Al via Dyma 2017: la NATO si esercita alla guerra nel mare siciliano


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In un contesto internazionale caratterizzato dalla crisi del capitalismo e dalla intensificazione delle tensioni tra le potenze imperialiste e le relative alleanze, con una crescente corsa agli armamenti e al militarismo, si svolgerà al largo delle coste della Sicilia orientale dal 13 al 24 marzo una imponente esercitazione della NATO, denominata Dynamic Manta 2017 con la partecipazione della Standing NATO Maritime Group 2, Task Unit U02 (SNMG2 TU02) e coinvolgerà mezzi aeronavali ed equipaggi provenienti da 10 Paesi dell’alleanza militare imperialista euro-atlantica: Italia, Grecia, Francia, Spagna, Turchia, USA, Inghilterra, Canada, Norvegia, Germania.

“Dyma 2017” «rappresenta la principale esercitazione della NATO nel Mediterraneo dedicata all’addestramento anti-sommergibile» con l’obiettivo di «incrementare la capacità di combattimento in contesti operativi multinazionali» – secondo quanto diffuso dal Ministero della Difesa italiano e  «fornire a tutti i partecipanti una complessa e impegnativa formazione di guerra per affinare la loro interoperabilità e competenza nelle capacità di guerra anti-sommergibili e anti-navale» – come si legge nella nota del Comando Marittimo Alleato – che si associa all’altra annuale esercitazione marittima che si svolge nel Nord Atlantico col nome di Dynamic Mongoose (26 giugno-8 luglio 2017).

Nel dettaglio: sommergibili (anche a propulsione nuclerare) da Italia, Francia, Grecia, Spagna, USA e Turchia, saranno sotto il controllo del Comando Sommergibili NATO (Comsubnato) e opereranno con 10 navi militari di Grecia, Italia, Inghilterra, Francia, Turchia e Stati Uniti. Le navi saranno supportate da 14 aerei da pattugliamento marittimo ed elicotteri di Canada, Francia, Inghilterra, Italia, Norvegia, Spagna, Turchia, Germania e USA che opereranno dalla base di Sigonella e da bordo delle navi. L’Italia parteciperà con il cacciatorpediniere Luigi Durand De La Penne, il sommergibile Pietro Venuti e un elicottero SH90 della Marina Militare, fornendo supporto logistico attraverso il Comando Marittimo della Sicilia, la Base Navale di Augusta e la Base Aerea di Sigonella. Negli stessi giorni un’altra area della Sicilia sud-orientale è completamente interdetta alla popolazione e ai pescatori, quella di Pachino tra Punta delle Formiche e Punta Castelluzzo, una incantevole area naturalistica, marina e terrestre, che è riservata fino al 22 marzo alle esercitazioni di tiro a fuoco delle forze speciali statunitensi (Special Forces Group USA) nel poligono marittimo di Pachino Target Range E321.

Ancora una volta la Sicilia viene coinvolta in manovre e esercitazioni di guerra con serie ricadute sull’ambiente relativo all’inquinamento delle acque e danni economici per l’interdizione della pesca. Da notare la crescita delle nazioni coinvolte a testimonianza di come sono crescenti gli interessi e le dispute nel controllo di un’area geostrategica importante come quella del Mar Mediterraneo – divenuta nel frattempo una gigantesca fossa comune di profughi e sempre più affollata di navi militari – e della Sicilia nel rafforzamento del cosiddetto “fianco Sud” su cui insiste naturalmente l’imperialismo italiano, concentrando i suoi interessi maggiori sulla Libia.

Nel mese di febbraio la NATO ha annunciato la costituzione di un “Hub per il sud”, come fra l’altro proposto dal governo italiano, che sarà realizzato nel JFC Naples (Comando congiunto interforze di Napoli): «Ci aiuterà a coordinare le informazioni in paesi di crisi come la Libia e l’Iraq e ci aiuterà ad affrontare il terrorismo e le altre sfide che vengono dalla regione del Nordafrica e del Medio Oriente» ha dichiarato il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg. L’hub di Napoli si occuperà anche di ‘capacity building’ nei Paesi della regione e «di coordinamento di tutte le operazioni che si possono fare per il Sud» ha aggiunto il ministro Pinotti. I centri di Comando di Napoli e di Solbiate Olona, saranno nevralgici anche nel prossimo futuro per gestire le missioni NATO negli scenari nordafricani e mediorientali.

