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Ancona: intervento di Fosco Giannini alla manifestazione a fianco del popolo palestinese
Venerdì 27 ottobre, Ancona, piazza Roma, ore 18.00: la manifestazione a fianco del popolo palestinese organizzata da “Cumpanis”, Comitato No Guerra No Nato e altre forze comuniste e antimperialiste anconetane prende corpo. All’inizio una cinquantina di persone si affollano al centro della piazza, a mano a mano sono “i fianchi” di piazza Roma a popolarsi di studenti e di un’intera folla di giovani palestinesi e arabi. Da tempo non si vedeva una manifestazione tanto grande, emozionante, partecipata. E certo il merito non è solo degli organizzatori, ma soprattutto dell’onda di solidarietà internazionalista con il popolo palestinese che si va sollevando in tutta Italia, sulla scorta delle oceaniche manifestazioni contro la politica assassina del governo Netaniyahu svoltesi nei Paesi arabi e delle grandi manifestazioni tenutesi in Europa e in Italia. Della manifestazione pubblicheremo nei prossimi giorni la cronaca politica, con la citazione degli interventi degli oratori ed una sintesi più ampia delle conclusioni svolte dal compagno Bassam Saleh’, uno dei punti di riferimento più importanti del movimento palestinese e in Italia, presente alla manifestazione di Ancona. In questa sede pubblichiamo l’intervento integrale del compagno Fosco Giannini, direttore di “Cumpanis”.
A cura della redazione di Ancona di “Cumpanis”
Intervento di Fosco Giannini ad Ancona alla manifestazione a fianco del popolo palestinese, venerdì 27 ottobre 2023
“Care compagne e cari compagni, cari cittadini, carissimi giovani della Palestina, oggi presenti in questa Piazza di Ancona in così alto numero: non voglio fare un comizio, ma vorrei riflettere con voi. Lo Stato di Israele ha sempre avuto un rapporto violento, impietoso, sanguinario con il popolo palestinese.
In 75 anni di occupazione israeliana decine e decine di migliaia sono stati i morti palestinesi caduti sotto il fuoco di Israele. Circa sei milioni sono stati i palestinesi sospinti nella diaspora, senza più patria e senza più terra, dalla furia cieca di Israele. Un numero senza fine è quello degli orrori perpetrati dall’esercito israeliano contro il popolo palestinese, anche se uno solo di questi, per la sua ferocia ed orrore basterebbe a raccontarli tutti: il massacro del 18 settembre del 1982 di Sabra e Shatila (lo diciamo in arabo per connetterci con il cuore dei palestinesi e degli arabi presenti in questa piazza: majzara Ṣabrā wa-Shātīlā), lo sterminio compiuto dalle Falangi libanesi alleate di Israele, dall’Esercito del Libano del Sud e dall’esercito israeliano, “cervello” politico-militare dell’operazione Sabra e Shatila, nella quale furono assassinate circa 3.550 persone, in gran parte palestinesi e sciiti libanesi.
Perché questa violenza inumana da parte di Israele? Vi è un solo motivo, una sola, inaudita, base materiale: Israele ha sempre puntato e tuttora punta a risolvere la questione palestinese attraverso due sole strade: o attraverso la dispersione completa sino alla resa del popolo palestinese o attraverso il suo totale sterminio, “linea” che in questi giorni, in queste ore, riemerge a Gaza con una sua terribile conferma. Ma la resa del popolo palestinese non verrà, non verrà mai: questo popolo ha combattuto per 75 anni con un coraggio ed un cuore straordinari e così continuerà a combattere, sino alla vittoria!
Negli ultimi anni, tuttavia e se ciò è possibile, la violenza di Israele è ancor più cresciuta, si è ancor più, brutalmente acutizzata.Non solo a Gaza, nell’ultimo decennio, Israele ha acceso e disseminato un inferno quotidiano, ma anche in Cisgiordania, ogni giorno, per ogni palestinese vige il terrore! Ogni palestinese della Cisgiordania è segnato dalla paura di uscire nelle strade, di recarsi al lavoro, semplicemente di vivere, poiché l’esercito israeliano, in tanta parte dispiegato in Cisgiordania, dissemina un terrore quotidiano, minaccioso, palese, picchiando, maltrattando, insultando, intimorendo, arrestando per un nonnulla i cittadini palestinesi. Israele sempre belluinamente feroce contro il popolo palestinese, dunque: ma perché questo nuovo “giro di vite” contro il movimento palestinese nell’ultimo decennio?
