Simone De Beauvoir punto di riferimento del femminismo

Liberamente tratto  dal sito psicolinea.it ne  riporto i passi per me essenziali e aggiungo altro.

Simone de Beauvoir, una delle intellettuali più prestigiose del secolo scorso, viene ricordata soprattutto per il suo impegno femminista e progressista in genere. Il nucleo centrale del suo percorso intellettuale, di matrice esistenzialista, è nella riflessione sulla libertà, personale e di genere, e sulla responsabilità dell’individuo.

Laureata in lettere alla Sorbona  conseguì l’agrégation di filosofia nel 1929, anno in cui conobbe Jean-Paul Sartre, suo professore, che la introdusse nella cerchia degli intellettuali esistenzialisti. Il loro fu un rapporto “aperto”, mai formalizzato col matrimonio, ma molto duraturo e fecondo di amicizia ed affetto, che durerà fino alla morte di lui. Nel 1929, vinse il secondo posto nel concorso di insegnante di filosofia, proprio dietro a Jean-Paul Sartre. Simone ebbe l’incarico a Marsiglia mentre Jean-Paul Sartre venne assegnato a Le Havre. Per facilitare il loro rapporto, Sartre le propose a questo punto di sposarlo, ma Simone si rifiutò, perché per lei “il matrimonio raddoppia gli obblighi familiari e tutti gli impegni sociali. Cambiando le nostre relazioni con gli altri, sarebbe inevitabile cambiare anche ciò che esiste tra noi “

Nel 1943  pubblicò il suo primo romanzo, L’invitata, nel quale affrontava alcuni temi che erano al centro del dibattito esistenzialista, in particolare della libertà e della responsabilità individuali dell’intellettuale all’interno della società, oltre che della rottura di una relazione di coppia a causa di una donna, l’invitata, che si intromette fra due partners.

Con Sartre, Raymond Aron, Michel Leiris, Maurice Merleau-Ponty, Boris Vian e altri intellettuali di sinistra, nel 1945 fondò la rivista “Les Tempes Modernes”, il cui scopo era far conoscere l’esistenzialismo attraverso la letteratura contemporanea. Nei suoi romanzi e saggi la de Beauvoir discute prevalentemente del suo impegno per il comunismo, l’ateismo e l’esistenzialismo. Il crescente successo dei suoi libri le permise di ottenere la sua indipendenza economica e di scegliere definitivamente di dedicarsi alla scrittura e ai viaggi. Ed è appunto nei suoi viaggi che incontrò personaggi del calibro di Fidel Castro, Che Guevara, Mao Tse-Tung, Richard Wright.

Nel 1947 si innamorò dello scrittore americano Nelson Algren, uno scrittore comunista americano, ma non per questo decise di lasciare Sartre.

Nel 1949 pubblicò Il secondo sesso, con il quale raggiunse la fama internazionale. Si tratta di un saggio filosofico e femminista, che diventa il riferimento del femminismo moderno e che fa della Beauvor la più affermata teorica del movimento di liberazione delle donne. Con questo appello accademico e appassionato, la Beauvoir chiede l’abolizione di quello che lei chiamava il mito dell’ “eterno femminile“. Indignata nel vedere la donna trattata come un oggetto erotico, descrive una società in cui la donna è mantenuta in uno stato di inferiorità e sostiene “l’uguaglianza nella differenza” e la necessità dell’emancipazione femminile. La sua analisi dello stato delle donne attraverso miti, civiltà, religioni, anatomia e tradizioni è uno scandalo, specialmente il capitolo in cui parla della maternità e dell’aborto e quello dedicato al matrimonio, che lei vede come un’istituzione borghese, una forma di prostituzione femminile, in quanto la donna è sotto il dominio del marito, cui non può sfuggire. Nel 1954 ottenne il premio Goncourt per I Mandarini, un romanzo in cui racconta la vita e il pensiero degli intellettuali dopo la fine della seconda guerra mondiale, che abbandonano il loro status di “mandarini” (élite istruita) e si impegnano nell’attivismo politico.

Il libro è dedicato a Nelson Algren. Nel 1958 con Memorie di una ragazza perbene, iniziò a pubblicare un ciclo autobiografico che comprende anche L’età forte (1960) e La forza delle cose (1963) e che si conclude con A conti fatti (1972).

Per quanto riguarda l’impegno sociale, Simone de Beauvoir ebbe un ruolo importante nelle battaglie di Gisèle Halimi e Elisabeth Badinter per il riconoscimento delle torture inflitte alle donne durante la guerra d’Algeria e per il diritto all’aborto.

Negli anni ’70 Simone de Beauvoir entrò a far parte del femminismo militante, il Mouvement de libération des femmes (Mlf). Simone marciava in testa alle manifestazioni, firmava il manifesto delle 343 “salopes” (donnacce) che dichiaravano di aver abortito, testimoniava al processo di Bobigny, apriva le colonne di Les Temps Modernes, di cui era co-fondatrice, alle cronache dell’ “ordinario sessismo”. La de Beauvoir non esitò a mettere in gioco tutta la sua notorietà per le cause che ritenne giuste. Partecipò inoltre alla fondazione di varie associazioni e riviste, quali la Ligue des Droits des Femmes, Choisir e Questions Féministes. Nel 1971, divenne direttrice della rivista, ormai di estrema sinistra, Les Temps Modernes. Morì il 14 parile 1986 e ora, dopo una relazione lunghissima ma mai segnata dalla convivenza, condivide la stessa tomba di Jean-Paul Sartre, al cimitero di Montparnasse.

Frasi celebri: 

“La donna? è semplicissimo – dice chi ama le formule semplici: è una matrice, un’ovaia; è una femmina: ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola “femmina” suona come un insulto; eppure l’uomo non si vergogna della propria animalità, anzi è orgoglioso se si dice di lui: È un maschio!”

“Di me sono state create due immagini. Sono una pazza, una mezza pazza, un’eccentrica. Ho abitudini dissolute. […] Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un’istitutrice (nel senso peggiorativo che la destra dà a questa parola), ad un caposquadra dei boy-scout. Passo la mia esistenza fra i libri o a tavolino, tutto cervello. Nulla impedisce di conciliare i due ritratti. L’essenziale è presentarmi come un’anormale”

“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia. Non c’è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà, e per ogni donna la storia della sua vita”

“L’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale, ma in relazione a se stesso; non è considerata un essere autonomo”

“Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. È una vita che ne vale un’altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente”

“Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità”

“Una donna libera è il contrario di una donna leggera”

“Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”

“Non si nasce donne: si diventa”

“Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore, che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo”

“Il vuoto del cielo disarma la collera”

“Una donna può dedicarsi alle donne perché l’uomo l’ha delusa, ma talvolta l’uomo la delude perché essa cercava in lui una donna“

“I complessi, le ossessioni, le nevrosi di cui soffrono gli adulti hanno la loro radice nel passato familiare; i genitori che hanno i loro conflitti, i loro problemi, i loro drammi, sono la compagnia meno desiderabile per il bambino”

“Volere essere libero è anche volere che gli altri siano liberi“

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