Per l’unità dei comunisti

PER INTERLOQUIRE PROFICUAMENTE CON IL COMPAGNO DOMENICO DI MODUGNO

di Fosco Giannini

Il compagno Domenico Di Modugno, che spero possa leggermi, mi ha fatto ieri l’onore di criticarmi. (vedi Facebook) Mi ha criticato per come ho chiuso il post che ho pubblicato ieri, che chi vuole può leggere sotto questa nuova nota. L’essenza politica del mio breve scritto di ieri è la seguente: l’odierno trasformismo del M5S è il segno del totale neotrasformismo all’Agostino De Petris della politica italiana, che ha prodotto un Parlamento completamente occupato da partiti atlantisti e liberisti. Grandissima parte del sistema mediatico è occupato dalla cultura dominante, appunto atlantista e liberista. Gran parte del senso comune di massa è dominato da questa stessa cultura del potere. Di fronte ad un’Italia genuflessa agli Usa e alla Nato e in guerra a nome loro; di fronte ad un’Italia subordinata all’Ue e alle sue politiche guerrafondaie e iperliberiste; di fronte allo strapotere del grande capitale sul movimento operaio complessivo italiano e all’allargamento progressivo dell’area del disagio sociale e della povertà; di fronte alla “conciliazione” e alla subordinazione del movimento sindacale confederale non vi è, in questo nostro disgraziato Paese, uno straccio di opposizione reale, mentre occorrerebbe un’opposizione di classe e di massa.

Nella mia breve riflessione di ieri mi sono chiesto: in questo quadro politicamente e socialmente drammatico dove sono i nostri tre partiti comunisti (PCI- PRC-PC)?Sono gelidamente lontani l’uno dall’altro, non hanno un progetto di lotta unitaria. In quest’ottica dell’autoreferenzialità i gruppi dirigenti dei tre partiti comunisti tengono i militanti divisi.

Persino l’uno contro l’altro armati.

Chiediamoci: siamo così sicuri che i militanti dei tre partiti comunisti siano così felici di questa divisione imposta dall’alto? Di fronte ad una fase di portata storica come questa che stiamo vivendo, caratterizzata dall’estrema volontà dell’imperialismo Usa e della Nato di aprire e sostenere un conflitto militare planetario di lunga durata contro il fronte del multilateralismo, contro la Russia e la Cina; contro i Brics e la Nuova Via della Seta, contro tutto quel grande mondo che vuole liberarsi dal dominio imperialista; di fronte ai conseguenti e concreti pericoli di totale entrata in guerra dell’Italia, di fronte alla sempre più vasta precarietà della vita quotidiana di decine di milioni di lavoratori, lavoratrici, famiglie, giovani, donne, di fronte a tutto ciò è mai possibile che a nessuno dei segretari nazionali dei tre partiti comunisti italiani sia venuto in mente di superare le vecchie ruggini (davvero piccola cosa rispetto alla drammaticità della fase) e indicare la strada dell’unità d’azione, dell’unità comunista nella lotta contro la guerra, contro la Nato, contro il governo Draghi?

E’ mai possibile che a nessuno dei tre segretari sia venuta l’idea di lanciare una manifestazione nazionale a Roma con tutti e tre i partiti comunisti, con tutte le loro bandiere rosse contro la guerra e contro la Nato, come prima azione capace di riversarsi, moltiplicarsi, unendosi alle altre forze antimperialiste e pacifiste, in ogni città, in ogni paese? Noi siamo certi che una proposta di lotta comunista unitaria aperta alle altre forze e agli altri movimenti, col progetto di costruire un movimento di massa contro la guerra e contro la Nato, avrebbe trovato d’accordo tutti i militanti dei tre partiti comunisti. Non solo li avrebbe trovati d’accordo, ma persino entusiasti.

Ma allora, se ciò fosse vero, se fosse vero che i militanti comunisti sarebbero felicemente disposti all’unità nella lotta, ci rendiamo conto del danno provocato dai tre gruppi dirigenti che invece di aprire le porte ed unire hanno tirato giù le saracinesche dei loro partiti, costringendo i comunisti italiani alla sostanziale passività della divisione? Rendendo anche molto più difficile la costruzione di un movimento di massa contro la guerra e la Nato?

Perchè questi tre gruppi dirigenti agiscono in questo modo? Perchè i tre segretari, allontanandosi dagli interessi popolari e dal sentire popolare, tengono gelosamente serrati i loro partiti, lontani quei militanti comunisti che desidererrebero unirsi nella lotta, sotto le tre bandiere comuniste, tutte e tre rosse con la falce e il martello?

Il movimento operaio complessivo italiano è attaccato da forze titaniche: gli Usa, la Nato, l’Ue, il grande capitale italiano con il suo mastodontico apparato mediatico. Quali sono le forze più conseguentemente contrarie a questo sterminato esercito?

Non solo, ma essenzialmente i tre partiti comunisti, che tutti assieme avranno, tuttavia, circa 12 mila iscritti e tutti assieme poco più di mille militanti. Vi è o no, l’esigenza dell’unità d’azione? E’ un errore grave, persino politicamente inquietante, o no il tenere divisi i tre partiti comunisti? Impedire la loro lotta unitaria? E’ un errore grave o no, il fatto che i tre gruppi dirigenti comunisti tengano ancora al primo posto, di fronte alla guerra e alla povertà di massa, quei loro vecchi rancori e dissidi e quelle loro vecchie antipatie reciproche che impediscono l’unità e lo sviluppo del movimento comunista in Italia?

E’ questa la questione che ho posto, che pongo da anni, caro compagno Domenico Di Modugno.

Può darsi che nella chiusura del mio post di ieri io abbia usato parole troppo ruvide. E se fosse così mi scuso, anche se dovrebbe essere chiaro, dal ragionamento complessivo che ho tentato di esporre sopra, che la mia critica non è certo diretta ai militanti comunisti italiani, che molti conosco e davvero ammiro, ma chiaramente – e ciò lo ribadisco con forza – ai gruppi dirigenti, ai tre segretari. Sono intimamente convinto, caro compagno Domenico, che l’unità è “la cosa” politica che più farebbe felici le comuniste e i comunisti italiani, “la cosa” che più darebbe loro nuova passione e carica per una nuova fase militante.

Razionalmente, se è così, l’azione peggiore, la più sbagliata e nefasta è quella di chi prepotentemente nega loro, al movimento contro la guerra e alla “classe”, questa unità.

Allontaniamoci dalla contingenza, osserviamo da lontano, come fossimo storici del futuro, questa fase: ma è davvero comprensibile, di fronte allo strapotere imperialista e capitalista attuale, la determinazione con la quale i tre gruppi dirigenti attuali dei partiti comunisti tengono diviso il già fragile movimento comunista italiano?

Oltretutto: è molto verosimile che vi siano in Italia, se non altro in virtù della grande storia del movimento comunista italiano, alcune decine di migliaia, tra meno giovani, più giovani e molto giovani, di comuniste e comunisti senza partito, che proprio in virtù della polverizzazione del movimento comunista non sono attratti dal militare e dall’organizzarsi negli attuali partiti comunisti. Come riorganizzare queste compagne e compagni? Come riorientarli ad un processo unitario complessivo, naturalmente su basi ideologiche e politiche tra loro non antagonistiche, ma il più omogenee possibili?

Problemi. Problemi dell’unità. Ai quali, oggi, sembrano davvero insensibili i gruppi dirigenti dei tre partiti comunisti presenti.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "LENIN"

Fosco Giannini

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