Il ruolo delle donne nella costruzione dello Stato palestinese

Traduzione di Marica Guazzora

Tesi di dottorato di Hanady Awni Muhiar Muñumer

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La prima questione  da sottolineare è che tutti coloro che sono interessati a questi i temi possono ricercare  le tesi universitarie fatta dagli studenti stessi.

Queste tesi sono accessibili, in file digitali pubblici e alla portata di qualsiasi motore di ricerca. Questa pubblicità è  lo sforzo fatto dall’università  anche per facilitare il lavoro, sia di altri ricercatori che del pubblico,  per accedere a tutto ciò che viene indagato nell’università spagnola.

Le tesi sono state  dirette da Roberto Mesa, Carmen Ruiz Bravo-Villasante e José Ángel Sotillo, noti politologi e arabi. Le tesi   indicano campi inediti e nuovi.

Un altro elemento da evidenziare che in questa tesi  la Dr. Muhiar, ha gestito la documentazione e ha tenute  interviste con i protagonisti della storia contemporanea palestinese in tre lingue, tra cui l’arabo.

Lo studio è un affresco della resistenza palestinese fino al 1982 e di come le donne hanno partecipato cercando di avere una propria agenda, ma integrandosi perfettamente  nelle lotte per la liberazione nazionale.

Per fare questo, il lavoro è stato diviso in due periodi storici della espropriazione palestinese: il primo copre l’intero mandato britannico (1920-1948) dopo la distruzione dell’Impero Ottomano, la divisione coloniale franco-britannico Sykes Picot e la Dichiarazione Balfour, l’auto proclamazione della creazione dello Stato d’Israele e la guerra del 1948. In sintesi  un periodo in cui le donne si organizzano per affrontare la complicità britannica-sionista; e una seconda parte che si estende da Al-Nakba, la catastrofe per il popolo palestinese, a partire dal 1948, attraverso l’occupazione totale della Palestina storica nel 1967,  con l’intento di  porre fine alla resistenza palestinese dopo il settembre nero e l’espulsione del fedayeen del Libano nel 1982.

Ci sono un paio di pagine, che sembrano poche e limitate, riferite  al periodo 1982-2015, con il consolidamento della occupazione e la repressione strutturale dei palestinesi da parte israeliana, con l’intifada e la creazione di un’Autorità palestinese. Stiamo ansiosamente aspettando che l’autrice riprenda il suo lavoro e lo estenda a date più recenti. Inoltre, occorrerà fare una sintesi tra i risultati e i fallimenti delle politiche di genere.

Il valore di questa tesi è quello che riguarda la storia recente della Palestina e gli sviluppi dell’organizzazione e riorganizzazione continua delle donne, – prima della repressione britannica, il regime sionista e gli arabi insieme – e facendo parte dei movimenti della resistenza palestinese e della liberazione, in un contesto di società patriarcale.

Le organizzazioni femminili hanno adattato la loro attività a seconda della situazione della resistenza palestinese, compreso il lavoro clandestino, nonostante grandi perdite, ma in genere, dai dati narrati da Muhiar, hanno il potere di mantenere l’unità, nonostante le varie divisioni di partito.

Ci sono altri elementi che questo lavoro evidenzia:

– le organizzazioni femminili, create inizialmente nella prima fase della resistenza al complotto degli inglesi e dei sionisti, furono guidate dalle donne della  classe medio alta   cristiana e musulmana delle zone urbane.  Dopo la catastrofe, con l’avvento dello stato di Israele, ci fu uno spostamento verso una divulgazione più popolare  della leadership delle donne,  colpite dall’importanza dell’istruzione delle ragazze, sia per il lavoro dell’UNRWA -la agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati-  sia  per un cambio di atteggiamento all’interno delle famiglie che stavano comprendendo come  l’istruzione è lo strumento  per il miglioramento sociale.

-un impegno dell’agenda  femminista alla lotta per i diritti nazionali e le circostanze drammatiche imposte dalla resistenza, tra cui la lotta armata, la persecuzione, l’esilio, la prigione, la tortura, la clandestinità, la repressione di qualsiasi tipo , inclusi l’emigrazione e l’attività militante del marito.

Ma ciò non significa che la lotta delle donne a livello politico abbia portato ad un aumento della leadership femminile, un cambiamento nella percezione sociale e una migliore comprensione del ruolo delle donne all’interno della famiglia e della società.

L’autrice  sottolinea che sono degne di nota, pertanto, oltre alle attività politiche formali narrate abbondantemente nella storiografia, dove ci sono  donne, anche se poche, le attività politiche ‘informali’ legate ai cambiamenti  che le donne portano  da protagoniste nella società palestinese.

Le basi delle mobilitazioni palestinesi, la loro radicalità e la loro estensione non possono essere intese senza la storia delle donne,  il graduale cambiamento del loro ruolo e l’accettazione sociale di essa. Per questo motivo,  occorre sottolineare che coloro che si oppongono alla liberazione del popolo palestinese, britannici o israeliani, hanno cercato di rafforzare in molte occasioni gli elementi patriarcali e tradizionali, per ridurre la capacità della resistenza palestinese. Il movimento religioso musulmano è anche stato attivo nel promuovere l’associazione delle donne, ma più nel campo delle organizzazioni di carità.

Questo lavoro, a beneficio di chiunque sia interessato, è consistito nel riunire la politica formale e l’intera storia dell’organizzazione delle donne e illustra la prevista politica sionista di espansione, parla  dell’ ecocidio  (distruzione consapevolmente perpetrata nel suo ambiente naturale) – nelle parole di Bichara Khader – parla della colonizzazione per sostituire il popolo palestinese,  e di come  la resistenza palestinese e le sue organizzazioni femminili, rimaste orfane dal sostegno arabo e internazionale, hanno cercato di affrontarlo.

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