Occorre rifarsi al quadro internazionale così come si è determinato e si è poi modificato nell’ultimo trentennio. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica il fronte imperialista e capitalista mondiale è stato attraversato da una grande euforia e da una grande illusione: la Storia, per questo fronte, era finita, il capitalismo era interpretato come l’unica forma economica-sociale possibile e da qui “la fine della storia”.
Ma Francis Fukuyama non fa in tempo a “decretare” la fine della Storia che l’intera America Latina è attraversata da un’imponente pulsione antimperialista e rivoluzionaria: non solo Cuba resiste, ma in Nicaragua, in Venezuela, in Brasile, in Bolivia e in diversi altri Paesi dell’America Latina prendono corpo grandi movimenti di massa capaci di sostenere nuove e profonde trasformazioni sociali e politiche.
Gli stessi moti si sviluppano in Africa: non solo il Sudafrica guidato dal grande Partito Comunista Sudafricano segna di sé, della propria rivoluzione, l’intera Africa Australe, ma assieme alla Libia di Gheddafi mette in essere l’idea continentale di un’Africa libera dal giogo americano, attraverso il progetto di una Banca Centrale Africana e una moneta africana in alternativa e in sostituzione del Fondo Monetario Internazionale e del dollaro. E sarà per questo disegno strategico Libia-Sudafrica sostenuto da altri Paesi africani che gli USA, la NATO e l’UE bombarderanno, distruggeranno la Libia e trucideranno Gheddafi.
Anche in Asia un fronte antimperialista prende corpo attraverso la sconfitta di Eltsin e la vittoria di Putin in Russia, i due fatti di consistenza storica che spengono i desideri nordamericani di facile conquista della Russia postsovietica e della sua trasformazione in un nuovo e vasto mercato occidentale; un fronte antimperialista che accumula forze attraverso lo sviluppo economico del Vietnam socialista, le vittorie socialiste nel Nepal e nel Laos, il ruolo positivo dell’India e del ruolo antimperialista che al suo interno svolgono i due grandi partiti comunisti indiani di massa, l’azione del forte Partito Comunista Giapponese e, soprattutto, la titanica crescita economica, sociale, tecnologica, politica e militare della Repubblica Popolare Cinese che, attraverso questa poderosa base materiale non si pone solo come nuovo cardine del fronte antimperialista mondiale, ma anche come il più grande esempio della possibilità/necessità di costruire il socialismo nell’era della crisi globale del capitalismo e dell’egemonia Usa. Sulla base di questo decisivo cambiamento di rapporti di forza tra fronte imperialista e fronte antimperialista a livello mondiale, che si determina con una rapidità storica straordinaria, solo 18 anni dopo la fine dell’URSS e la ratifica della “fine della storia”, nel 2009 si costituiscono i BRIC (alleanza tra Brasile, Russia, India e Cina) e nel 2010 i BRICS, con l’entrata nell’alleanza e nell’acronimo del Sudafrica. Nel 2014 si costituisce poi, come straordinario segno di cambiamento nel mondo a favore dei popoli in via di liberazione, la Nuova Banca di Sviluppo, la banca dei BRICS come alternativa antimperialista al Fondo Monetario Internazionale. Se consideriamo come prima fase, dopo la fine dell’URSS, quella dell’euforia imperialista, e come seconda quella dell’imponente costruzione, nel quadro internazionale, del nuovo fronte antimperialista, la terza fase, che viviamo, è questa della rabbiosa e violenta reazione delle forze imperialiste e della NATO proprio all’inaspettato determinarsi, nel quadro mondiale, dell’unità degli Stati che sfuggono al dominio americano e, attorno all’epicentro del socialismo cinese, costruiscono i BRICS come primo nocciolo di un’alleanza tendente ad allargarsi sul piano planetario.
Nella reazione di guerra dell’imperialismo all’improvvisa crescita del fronte antimperialista, spiccano due “momenti” di particolare pregnanza internazionale e persino storica:
– il colpo di stato che nel 2014 organizzano – mettendo in campo il Battaglione Azov e i movimenti nazifascisti “banderisti” ucraini – gli USA, la NATO e l’Unione Europea a Kiev, per spodestare il legittimo presidente Viktor Janukovic contrario all’entrata dell’Ucraina nell’UE e nella NATO;
– il Summit del G7 del giugno 2021 in Cornovaglia, che permette a Biden di far genuflettere a sé, agli USA e alla NATO tutta l’Unione Europea, la Gran Bretagna, il Canada e il Giappone, licenziando, peraltro, un sanguinoso “Documento finale di Carbis Bay” (da tutti i Paesi presenti sottoscritto) che, chiedendo chiaramente la costruzione di un vasto fronte mondiale militare contro la Russia e la Cina, fronte che prevede anche l’entrata dell’Australia, della Corea del Sud e di altri Paesi, si presenta al mondo come un Documento che, se davvero si verificasse l’orrore della terza guerra mondiale, di questa guerra ne sarebbe il presupposto progettuale.