Nel corso del 2017, il Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (Shape) ha programmato 83 esercitazioni militari di vario tipo in Europa, di cui altre 3 si svolgeranno in Italia, e la maggior parte saranno condotte ai confini europei orientali con la Russia che risponde incrementando a sua volta le esercitazioni: nel 2017 saranno 2800 le esercitazioni in programma secondo quanto annunciato dal generale dell’esercito russo, Sergei Shoigu; raddoppieranno quelle delle truppe missilistiche superando quota 150; tre esercitazioni internazionali saranno realizzate dal distretto militare orientale con Mongolia, India e Vietnam, altre sono previste in Medio oriente come quella con l’Egitto, e a fine anno una delle più grandi esercitazioni congiunte avrà luogo in Bielorussia.

L’Alleanza Atlantica sta affinando e provando in modo permanente le sue capacità di intervento militare multinazionale (nonostante le contraddizioni al suo interno), con l’obiettivo di estendere la sua area d’influenza e d’intervento dall’Europa, all’Africa, all’Asia, ben al di là della “sicurezza dei propri confini”. L’approfondirsi della tendenza alla guerra è la conseguenza nell’ambito politico-militare delle contraddizioni della crisi economica del sistema capitalistico a livello internazionale e il mutamento dei rapporti di forza internazionali (emblematici gli sviluppi in Siria) tra le cosiddette potenze imperialiste “tradizionali” e le cosiddette “potenze emergenti”, con la tendenza alla formazione di nuove alleanze e blocchi, nuove architetture e meccanismi per una nuova spartizione del mondo, delle zone d’influenza, nella disputa inter-imperialistica per le risorse energetiche, vie di trasporto, posizioni geopolitiche, quote di mercato ecc. per i rispettivi monopoli. Al di là delle visioni idealistiche e opportuniste, ciò non porta che all’inasprimento della competizione globale e la tendenza alla guerra in cui ognuno gioca le sue carte politiche, diplomatiche, economico-commerciali e militari a vantaggio dei propri monopoli e obiettivi globali o regionali all’interno di alleanze (mutevoli) strategiche, blocchi, accordi commerciali o di pace temporanei ecc. a spese dei popoli che vengono schiacciati e intrappolati in queste dispute e antagonismi.

Tutte le esercitazioni NATO non possono pertanto esser estrapolate da questo contesto e rappresentano un’evidente preparazione alla guerra globale a cui le borghesie imperialiste e apparati industrial-militari si dedicano (parlando di pace e lotta al terrorismo) alla preparazione – politica, ideologica, diplomatica, economica e militare – della stessa come soluzione alla crisi economica e alla regolazione della ripartizione del mondo dove tutti gli Stati capitalisti sono coinvolti in misura diversa, in base alla loro forza economica, politica e militare. Ciò vale anche per l’imperialismo italiano, che si muove per difendere e promuovere gli interessi dei propri monopoli – su tutti Eni, Finmeccanica ecc. – nel quadro dell’alleanza strategica atlantica, dell’UE e della NATO, partecipando alla spartizione del bottino.

