Gli Usa si preparano allo scontro con Russia e Cina

di Manlio Dinucci, pubblicato su il manifesto dell’ 11 dicembre 2018

A prima vista sembra la sceneggiatura di un film catastrofico di Hollywood. È invece uno degli scenari prospettati nel rapporto ufficiale 2018 dalla Commissione incaricata dal Congresso degli Stati uniti di vagliare la strategia di difesa nazionale:

«Nel 2019, in base a false notizie su atrocità contro le popolazioni russe in Lettonia, Lituania ed Estonia, la Russia invade questi paesi. Mentre le forze Usa e Nato si preparano a rispondere, la Russia dichiara che un attacco alle sue forze in questi paesi sarà considerato un attacco alla Russia stessa, prospettando una risposta nucleare. Sottomarini russi attaccano i cavi transatlantici in fibra ottica e hackers russi interrompono le reti elettriche negli Usa, mentre le forze militari russe distruggono i satelliti militari e commerciali Usa. Le maggiori città statunitensi vengono paralizzate, mettendo fuori uso Internet e cellulari».

La Commissione bipartisan, composta da sei repubblicani e sei democratici, prospetta uno scenario analogo in Asia: nel 2024 la Cina effettua un attacco di sorpresa contro Taiwan, occupandola, e gli Stati uniti non sono in grado di intervenire a un costo accettabile perché le capacità militari cinesi hanno continuato a crescere, mentre quelle statunitensi sono stagnanti a causa della insufficiente spesa militare.

Tali scenari – chiarisce la Commissione – esemplificano il fatto che «la sicurezza e il benessere degli Stati uniti sono a rischio più di quanto lo siano stati negli scorsi decenni».

Dalla Seconda guerra mondiale gli «Stati Uniti hanno guidato la costruzione di un mondo di inusuale prosperità, libertà e sicurezza. Tale realizzazione, di cui essi hanno enormemente beneficiato, è stata resa possibile dalla ineguagliata potenza militare Usa».

Ora però la loro potenza militare – «spina dorsale della influenza globale e sicurezza nazionale Usa» – si è erosa a un livello pericoloso. Ciò è dovuto al fatto che «competitori autoritari – specialmente Cina e Russia – stanno cercando l’egemonia regionale e i mezzi per proiettare potenza su scala globale».

Sarà una tragedia di imprevedibile ma forse tremenda dimensione – avverte la Commissione – se gli Stati permettono che i propri interessi nazionali siano compromessi per mancanza di volontà di fare «scelte dure e necessari investimenti».

Propone quindi un ulteriore aumento della spesa militare statunitense (già oggi equivalente a un quarto del bilancio federale) nella misura netta del 3-5 per cento annuo, soprattutto per accrescere il dispiegamento di forze statunitensi (sottomarini, bombardieri strategici, missili a lungo raggio) nella Regione Indo-Pacifica dove «sono attivi quattro dei nostri cinque avversari (il quinto è l’Iran): Cina, Nord Corea, Russia e gruppi terroristi».

La visione strategica che emerge dal rapporto congressuale – ancora più preoccupante se si pensa che la Commissione è formata pariteticamente da repubblicani e democratici – non lascia dubbi.

Gli Stati Uniti –  che dal 1945 hanno provocato con le loro guerre 20-30 milioni di morti (più centinaia di milioni causati dagli effetti indiretti delle guerre) per «costruire un mondo di inusuale prosperità, libertà e sicurezza, di cui essi hanno enormemente beneficiato» – sono disposti a tutto pur di conservare la «ineguagliata potenza militare» su cui basano il loro impero, che si sta sgretolando con l’emergere di un mondo multipolare.

La Commissione congressuale prospetta a tal fine scenari di aggressione agli Stati Uniti, i quali altro non sono che l’immagine speculare della strategia aggressiva, quella degli Usa, che rischia di portare il mondo alla catastrofe.

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