Piccola riflessione sul perché voterò Potere al Popolo anche se avrei voluto votare Pci.

di Marica Guazzora

A parer mio, la questione nasce da lontano. Già fin dalla ricostruzione del Pci avevamo subito defezioni di compagni/e di base e di dirigenti, anche di intellettuali di spessore, provenienti sia dal Pcdi che dal Prc, creando malcontento, disorientamento, disaffezione e  perdita di fiducia nel gruppo dirigente nazionale da parte di compagni/e del nostro partito.  Questo avrebbe dovuto porre qualche domanda non solo alla Segreteria ma a tutto il Comitato centrale. Non è roba vecchia. Perché perdere compagni/e non è una tragica fatalità. Non è così.

Il peso delle perdite si sente sempre, si paga sia dal punto di vista intellettuale,  di analisi, che organizzativo.

Il Comitato centrale  è responsabile quanto la Segreteria, dello sconquasso provocato nella base del partito dalla questione elettorale di oggi.

Non ne faccio nemmeno una ragione di Statuto o di  centralismo democratico, abbiamo visto in parecchi casi che entrambi sono  come la coperta di Linus che ognuno tira dalla propria parte. Il centralismo democratico deve tenere insieme rappresentanza e decisione, che se non stanno insieme in una qualsiasi forma di organizzazione non c’è politica, non c’è pratica realizzatrice di un bel nulla, ma si deve operare per il ripristino della concezione leninista del centralismo democratico e cioè auspicare la democrazia del consenso e non la logica maggioritaria.

Non è nemmeno la prima volta che lo dico, che lo  scrivo.

Il non voler vedere, il non voler capire, è responsabilità di tutti.

Avevamo un sogno, avevamo  l’entusiasmo di essere passati attraverso difficoltà enormi per arrivare a riavere il simbolo del vecchio Pci.

Avevamo l’entusiasmo di vedere giovani e meno giovani che di nuovo si avvicinavano, di nuovo si iscrivevamo. Si aprivano  nuove Sezioni.

 Il 21 gennaio del 2017 un grande corteo ha festeggiato il vecchio e il nuovo Pci a Livorno. E di nuovo in tanti, a novembre a Mosca, a festeggiare il centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Noi Comunisti italiani abbiamo subito grandi disastri che ci hanno praticamente asfaltato: dalla caduta dell’Urss,  lo scioglimento del Pci, poi la scissione dal Prc, e infine la fuoriuscita dal Parlamento, disastri elettorali come Arcobaleno e Rivoluzione civile.

Risalire la china, ritrovare la voglia di fare che avevamo  quando abbiamo fondato tutti insieme prima  il Prc e poi i Comunisti italiani, dopo  quanti errori! Un’impresa terribile,  ma ci stavamo riuscendo. Ora se i tempi non erano maturi per presentarci come Pci, dopo tutti i gridolini di entusiasmo emessi nel 2017, ce lo dovevate dire. Dovevamo saperlo. Non si fanno dichiarazioni altisonanti che poi risultano fasulle dopo due giorni. Non si intraprendono strade chiedendo al Comitato Centrale di ratificare decisioni prese altrove. Detto questo, ognuno si assumerà le proprie responsabilità nella situazione in cui si trova.

Ma siamo  arrivati fino qui, doloranti e rissosi come solo i comunisti/e sanno essere. Potere al popolo non mi piace per una serie di ragioni, che forse sono anche diverse da quelle per cui non piace ad altri compagni e compagne. Perché a me i centri sociali piacciono, mi piacciono le femministe, mi piace chi si occupa delle questioni del lavoro con entusiasmo, della guerra e della pace, del razzismo e dell’omofobia, dell’antifascismo che ci coinvolge tutti e tutte.

Quello che non mi piace è essere sempre ignorati dai media, perché continuiamo nella logica perdente di essere di supporto a qualche altro partito, movimento, organizzazione, società civile, non responsabilmente noi, noi con la nostra faccia di Partito Comunista italiano e con i nostri simboli e le nostre bandiere.

E’ retorico? Forse.

Ma Potere al Popolo ha raccolto le firme, si presenta, lì dentro ci sono dei comunisti, i nostri, i loro, gli altri.  E se perde perdiamo tutti e tutte. Noi comunisti/e del Pci che siamo abituati  a tenere la testa alta, non ci dobbiamo sentire responsabili nemmeno per un voto, se non si dovesse raggiungere il 3%. Nemmeno per un voto.

Per questo il 4 marzo  voterò Potere la popolo.

E poi tireremo le somme nelle sedi opportune.

 

 

 

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