“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

Iimagesntervista a Fayez Badawi, portavoce per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

a cura di Gustavo Carneiro | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Fayed Badawi è il portavoce ufficiale per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. In un’intervista concessa ad Avante!, ha sottolineato che solo l’unità delle forze della sinistra palestinese ed araba e l’intensificazione della resistenza popolare potranno porre fine all’occupazione israeliana e conquistare l’indipendenza della loro patria e l’emancipazione del proprio popolo. Da molto tempo Fayez Badawi partecipa alla Festa di Avante! in qualità di rappresentante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), ma è la prima volta che è responsabile di un proprio padiglione nello Spazio Internazionale, che ha permesso a lui e ai compagni che lo accompagnavano, di contattare migliaia di persone.

Come valuta il FPLP l’attuale situazione dell’occupazione sionista della Palestina?

Prima di iniziare a rispondere a questa domanda, mi farebbe piacere inviare un saluto al popolo portoghese per la sua costante solidarietà con la Palestina e, attraverso il Partito Comunista Portoghese, un partito fratello, vorrei manifestare il mio affetto e il sostegno a questo grande popolo, il popolo di Aprile.

La situazione della Palestina, come quella di tutti gli altri paesi, è legata all’attuale fase di crisi del capitalismo, che ricorre alla guerra e attacca i lavoratori e i più poveri, come è evidente nell’UE con le cosiddette politiche di austerità. Nel caso concreto della Palestina, la situazione è abbastanza complicata a causa dell’esistenza dello Stato fascista di Israele che, è bene ricordare, è una costruzione del capitale realizzata da coloni provenienti dall’Europa. La vita del mio popolo è realmente drammatica, a tutti i livelli.

Puoi specificare?

Come è ben noto, il mio popolo è disperso dal 1948. Ci sono migliaia di rifugiati in Siria, Giordania e Libano, molti dei quali vivono in condizioni drammatiche. In Siria, dove i rifugiati palestinesi erano trattati esattamente come i siriani e avevano gli stessi diritti all’istruzione e alla sanità, oggi soffrono proprio ciò che soffre il popolo siriano: molti sono ancora una volta i rifugiati a causa della guerra che imperversa nel paese, che non è una guerra civile, ma un’aggressione dell’imperialismo sostenuta dai suoi lacchè del cosiddetto “Stato Islamico” e di Al Qaeda.

Ci sono anche quelli che sono chiamati “arabi israeliani”, che in verità sono palestinesi, quelli che vivono sotto occupazione in Cisgiordania e quelli che sono confinati nel maggiore campo di concentramento della storia, la Striscia di Gaza. E ci sono ancora la fame, l’accerchiamento, le persecuzioni… E’ una situazione inumana, ma il mio popolo resiste perché vuole vivere.

Ciò che i palestinesi vogliono è una pace vera e questo si scontra con il comportamento e l’esistenza di Israele. A questo proposito, voglio condannare – non criticare, ma condannare! – la politica dell’Unione Europea, che asseconda lo Stato di Israele, nonostante tutte le violazioni e le violenze che esso esercita contro la Palestina e il suo popolo. Ma posso garantire che resisteremo fino alla fine!

Come ha messo in evidenza il vostro padiglione alla Festa, la questione dei prigionieri è componente importante dell’attività del FPLP. Qual è la situazione dei prigionieri palestinesi in Israele e che prospettive esistono per la loro liberazione?

La situazione dei prigionieri è drammatica. Sono trattati peggio degli animali, poiché non hanno diritto a nulla, e sono soggetti ad arresti amministrativi, a torture e a situazioni di isolamento prolungato. Israele applica metodi fascisti, come la possibilità di condannare un bambino a 20 anni di prigione per avere lanciato pietre e di detenere amministrativamente qualsiasi persona con qualsiasi pretesto.

Ad esempio, Bilal Kayed è un giovane di 35 anni, che è in carcere da 20, e che ha avuto la forza di fare uno sciopero della fame di 71 giorni, a cui hanno aderito altri compagni. Il suo motto era “vittoria o morte” e ha vinto! Oggi non si trova più in isolamento e riceve visite dei familiari, il che è una conquista.

Il FPLP inizierà una campagna di appoggio ai prigionieri e per chiedere la loro liberazione, per la quale chiede il sostegno dei partiti comunisti e di sinistra. Colgo l’occasione per ringraziare di cuore la presa di posizione del Partito Comunista Portoghese, che ha denunciato al Parlamento Europeo la situazione del nostro compagno Bilal Kayed e degli altri prigionieri palestinesi.

Negli ultimi anni, si è ampliato il riconoscimento della Palestina da parte di vari paesi e organizzazioni internazionali, come l’UNESCO e la stessa ONU, ed essa oggi ha lo status di osservatore non membro. Questo fatto ha avuto un impatto positivo sulla vita quotidiana dei palestinesi?

Il maggior successo, compagno, è il fatto di avere resistito. E’ l’unico vero successo. Nonostante tutta la barbarie, viviamo e resistiamo. Viviamo in esilio, sotto l’occupazione, con la fame, nella miseria, ma resistiamo come popolo e riusciamo a proteggere la nostra cultura, la nostra lingua e la nostra identità. E questo è molto importante.

Generazione dopo generazione, il nostro popolo continua ad essere geloso dei suoi diritti, i nostri bambini e i nostri giovani si impegnano ogni giorno di più nella causa del loro popolo per il diritto a ritornare nella propria patria libera. Non ci sarà pace senza il ritorno dei rifugiati palestinesi nella propria terra. Noi abbiamo una soluzione giusta: uno Stato laico e democratico in tutto il territorio della Palestina per tutti quanti vi desiderino vivere in pace.

Quale percorso indica il FPLP per raggiungere l’indipendenza della Palestina?

Il primo punto essenziale per noi è il recupero dell’Organizzazione per la Liberazione ella Palestina (OLP), che è stata sequestrata dalla destra riunita nell’Autorità Nazionale Palestinese che, ricordiamo, è una creazione degli Accordi di Oslo [che il FPLP non ha mai accettato] e non rappresenta gli interessi del popolo. L’Autorità Nazionale Palestinese è stata creata proprio per sostituire l’OLP.

Una seconda questione molto importante riguarda la necessità di raggiungere l’unità del popolo palestinese, il che significa che Hamas e Fatah dovrebbero mettere da parte le loro divergenze e sforzarsi di applicare un programma comune di difesa del nostro popolo. Siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo per raggiungere punti di convergenza volti all’unità nazionale contro l’occupazione.

Quali sono questi punti?

Questioni molto oggettive, ma essenziali, riguardanti il modo con cui si svolgono le elezioni, di come organizziamo la resistenza, di come scateniamo la sollevazione popolare. Il FPLP ha anche l’intenzione di lavorare per l’unità della sinistra palestinese, araba e mondiale. Se non esistono la solidarietà e la collaborazione internazionale siamo tutti perduti, nel mio paese ma anche in America Latina e in Europa.

Ma ho fiducia che la vittoria finale sarà nostra. Come il Vietnam ha sconfitto gli Stati Uniti e l’Algeria si è liberata dal giogo coloniale francese, anche il popolo della Palestina sarà in grado di liberarsi, attraverso la solidarietà, il boicottaggio e la propria resistenza.

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