Internazionale – Crisi India-Pakistan: le dichiarazioni dei due Partiti Comunisti

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di Fabrizio Poggi

Il Pakistan ha annunciato che, come “gesto di buona volontà”, restituirà oggi all’India il pilota del MiG-21 abbattuto e il primo ministro Imran Khan ha dichiarato di essere pronto a passi significativi per fermare l’escalation. Il fatto è che, da parte indiana, in vista delle elezioni di maggio, Narendra Modi non può mostrare debolezza, soprattutto con la stampa nazionalista che scrive che Islamabad restituisce il pilota perché teme la potenza delle forze armate indiane. Secondo le ultime informazioni, durante la notte sono continuate sporadiche sparatorie lungo la linea di demarcazione; due terroristi sono rimasti uccisi negli scontri tra esercito indiano e raggruppamenti islamisti nel nord del Kashmir. Se l’India farà un passo in direzione di un compromesso, osserva oggi “colonelcassad”, allora la crisi ha buone possibilità di concludersi abbastanza velocemente; anche se, ovviamente, ciò non risolverà il problema del Kashmir. Se invece l’India, in risposta alla restituzione del pilota, tenterà un’altra rappresaglia, gli eventi possono andare a finire su una strada molto pericolosa, considerando il possesso di armi nucleari da parte sia di Delhi che di Islamabad.

Le dichiarazioni dei Partiti Comunisti del Pakistan e dell’India, riportate ieri dal sito “SolidNet.org”, sembrano rispecchiare lo stato dei rapporti tra i due paesi cui accenna “colonelcassad”. L’unica osservazione che se ne può trarre è che, apparentemente, se da una parte c’è un richiamo all’unità di classe tra i lavoratori delle due nazioni, contro le mire imperialiste e affamatrici dei circoli dirigenti di Pakistan e India, dall’altra sembra evocarsi, in qualche misura, un certo “spirito nazionale”, con il richiamo alla “unità della nazione”, di triste memoria.

L’attuale frenetica escalation di jingoismo tra India e Pakistan ha dato vita a un insensato clima bellicista in tutta la regione, seguito da pesanti cannoneggiamenti transfrontalieri e bombardamenti aerei, che costituiscono un totale spreco di capitale nazionale. Non c’è dubbio che tale tensione sia nel miglior interesse dei fanatici religiosi e dell’establishment militare, ma non ha nulla a che fare con il benessere dei popoli di entrambi i paesi. Oltre 700 milioni di persone nei due paesi sono vittime di fame e miseria, e un numero persino più grande è senza lavoro. Contadini, lavoratori, disoccupati, pesantemente indebitati, sono portati al suicidio; altri devono vendere i propri figli e parti del corpo per sopravvivere in questo sistema di capitalismo selvaggio.

In tali condizioni, le classi dominanti devono vergognarsi di non aver dato niente al popolo. Questa folle guerra non dichiarata non è che un pretesto per i militari per incettare un immenso incremento al proprio bilancio.

Gli attuali governi, cosiddetti eletti democraticamente, in entrambi i paesi, non sono che due facce della stessa medaglia. Entrambi dipingono nella galleria della loro sporca ambizione politica e, in un quadro più ampio, sono al servizio degli interessi dei vertici imperialisti e dei mercanti d’armi.

Il Partito Comunista del Pakistan condanna fermamente l’attuale clima bellicista tra i due paesi. Il PC del Pakistan riconosce che India e Pakistan sono dei naturali vicini gemelli, che occupano una posizione geopolitica molto importante nella regione asiatica, tutte le questioni in sospeso devono essere risolte attraverso il dialogo politico, nel rispetto della pacifica convivenza reciproca. Entrambi devono combattere insieme contro povertà, malattie, disoccupazione, senzatetto, fascismo, crescente fanatismo e degrado morale.

Per questa ragione, i partiti comunisti, le forzi amanti la democrazia progressiva e pacifica, da entrambe le parti, dovrebbero, all’unanimità, decidere di esercitare pressioni sui governanti e sull’establishment militare nei loro rispettivi paesi, per evitare il proseguimento della guerra, invece della pace, del lavoro e della concordia tra i popoli, orientando tutte le risorse verso il benessere del popolo, invece di gettarle ad alimentare il fuoco.

Politburo Communist Party of Pakistan

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