presidenziali, legislative, regionali e referendum. Le consultazioni sono organizzate dal Consiglio Nazionale Elettorale, un organo indipendente, e utilizzano un sistema elettronico con verifiche incrociate cartacee. In più occasioni missioni di osservazione internazionale, incluse delegazioni ONU (centri studi elettorali e osservatori di diversi paesi) hanno riconosciuto l’esistenza di procedure verificabili e trasparenti. Questo non significa negare tensioni politiche o conflitti interni, ma smentisce l’idea di un “regime” senza consenso o senza voto.
Le difficoltà economiche del Venezuela non possono essere comprese senza parlare delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Blocco finanziario, congelamento dei beni, embargo sul petrolio: una vera e propria guerra economica che colpisce direttamente la popolazione. Eppure, nella narrazione dominante, la crisi viene attribuita esclusivamente al “regime”, cancellando deliberatamente il ruolo dell’assedio internazionale.
Il vero problema del Venezuela non è la democrazia, ma l’autonomia. Un paese che rivendica il controllo delle proprie risorse, che costruisce alleanze alternative e che dimostra che un altro modello è possibile diventa un bersaglio. Il petrolio venezuelano è una delle riserve più grandi del mondo. Questo dato, da solo, spiega molto di ciò che accade.
Un ruolo centrale nella diffusione della narrativa sul “regime” è svolto da settori dell’opposizione venezuelana e da una parte della diaspora all’estero. Spesso si tratta di appartenenti alle classi medio-alte e alte che, prima della Rivoluzione Bolivariana, beneficiavano di privilegi economici e politici. Molti di coloro che oggi vivono all’estero e raccontano un Venezuela ridotto alla fame omettono un elemento fondamentale: le sanzioni internazionali e il blocco economico hanno colpito duramente il paese a partire soprattutto dagli anni successivi all’elezione di Maduro. La crisi non nasce dal nulla né da una presunta “dittatura”, ma da un assedio economico pianificato. Quando in Europa o in Italia si sente dire “ho parenti in Venezuela che prima stavano bene e ora no”, raramente si aggiunge il contesto: congelamento dei fondi, embargo sul petrolio, impossibilità di importare beni essenziali, sabotaggi finanziari. È una narrazione parziale che, consapevolmente o meno, rafforza la propaganda e giustifica l’ingerenza esterna.
Rompere la propaganda sul Venezuela è un dovere politico e culturale. Non si tratta di aderire acriticamente a un governo, ma di difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione e alla sovranità. Continuare a chiamare “dittatura” un processo politico complesso e legittimo serve solo a giustificare sanzioni, aggressioni e colpi di Stato. Le stesse armi retoriche già utilizzate altrove, con esiti devastanti. Difendere il Venezuela significa difendere il diritto internazionale, la pace e la possibilità che i popoli decidano del proprio futuro senza ingerenze imperialiste.
PCI – Dipartimento Esteri
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Davvero incredibili le FANDONIE che divulgate… Studiate la STORIA dai venezuelani non dalla CUPULA
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