Era l’11 giugno 1984

62474656_10218730509389467_5229107268242374656_n“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti.“

“Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”.

“L’austerità può essere adoperata come strumento di depressione economica, di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, oppure come occasione per uno sviluppo nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell’assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia: in una parola, come mezzo di giustizia e di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie oggi mortificate, disperse, sprecate.”

Enrico Berlinguer

La grande vicenda storica del PCI e le sue diverse stagioni, i passaggi controversi, saranno per sempre inevitabilmente oggetto di dibattito e riflessione storica, che dobbiamo tenere aperta. Proprio in quanto grande, proprio in quanto componente irremovibile della storia del movimento comunista internazionale e del Paese.
Questo vale anche per la segreteria del compagno Enrico Berlinguer, che però possiamo con certezza definire l’ultimo grande dirigente comunista italiano. Non solo una brava persona, ma certamente un comunista. (Francesco Valerio della Croce  Segreteria PCI)

35 Anni fa moriva Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, il partito comunista più grande dell’occidente. Amatissimo dal popolo comunista, rispettato da tutti, avversari compresi. Portò il PCI a risultati elettorali senza precedenti, incutendo un timore vero verso il “pericolo rosso”. 33%, oggi nemmeno con l’Hubble riusciamo a vederlo quel numero. Prese decisioni difficili, molte sbagliate e quantomeno discutibili. Non sarei mai stato d’accordo sulla NATO e sullo strappo con Mosca. Non reputo l’Eurocomunismo una via giusta verso il socialismo e credo che non sia riproponibile oggi. Il costume e l’etica che la cultura del comunismo italiano mi ha insegnato, mi impedisce di definire Berlinguer come un “onesto ma non comunista”, alla stregua di un grillino qualunque. O di attribuire alla sua politica la causa delle disgrazie e dell’annichilimento dei comunisti in Italia. O di mettere la sua figura nel girone dei traditori, opportunisti e chi più ne ha più ne metta. Tra i comunisti, o sedicenti tali, lo scontro su Berlinguer ha raggiunto livelli imbarazzanti. Non è più analisi del passato e dell’uomo contestualizzato, ma tifo, puro e becero tifo da stadio di serie C. Da ammiratore ed estimatore di tutta la Storia del Comunismo Italiano, non potrei mai definirmi Berlingueriano. Ma non mi inserisco in dibattiti di politica minore che hanno il solo scopo di togliersi (pateticamente) dall’ombra gigantesca del PCI, che oscura la propria piccola esistenza di minicomunisti.  Berlinguer era un comunista italiano. Nè PD nè altri potranno mai cancellarne la storia,le gesta e gli errori.

Lo ricordiamo perchè Berlinguer fa parte di noi, di tutti noi. Perchè la propria identità non la si sceglie come la frutta al banco del supermercato, la si prende tutta e da essa si impara. (Nicolo’ Monti Segretario nazionale FGCI)

 

Enrico Berlinguer torna d’attualità, oggi, perché voleva cambiare il mondo. E il valore della sua ricerca e della sua azione è tanto più rilevante perché nel cuore dell’occidente capitalistico ha posto la questione della costruzione di una civiltà più avanzata, oltre il capitalismo, in cui il socialismo si coniughi con la democrazia e l’uguaglianza con la libertà. Ora viviamo in un’altra epoca, ma i problemi di quel mondo che Berlinguer con la sua lotta voleva cambiare restano. Anzi, per molti versi si sono aggravati….. Berlinguer era un rivoluzionario, un combattente che non ha mai detto: «Arrendiamoci, non c’è nulla da fare, non ha senso parlare di rivoluzione». (da Un’altra idea del mondo)

 

Era l’11 giugno di  Andrea Malpassi — Fortebraccio

Il picchetto d’onore tocca agli operai del Consiglio di Fabbrica della FATME, la più grande azienda metalmeccanica di Roma. Dopo la Segreteria Nazionale del Partito e quella della Cgil, tocca a loro: agli operai, perché nessuno abbia dubbio su chi gli era più vicino, su chi lo aveva di più a cuore. Quegli operai – […]

via Era l’11 giugno – Andrea Malpassi — Fortebraccio

 

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