Donne migranti, le più colpite dal Decreto Sicurezza

di Shendi Veli per il Manifesto

Diritti. I movimenti e i centri anti-violenza denunciano gli effetti specifici della misura da un punto di vista di genere. Le donne richiedenti asilo in Italia sono quadruplicate negli ultimi tre anni.

 

Le implicazioni del decreto sicurezza, approvato dalle camere nei giorni scorsi, sono rilevanti per chiunque, ma in modo particolare per le donne. A farlo presente è Dire, la rete dei centri anti-violenza, con un comunicato stampa. Ma sul tema si è espresso anche Non Una di Meno, movimento nato contro la violenza di genere, con una scheda illustrativa sugli aspetti più problematici della misura.

L’ELEMENTO PIÙ CONTESTATO è l’eliminazione della protezione umanitaria. A differenza dell’asilo politico, accordato quasi esclusivamente in base al paese di provenienza, la protezione considerava la condizione individuale del richiedente, e veniva solitamente concessa a chi scappava da catastrofi naturali, discriminazioni, estrema povertà o situazioni di violenza. Per molte donne vittime di tratta ottenere la protezione umanitaria era il primo passo per uscire dalla condizione di schiavitù. «Le donne incinte o con bimbi nati da stupri buttate in mezzo a una strada smascherano definitivamente quell’apparente schierarsi al fianco delle donne con provvedimenti roboanti quanto elusivi tipo il Codice rosso, che di fatto interviene su misure già ampiamente previste dal Codice ma disapplicate nei fatti» afferma la rete Dire.

ALTRA NOVITÀ DEL DECRETO è l’aumento da 3 a 6 mesi del tempo massimo di permanenza nei Cpr (Centri per il Rimpatrio) per chi perde o non ottiene il permesso di soggiorno. In queste strutture, spesso denunciate per le pessime condizioni igenico sanitarie e la privazione di libertà, sono recluse molte donne. Le migranti, infatti, più soggette a contratti di lavoro a tempo o al lavoro nero, sono le più esposte al rischio di non vedersi rinnovare il permesso. Nel Cpr di Ponte Galeria, vicino Roma, lo scorso 13 Novembre è morta per un malore una donna, Natalia.

SANCITA NEL DECRETO anche la lotta alle occupazioni abitative. Un approccio che senza un investimento strutturale nell’housing sociale, rischia di lasciare migliaia di persone per strada. «Le donne, in particolare le madri single, trovano spesso nelle occupazioni l’unica soluzione praticabile all’emergenza abitativa, soprattutto quando costrette ad allontanarsi da un partner violento» spiega Enrica Rigo, Non Una di Meno – Roma.

INOLTRE LE NUOVE NORME sulla cittadinanza rivedono in senso restrittivo quelle vigenti, in particolare allungano i tempi di acquisizione della cittadinanza attraverso il matrimonio, rendendo l’iter burocratico dell’integrazione più difficile. Anche questa misura colpisce soprattutto le donne straniere che, stando alle statistiche Istat, sono il quadruplo rispetto agli uomini nei matrimoni misti.

«LA MASCOLINITÀ DEI MURI come la chiama Wendy Brown» dice Enrica Rigo, docente di Diritto dell’immigrazione e della cittadinanza a Roma Tre «sembra riflettere anche una presunta mascolinità di ciò da cui questi muri dovrebbero difendere, la realtà è che il decreto Salvini colpisce in primis le donne e i minori, non solo perchè soggetti più vulnerabili come spesso si usa dire, ma perchè soggetti coinvolti nel lavoro riproduttivo e di cura, e per questo più ricattabili».

NEGATO ANCHE IL DIRITTO ad avere una residenza per i richiedenti asilo. «Questa misura è gravissima, in particolare per le donne richiedenti, spesso vittime di tratta, che nei centri antiviolenza hanno finora trovato un sostegno concreto per dare una svolta alla propria vita» si legge nel comunicato della rete Dire. «La marea femminista» aggiunge Enrica Rigo «fa sua la battaglia per la libertà di movimento, siamo al fianco delle donne che attraversano i confini per fuggire dalla violenza e dallo sfruttamento».

 

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