Brasile, elezioni 2018: presidenziali (e non solo) Questa è una breve guida per capire come e per cosa si vota in Brasile quest’anno.

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Il 7 ottobre 2018  (ieri) si va alle urne per le elezioni generali. Sono cinque gli incarichi politici: presidente (e vice), governatore (e vice), senatore, deputato federale e deputato statale.

Diciamoci la verità: comprendere bene come si struttura il sistema politico elettorale nel paese sudamericano non è facile. Per far intendere meglio come si organizzano le elezioni politiche in Brasile, ho pensato alla presente guida nella quale tenterò di spiegare in maniera breve come si vota, per cosa si vota e quali sono gli incarichi.


Quando si vota e frequenza
Le elezioni si svolgono ogni quattro anni. Si vota ai primi di ottobre, sempre di domenica, dalle ore 8 alle ore 18. In Brasile sono presenti quattro diversi fusi orari.

Quello di riferimento, considerato ufficiale, è UTC-3(rappresentato in blu sulla mappa accanto) il cosiddetto “Horário de Brasília”, che comprende il Distretto Federale, gli stati del sud (Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná), sud ovest (São Paulo, Rio de Janeiro, Minas Gerais e Espírito Santo) e nord est (Alagoas, Bahia, Ceará, Maranhão, Paraíba, Piauí, Pernambuco, Rio Grande do Norte e Sergipe), Goiás (stato del centro ovest brasiliano), e tre stati del nord, Tocantins, Pará e Amapá. Si vota nel rispetto di ogni singolo fuso orario.


Il voto
Il Brasile è una repubblica presidenziale, dove troviamo racchiuse nella figura del presidente sia la funzione di capo di governo che quella di capo di stato, proprio come Trump negli Stati Uniti. Tuttavia a differenza del paese nordamericano, nella costituzione brasiliana non sono previsti i collegi elettorali, poiché il nostro sistema elettorale è basato sulla democrazia diretta. Ciò significa che gli elettori votano direttamente i candidati o i partiti.

Si elegge il presidente della repubblica e il suo vice in base al voto maggioritario, lo stesso avviene altresì per governatore (e vice di ogni singolo stato federato), senatore e sindaco (e vice). Il deputato statale, quello federale e il consigliere comunale vengono eletti, invece, tramite un sistema elettorale proporzionale.

Deputato statale e deputato federale?

Il Brasile, ufficialmente Repubblica Federale del Brasile (in portoghese República Federativa do Brasil), è, come suggerisce il nome, una repubblica federale formata da 26 stati federati e un distretto federale, nel quale si trova la capitale Brasilia (sì, Brasilia! Né Rio de Janeiro, che in realtà è stata capitale dal 1889 al 1960, e neppure San Paolo). Quando si parla di “deputato statale” non si fa riferimento ad un deputato del governo statale centrale, come viene concepito in Italia; in questo caso, il termine “statale” fa riferimento ai singoli stati che compongono il Brasile, che sono da intendere quasi come le regioni italiane — certo, non sono esattamente la stessa cosa ma, in questo modo, è più facile immaginare l’organizzazione politica brasiliana.

In ogni singolo stato federato, dunque, è presente la Camera dei deputati (statali) o Assemblea legislativa. I deputati statali rappresentano il popolo di quello stato in quello stato. A Brasilia, nel Distretto Federale, invece, è presente la Camera dei deputati (federali). Essi rappresentano, presso la capitale del paese, il popolo di ogni singolo stato federato.

Nei casi in cui prevalgono i voti maggioritari (presidente, governatore, senatore e sindaco), il candidato vincitore deve ottenere più della metà dei voti validi (maggioranza assoluta) o semplicemente il maggior numero dei voti (maggioranza semplice). In caso di pareggio o del non raggiungimento della maggioranza dei voti, è previsto il ritorno alle urne, in un secondo turno e, in caso di ballottaggio, una nuova data verrà scelta dal Tribunale Superiore Elettorale (TSE), a distanza di 50 giorni dal primo giorno di votazione.

Sembra abbastanza complicato! Sì, un po’ lo è, ma parliamo pur sempre di un paese di dimensioni continentali, molto complesso e molto diverso a livello sociale e culturale.


Se si vota per tanti incarichi, come si vota?
In primis, si usa l’urna elettronica. Perciò, ogni partito ha un numero di riferimento. Ad esempio, il numero del partito del presidente in carica, Michel Temer (2016-), Movimento Democrático Brasileiro (MDB), è il 15. Il 13, invece, è del Partido dos Trabalhadores (PT), partito di Lula e di Dilma Rousseff, gli ex presidenti eletti (rispettivamente 2003–2011 e 2011–2016). Dall’altra parte, l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso (1995–2003), del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) era rappresentato dal numero 45.