L’attiva partecipazione del nostro paese a queste manovre (ricordiamo anche che nel 2015 si tenne sempre in Sicilia la più grande esercitazione NATO degli ultimi decenni) e meccanismi conferma la volontà della borghesia italiana e del suo governo di svolgere un ruolo di rilievo nella struttura di questa alleanza militare imperialista inter-statale, nella politica d’aggressione e saccheggio del braccio armato dell’imperialismo USA e UE, con l’intento di rafforzare la sua posizione nel portare avanti i suoi interessi mediati all’interno  dell’alleanza a guida USA, con una sempre maggiore implicazione delle proprie forze armate e del territorio italiano nei piani imperialisti nel Medio Oriente e Nord Africa, in particolare in Libia. In questo svolge un elemento importante la sua posizione geografica strategica, facendo del nostro territorio un’enorme portaerei atlantica nel Mediterraneo attraverso le innumerevoli servitù militari – installazioni, strutture e basi militari USA-NATO – in particolare in Sicilia con le basi di Niscemi, Sigonella, Trapani Birgi e Augusta. Anche la presenza dei militari italiani in ogni fronte di guerra, dall’Afghanistan al Kosovo, dall’Iraq alla Libia, dalla Somalia al Mali ecc., e la produzione e l’esportazione di armi (8° produttrice di armi al mondo) risponde a questi obiettivi.

Il governo del PD con il ministro Pinotti sta disegnando un nuovo corso della strategia italiana, rendendo sempre più carta straccia l’art.11 della Costituzione, riconfigurandola a potenza che interviene militarmente nelle aree che si affacciano nel Mediterraneo, nord africa, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri “interessi vitali” economici e strategici, e ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi della NATO. A questo consegue una nuova struttura per i vertici di tutte le forze armate, sul modello Pentagono, che sorgerà a Centocelle (Roma) e una nuova corsa agli armamenti con, inoltre, una maggiore professionalizzazione dell’esercito, in grado di combattere in paesi lontani e usare nuove tecnologie. Allo stesso tempo, il nuovo esercito prospettato dalla Pinotti avrà il compito anche della «salvaguardia delle libere istituzioni» con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza». Insomma, un Esercito che viene aggiornato alle necessità di uno Stato imperialista sia all’interno dei propri confini che all’esterno nel quadro dell’alleanza della NATO e dell’UE.

A rilevanza delle contraddizioni interne a questo blocco, la scorsa settimana è stato costituito il primo Comando Militare Unificato dell’UE che rappresenta un ulteriore tassello nella politica di difesa comune europea definita «complementare alla NATO» da Alfano. Il Mpcc (Military planning and conduct capability) comanderà le missioni militari europee ‘non executive’ (tra quelle attualmente in corso, in Mali, Centrafrica e Somalia) e costituisce un tentativo di rafforzamento del blocco imperialistico europeo con la realizzazione della Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nella difesa rilanciata dalla Strategia globale presentata a giugno scorso dalla Mogherini e sostenuta, tra gli altri, da Italia, Francia, Germania e Spagna.

Il territorio italiano, e in particolare quello siciliano, è costantemente coinvolto dal governo nei “giochi” di guerra della NATO che non hanno nulla in comune con i reali interessi dei popoli del mondo, dei lavoratori e dei settori popolari del nostro paese a cui corrispondono nel contempo della crescita del coinvolgimento nei meccanismi della NATO e negli interventi imperialisti, l’incremento della spesa militare «all’1,18% del PIl, 23 miliardi l’anno» verso l’obiettivo imposto dagli USA del 2% del PIL, con tagli alla spesa sociale, compressione dei salari, dei diritti sociali e democratici, incremento della repressione, della precarietà e sfruttamento lavorativo. La parola d’ordine di “sabotare la guerra imperialista” assume 100 anni dopo la sua manifestazione più grande tutta la sua piena attualità e necessità, con il nostro compito di saper comprendere e assumere pienamente gli insegnamenti della Storia e applicarli nelle condizioni odierne per un’opposizione alla guerra imperialista che possa concretamente colpirla e fermarla, con la lotta per la chiusura delle basi USA/NATO nel nostro territorio e di ogni servitù militare, la fine del coinvolgimento del nostro territorio e paese nei piani imperialisti e l’uscita unilaterale dalla NATO e l’UE nel quadro della lotta contro “la nostra borghesia” mettendo rivoluzionariamente fine al sistema che produce sfruttamento, miseria, guerre e profughi.

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