Le forti braccia di Flavio Dino (PCdoB) per sostenere il Brasile nella sua profonda crisi.

Dino è stato rieletto governatore dello stato settentrionale del Maranhão nel 2018 con il Partito Comunista brasiliano (PCdoB) e si è opposto fortemente alle politiche liberiste e ecocide di Bolsonaro.

di N. Galiè per redazione FarodiRoma

Nel caos brasiliano, in cui si scavano fosse comuni a causa del nuovo coronavirus – il Brasile quest’oggi ha superato la Cina nel conteggio delle vittime – mentre il Presidente Bolsonaro invita la gente ad uscire di casa e a manifestare contro le istituzioni democratiche, esiste un’eccezione, cui i media occidentali hanno dato poco peso. Un’eccezione che potrà tuttavia essere determinante per il futuro del Brasile, qualora riuscisse a conquistare tutta la nazione: stiamo parlando dello stato settentrionale del Maranhâo e del suo governatore, Flavio Dino.

Dino è stato rieletto governatore dello stato settentrionale del Maranhâo nel 2018 con il Partito Comunista brasiliano e si è opposto fortemente alle politiche liberiste e ecocide di Bolsonaro. Adesso, sta mostrando una diversa attitudine nei confronti del virus, sfidando la leadership del Presidente, che guarda ai mercati e agli interessi delle grandi imprese, noncurante del rischio che corrono migliaia di persone in tutto il paese. Infatti, Flavio Dino è riuscito a portare, con quella che è stata definita dai media “un’operazione di guerra”, 107 respiratori e duecento mila mascherine dalla Cina. Per evitare possibili confische da parte del Governo Federale brasiliano e soprattutto dagli Stati Uniti, bisognosi di tutto a causa delle politiche economiche orientate al profitto che hanno smantellato il comparto sanitario, il governatore del Maranhâo è stato costretto a effettuare questo trasporto in gran segreto, facendo passare i presidi sanitari donati dalla Cina attraverso lo stato africano dell’Etiopia.

Il governo Bolsonaro ha definito illegale il comportamento del governatore, ma giustamente Dino ha fatto notare che ha agito per salvare delle vite umane, dunque in uno stato di necessità. Inoltre, il governatore aveva ripetutamente chiesto aiuto al governo federale ma senza successo. Sfidando la necro-politica di Bolsonaro, Flavio Dino non ha rinunciato a difendere la popolazione e non si è curato dei sabotaggi e delle fake news sparse sia dal Presidente che dai suoi ministri cripto- fascisti. “La nostra priorità”, ha spiegato Dino, “è quella di salvare le persone e non abbandonarle. Perciò, stiamo continuando a espandere il numero di letti negli ospedali, garantendo le condizioni di cui il popolo ha bisogno”, ha recentemente ribadito il governatore, replicando alle accuse della polizia doganiera e agli insulti di Bolsonaro.

La sua lungimiranza e la capacità di rappresentare un’alternativa all’attuale Presidente – messo sempre più in bilico a causa della mala gestione dell’emergenza sanitaria e dalle dimissioni di alcuni ministri, fra cui quel Sergio Moro che con il processo farsa “lava jato” tanto aveva fatto per facilitare la strada a Bolsonaro facendo rimuovere la legittima Presidente Dilma Rousseff e arrestare Lula – proiettano Flavio Dino su un piano nazionale, alimentando le voci di una sua possibile candidatura per le elezioni presidenziali del 2022. Ultimamente, infatti, il governatore del Maranhâo ha potuto incontrare proprio Lula, l’autorità morale e la figura più rappresentativa della sinistra brasiliana.

Tentative de coup d'État contre un gouverneur membre du Parti ...

Appena eletto, nel 2014, Flavio Dino rappresentò una grande speranza per le tradizionali comunità locali, soprattutto per la sua dedizione alla causa ambientalista. Infatti, l’attuale governatore riuscì a sconfiggere il clan dei Sarney, una potente famiglia conservatrice che ha dominato il Maranhão per cinquant’anni arrivando perfino ad esprimere un presidente a fine anni 80, José Sarney de Auraújo Costa. Quest’ultimo è riconosciuto tuttora come l’oligarca più influente del paese, tant’è che perfino l’Economist, dopo l’elezione di Sarney a presidente del Senato nel 2009, è arrivato a titolare che “i dinosauri ruggiscono ancora”, suggerendo come questo fatto rappresentasse la rivincita del “feudalesimo”.

Dunque, la rottura rappresentata da Dino ha suscitato grandi speranze in Brasile, che ha bisogno di voltare rapidamente pagina dopo il disastro rappresentato da Bolsonaro. Le buone relazioni che il governatore è riuscito a costruire con la Cina, in un’ottica di superamento della centenaria dipendenza della regione nei confronti dell’agro business orientato all’esportazione attraverso lo sfruttamento massivo dei contadini e della natura, sono un altro elemento che lo distinguono in questi giorni, segnati, fra l’altro, dalle sparate razziste contro i cinesi del ministro dell’istruzione Weintraub. Il Presidente della Corte Suprema brasiliana, De Mello, è stato costretto ad aprire un’inchiesta su questa vicenda. Un’altra grana per Bolsonaro, la cui permanenza al potere rappresenta un rischio altissimo per tutti i brasiliani.

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