L’elettore può inoltre votare “bianco” (votare scheda bianca) e può votare “nullo” (votare scheda nulla). In caso decidesse di votare scheda bianca, potrebbe pigiare l’apposito tasto Branco dell’urna. Se invece si optasse per il voto scheda nulla, basterebbe scegliere qualsiasi numero che non corrisponda ad un partito esistente.

Anche i brasiliani fanno fatica a capire bene la differenza fra una modalità e l’altra. L’origine delle espressioni rimanda ovviamente alla scheda cartacea, nella quale però solitamente votare in bianco significa annullare la scheda.

In Brasile, dato l’obbligatorietà della partecipazione alle votazioni, votare scheda bianca e votare scheda nulla sono due modalità diverse dell’esprimersi in ambito democratico. Da quanto riportato dal sito del Tribunale Superiore Elettorale, votare scheda bianca è non manifestare alcuna preferenza politica. Dall’altra parte, il voto nullo rappresenterebbe il cittadino che ha espresso il suo voto: ha votato ma ha appunto annullato il voto. Mi spiego: è come se scheda bianca fosse una manifestazione di soddisfazione (o di una non protesta) all’attuale situazione politica del paese; scheda nulla invece sarebbe una manifestazione di protesta, un modo di dire “sono venuto a votare, sto votando, però non vado d’accordo con nessuno dei candidati che si sono presentati a queste elezioni”.

Scheda bianca e scheda nulla non fanno parte dei cosiddetti voti validi (i voti espressi direttamente al candidato o al partito). Il voto nullo e bianco, infine, sono considerati non validi — ovvero, non entrano nella sommatoria dei voti necessari per eleggere un candidato.

È possibile inoltre votare direttamente ad un partito. Per esempio, se si decidesse di votare per il Partito 99* però non si sapesse per chi votare (esclusi presidente, governatore e sindaco, dato che questi incarichi vengono rappresentati dal numero del partito, senza aggiunta di numeri in più, come occorre per gli altri incarichi), si potrebbe tranquillamente pigiare 99 anche nei casi di consigliere comunale, deputati (statale e federale) e senatore: questi sono considerati i “votos em legenda”.

L’elettore che ha scelto per chi votare dovrà conoscere il numero che rappresenta ogni singolo candidato. Perciò, in ogni schermata dell’urna elettronica ci sono due quadrati nel caso del presidente, del governatore e del sindaco, tre nel caso del senatore, quattro deputato federale o cinque per il deputato statale e consigliere comunale. Questi quadrati verranno riempiti

dall’elettore pigiando sull’apposito tasto. Non appena si premono i tasti, escono fuori il nome del candidato, il nome del suo partito, una sua foto, il nome del vice e il partito del vice. Si struttura così:

Deputato statale: 99111;
Deputato federale: 99122;

Senatore: 993;
Governatore: 99;
Presidente: 99.

Anche alle comunali la struttura è sempre quella:

Consigliere comunale: 99123;
Sindaco: 99.

(*Il 99 non rappresenta nessun partito).

Voto: più che un diritto, un dovere
Il voto in Brasile è obbligatorio: ciò significa che ogni cittadino appena compiuta l’età legale (18 anni) si deve recare presso un ufficio elettorale del proprio quartiere di residenza e iscriversi alla lista degli elettori. Di solito, la sezione elettorale è la scuola più vicina alla residenza dell’elettore.Qualora l’elettore non si trovasse nella sua città nel giorno di votazione, può giustificare l’assenza sempre presso un ufficio elettorale. Altrimenti sarà costretto a pagare una multa di R$ 3,51, corrispettiva di € 0,75. Se non perviene la giustificatoria e non si paga la multa, il cittadino non può richiedere ad esempio il passaporto e nemmeno partecipare a concorsi pubblici.

Dobbiamo ricordarci che il Brasile ha vissuto anni di dittatura militare. Il voto è diventato obbligatorio dal 1988, data dell’attuale Costituzione federale. Secondo le istituzioni, renderlo obbligatorio ed universale è servito a coinvolgere la società all’idea di democrazia, che è abbastanza giovane, fragile e non pienamente consolidata.


Il cittadino brasiliano all’estero

A differenza dell’Italia, nella costituzione brasiliana non è prevista una figura politica che rappresenti i brasiliani residenti all’estero.

L’elettore residente all’estero può votare soltanto per il presidente, presso l’Ambasciata (o consolato) brasiliana. Il voto continua ad essere diretto, obbligatorio e rispetta il fuso orario del paese dove si trovano gli elettori.

Se invece il cittadino brasiliano è all’estero in permanenza temporanea, è obbligato a giustificare il voto al rientro o presso l’Ambasciata (o consolato).

Alla fine non è così complicato, vero?

N.B.: Il presente articolo non pretende di fare (come non lo ha fatto) un’analisi minuziosa sull’attuale situazione politica del Brasile, ma intende come dal titolo suggerito, far capire meglio il sistema elettorale del paese sudamericano.

[Tutte le immagini riportate in questa pagina sono tratte da Google Immagini₢.]

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