Legge 22 maggio 1978 n.194 – Quarant’anni portati male

di Marica Guazzora

 

La “Legge 22 maggio 1978, n.194 – “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, meglio nota come Legge 194, è la legge in vigore in Italia che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto.

In Italia questa legge è stata resa possibile grazie alle manifestazioni di migliaia di donne che denunciarono l’aborto clandestino, le sofferenze che questo provoca (chi scrive lo ha provato sulla propria pelle!) le centinaia di donne morte per infezioni, emorragie o rese sterili che si  auto denunciarono per essere state obbligate a questa pratica. Denunciarono le mammane, i cucchiai d’oro (medici che in cambio di compensi molto alti, risolvevano il problema), la scarsa igiene, i metodi sbrigativi che davano la morte.

Dal 1978 le donne che volevano o dovevano interrompere una gravidanza hanno potuto contare sull’assistenza sanitaria in una struttura pubblica e sul rispetto della loro scelta. In realtà il diritto delle donne ad autodeterminare la propria vita sessuale non ha mai avuto piena cittadinanza. Man mano che passavano gli anni sono stati smantellati i consultori (istituiti con la legge 405/75), sono aumentati in modo esponenziale gli/le obiettori di coscienza, si è tornati ad un approccio morale alla questione fortemente giudicante da parte della classe medica, tale che le donne, spesso minorenni o migranti devono nuovamente ricorrere all’aborto clandestino.

Dal 1978 siamo state costrette  a scendere periodicamente in piazza per difendere la legge 194 , ripetutamente messa in discussione da cambi di governo e anatemi cattolici. Già nel 1981 ci fu un referendum che respinse la cancellazione della legge con il 68% dei voti ma poi l’obiezione di coscienza è andata moltiplicandosi fino a rendere molto difficoltosa l’interruzione gratuita nelle strutture pubbliche (non altrettanto,ovviamente in quelle private). I consultori sono stati progressivamente spogliati della loro funzione, fino a consentire al Movimento per la vita di essere parte del sostegno offerto dai consultori!

Tremate, tremate le streghe son tornate. Né figlie né nipoti  vi daranno i voti”

“Giù le mani dal corpo delle donne” “L’aborto non è reato”

“Fuori i preti dai consultori”

“Siamo in lotta per la liberazione, rifiutiamo la vostra normalizzazione”.

 

(da Wikipedia) A quarant’anni dalla sua adozione, il pieno accesso all’interruzione volontaria di gravidanza come prevista dalla legge resta ancora da garantire.

L’obiezione di coscienza  per i professionisti sanitari è prevista dalla legge 194. L’obiezione di coscienza sollevata da un medico è revocata con effetto immediato in caso di sua partecipazione diretta in pratiche di IVG, ad eccezione dei casi in cui sussiste una condizione di imminente pericolo di vita per la donna.Lo status di obiettore non esonera il professionista sanitario dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Il professionista sanitario, anche se obiettore, non può invocare l’obiezione di coscienza qualora l’intervento sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. Ad esempio, in caso di una donna che giunge presso il pronto soccorso ospedaliero con grave emorragia in atto, il medico, anche se obiettore, ha l’obbligo di portare a termine la procedura di aborto.

Il SSN è tenuto a assicurare che l’IVG si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da poter assicurare il servizio, ad es. tramite trasferimenti di personale.Attualmente a dover assicurare il servizio tramite trasferte e mobilità è solo la minoranza di medici non obiettori, nonostante ciò non sia specificato nella legge.

Secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga), nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per quanto riguarda i casi successivi al terzo mese. Il 41% degli ospedali italiani sarebbe pertanto non in conformità con quanto previsto dalla legge 194.Il numero di obiettori di coscienza all’interno del personale medico italiano è in media del 70%.(In Gran Bretagna è del 10%, in Francia del 7%, zero in Svezia). Il totale degli obiettori è aumentato del 12% negli ultimi dieci anni, arrivando a punte di oltre il 90% in Molise, Trentino-Alto Adige e Basilicata. In tutto il Molise si registra un solo medico non obiettore. Secondo un reportage di  Politico Europe “la migliore maniera di ottenere un aborto in Sicilia è prendere un aereo”. La media di obiettori tra gli anestesisti in Italia è del 49%. Per sopperire alla mancanza di medici in grado di eseguire interruzioni volontarie di gravidanza, gli ospedali ricorrono a medici esterni assunti a prestazione, con costi addizionali per il servizio sanitario e la collettività.

Le percentuali di medici obiettori di coscienza per regione all’aprile 2016 sono le seguenti:

Regione medici obiettori
Valle d'Aosta Valle d’Aosta 13,3%
Piemonte Piemonte 67,4%
Liguria Liguria 65,4%
Lombardia Lombardia 63,6%
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige 92,9% (BZ)
Veneto Veneto 76,2%
Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia 58,4%
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 51,8%
Toscana Toscana 56,2%
Marche Marche 68,8%
Umbria Umbria 65,6%
Lazio Lazio 80,7%
Abruzzo Abruzzo 80,7%
Molise Molise 93,3%
Campania Campania 81,8%
Basilicata Basilicata 90,2%
Puglia Puglia 86,1%
Calabria Calabria 72,9%
Sicilia Sicilia 87,6%
Sardegna Sardegna N/A

Il 22 maggio e il 26 maggio, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194 che legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza, Non Una Di Meno torna nelle piazze di tutta Italia forte della solidarietà dei movimenti femministi che in tutto il mondo, dall’Argentina all’Irlanda, dalla Polonia agli Stati Uniti, hanno rimesso al centro del dibattito pubblico la giustizia riproduttiva e la libertà di scegliere.

Il movimento rivendica la libertà e i diritti conquistati in decenni di lotte collettive, per dire che la sessualità delle donne non è finalizzata alla procreazione, che la maternità non è un obbligo ma una scelta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...