L’intento, da parte degli USA, della NATO e dell’Unione Europea di trasformare l’Ucraina in una sterminata Base NATO dotata di missili nucleari ai confini della Russia e come minaccia per la Cina, per la quale gli USA hanno in serbo il progetto di secessione di Taiwan, altro non è che la messa in pratica del progetto di guerra insito nel Documento di Carbis Bay, e la decisone russa di lanciare l’Operazione Speciale altro non è che una legittima difesa rispetto alla terribile minaccia antirussa insita nel progetto di trasformazione dell’Ucraina nella più grande Base NATO al mondo, diretta contro la Russia.
In Medio Oriente, come un ulteriore segno del rafforzamento del fronte antimperialista mondiale, la Siria respinge il tentativo Usa di distruggerla ed occuparla, vincendo invece la guerra contro gli americani; l’Iran, minacciato costantemente dagli Usa, dalla Nato e da Israele, non cede di un centimetro, rafforzando, al contrario, il proprio ruolo oggettivamente antimperialista e filo palestinese nella regione.
È in questo quadro di indebolimento generale del fronte imperialista mondiale e di profonda diminuzione del ruolo americano in Medio Oriente, che gli Usa “richiamano” Israele alle armi, chiedendo di nuovo a Tel Aviv, alla destra dai caratteri fascisti di Netanyahu, di riprender ad esercitatore violentemente il proprio ruolo di cane da guardia americano nella regione. Ciò anche con l’obiettivo di “riportare” gli Usa in Medio Oriente. È in questo contesto che prende corpo in Israele un fatto quasi mai citato dai media italiani e persino dalla sinistra e dai comunisti: il 19 luglio del 2018 Israele cambia natura istituzionale, ratificando quell’ideologia fascista che già la segnava ma che non era ancora stata assunta sul piano ufficiale: in quel 19 luglio 2018 lo Stato di Israele, da Stato ancora teoricamente, nominalmente, democratico, come veniva presentato nel progetto sionista, si trasforma, per legge costituzionale, nello “Stato Nazione del popolo ebraico”.
È il segno del cambiamento definitivo di Israele all’interno del nuovo quadro internazionale caratterizzato dalla rabbia imperialista successiva al formarsi del nuovo e possente fronte antimperialista. Con la definitiva mutazione istituzionale e ideologica del 19 luglio 2018, passata alla Knesset (il Parlamento israeliano) la possibilità che vi potesse essere un altro popolo ed uno altro Stato (quello di Palestina) oltre quello di Israele, finisce per sempre e la questione palestinese è definitivamente e brutalmente archiviata.
Da qui, dopo la svolta istituzionale-ideologica di Israele del 2018, 700 mila coloni sono sospinti dal potere israeliano ad occupare le terre e le case dei palestinesi, 279 insediamenti palestinesi sono violentemente conquistati dal nuovo popolo occupante israeliano e il popolo palestinese vede ancor più allargarsi la propria, drammatica, diaspora.
Un ultimo punto: Samir Amin, nella sua opera magistrale sull’ “Eurocentrismo”, invita fortemente, anche le forze di sinistra, antimperialiste e comuniste occidentali, a guardare le lotte di liberazione dei popoli non con gli occhi, sbagliati, dell’occidente, ma con gli occhi dei popoli in lotta.
-La sinistra moderata italiana, nel 1917, voleva dare la linea alla Rivoluzione d’Ottobre;
-la sinistra francese voleva dare la linea all’insurrezione algerina;
– la sinistra americana voleva dare la linea alla rivoluzione vietnamita.
Riflessi della cultura dominante occidentale sulle stesse forze della sinistra!
Oggi, noi, dobbiamo guardare alla tragedia e alla lotta del popolo palestinese con gli occhi dei palestinesi, dobbiamo guardare al processo unitario dell’intero popolo palestinese con gli occhi del popolo palestinese! E la linea non voglio darla io, non dobbiamo darla noi al popolo palestinese: io la linea la prendo da chi soffre, muore e combatte sul campo di battaglia, la linea la prendo dall’eroico popolo palestinese che oggi si unisce contro lo Stato e l’esercito di Israele; la linea la prendo da questo rivoluzionario, da questo partigiano, da questo combattente che oggi è qui con noi: il compagno Bassam Saleh’, al quale do la parola per la conclusione di questa magnifica manifestazione!
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