Comunicato stampa sulla circolare ministeriale del 9 novembre 2022.

Dipartimento Scuola PCI

La circolare datata 9 novembre del ministro dell’Istruzione e del Merito, l’onorevole leghista Giuseppe Valditara, riporta all’attenzione dei malcapitati studenti italiani un modo di fare storiografia con il pallottoliere dei cadaveri davvero poco meritevole e poco istruita.Si tratta infatti di null’altro che faziosa propaganda liberale e borghese – che ha prodotto, tra gli altri, lo screditato Libro nero del comunismo – dimentica dei milioni di morti causati dal capitalismo, dal colonialismo e dall’imperialismo e mirante non alla critica di una singola esperienza socialista, ma di ogni modello socialista in quanto alternativo al capitalismo, di ogni possibile rivoluzione. Un arretramento politico-culturale che ha ormai qualche anno di vita, del quale Canfora, Losurdo, Martens, Galli, Chomsky, tra gli altri, hanno evidenziato limiti, contraddizioni, errori, ipocrisie. La discussione sulla transizione al socialismo e sull’esaurirsi dell’esperienza socialista sovietica è stata ridotta alla sfera del massacro, del gulag, della violenza, del totalitarismo, eliminando ogni questione relativa al modo di produzione, ai rapporti tra classi, al contesto russo, asiatico ed europeo tra le due guerre mondiali e nella guerra fredda.

La negazione di legittimità al comunismo storicamente concretizzatosi in Unione sovietica, nell’Europa orientale e nei Paesi tuttora comunisti porta con sé la negazione della legittimità dell’esperienza attuale di Cina, Cuba, Vietnam e oscura l’enorme contributo comunista alla nascita e alla vita della Repubblica italiana e della sua Costituzione. Quanto al Muro di Berlino e alla divisione della Germania, al ministro gioverebbe ricordare le istanze democratiche, popolari e antifasciste dei congressi del popolo tedesco tra 1947 e 1949; la volontà delle potenze occidentali di mantenere divise le tre zone sotto il loro controllo da quella sotto controllo sovietico e la conseguente proclamazione della Repubblica federale prima di quella democratico popolare a Est; la delegittimazione della Germania orientale e l’embargo economico occidentale; l’ingresso della Germania occidentale nella NATO; la crisi atomica del 1961.

La decisione della costruzione del muro fu terribile, certo, ma molti, a partire da Kennedy, riconobbero che il muro era meglio di una guerra nucleare, e probabilmente la Germania avrebbe vissuto le esperienze dell’Ungheria, prima, e della Cecoslovacchia, poi; non si sarebbe giunti al Trattato del 1972 tra le due Germanie e alla conferenza di Helsinki del 1975 senza quel muro che aveva diviso Berlino, le sue strade, le sue famiglie. La povertà della circolare ministeriale nulla dice di questa complessità, occulta il tradimento quotidiano che la liberaldemocrazia perpetra agli ideali di umanità, giustizia, libertà e verità, impone il sopire di ogni istanza che rivoluzioni lo stato presente.

Va rilevato peraltro che la circolare del ministro leghista si pone in continuità con l’inquietante tentativo di rovesciare la narrazione postbellica, avviato a livello europeo con l’ignobile risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019, nella quale si equiparano nazifascismo e comunismo, in vista di una legittimazione ed estensione all’intera Unione Europea dell’anticomunismo istituzionale già in vigore in alcuni paesi dell’Europa orientale. In quella risoluzione, che fu approvata col voto convergente delle destre reazionarie, del centro “moderato” e dei liberal-democratici, i governi venivano sollecitati a cancellare ogni traccia dai monumenti e dai programmi didattici e i libri di testo «di tutte le scuole dell’Unione». Una vera damnatio memoriae che non può non indignarci e preoccuparci profondamente, non solo per l’insidia che contiene di revisionare e manipolare la storia, ma anche perché pone inquietanti premesse a possibili ulteriori involuzioni antidemocratiche nella scena politica dei paesi europei. 

Contro la demagogia e la becera propaganda di destra, il Partito Comunista Italiano sarà sempre vigile argine antifascista e democratico.

La circolare ministeriale del 9 novembre 2022

Care ragazze e cari ragazzi,
la sera del 9 novembre del 1989 decine di migliaia di abitanti di Berlino Est attraversano i valichi del Muro e si riversano nella parte occidentale della città: è l’evento simbolo del collasso del blocco sovietico, della fine della Guerra Fredda e della riunificazione della Germania e dell’Europa. La caduta del Muro, se pure non segna la fine del comunismo – al quale continua a richiamarsi ancora oggi, fra gli altri paesi, la Repubblica Popolare Cinese – ne dimostra tuttavia l’esito drammaticamente fallimentare e ne determina l’espulsione dal Vecchio Continente.
Il comunismo è stato uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo, nei diversi tempi e luoghi ha assunto forme anche profondamente differenti, e minimizzarne o banalizzarne l’immenso impatto storico sarebbe un grave errore intellettuale. Nasce come una grande utopia: il sogno di una rivoluzione radicale che sradichi l’umanità dai suoi limiti storici e la proietti verso un futuro di uguaglianza, libertà, felicità assolute e perfette. Che la proietti, insomma, verso il paradiso in terra. Ma là dove prevale si converte inevitabilmente in un incubo altrettanto grande: la sua realizzazione concreta comporta ovunque annientamento delle libertà individuali, persecuzioni, povertà, morte. Perché infatti l’utopia si realizzi occorre che un potere assoluto sia esercitato senza alcuna pietà, e che tutto – umanità, giustizia, libertà, verità – sia subordinato all’obiettivo rivoluzionario. Prendono così forma regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare. La via verso il paradiso in terra si lastrica di milioni di cadaveri. E si rivela drammaticamente vera l’intuizione che Blaise Pascal aveva avuto due secoli e mezzo prima della Rivoluzione russa: «L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia».
Gli storici hanno molto studiato il comunismo e continueranno a studiarlo, cercando di restituire con sempre maggiore precisione tutta la straordinaria complessità delle sue vicende. Ma da un punto di vista civile e culturale il 9 novembre resterà una ricorrenza di primaria importanza per l’Europa: il momento in cui finisce un tragico equivoco nel cui nome, per decenni, il continente è stato diviso e la sua metà orientale soffocata dal dispotismo. Questa consapevolezza è ancora più attuale oggi, di fronte al risorgere di aggressive nostalgie dell’impero sovietico e alle nuove minacce per la pace in Europa.
Il crollo del Muro di Berlino segna il fallimento definitivo dell’utopia rivoluzionaria. E non può che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia. Un ordine politico e sociale imperfetto, pieno com’è di contraddizioni, bisognoso ogni giorno di essere reinventato e ricostruito. E tuttavia, l’unico ordine politico e sociale che possa dare ragionevoli garanzie che umanità, giustizia, libertà, verità non siano mai subordinate ad alcun altro scopo, sia esso nobile o ignobile.
Per tutto questo il Parlamento italiano ha istituito il 9 novembre la “Giornata della libertà”. Su tutto questo io vi invito a riflettere e a discutere.”

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