Il vaccino di Cuba

da il Sole 24 Ore di oggi, 1 gennaio 2020

Forse non ci crederete, ma secondo i dati elaborati dal New York Times, l’8% dei vaccini contro il coronavirus già arrivati in fase di sperimentazione clinica è prodotto a Cuba. L’isola del Centroamerica, paese socialista che da anni fa i conti con l’embargo statunitense, è un piccolo fiore all’occhiello nel mondo dell’industria biotecnologica. E fu proprio l’embargo a spingere i cubani in questa direzione.

Fidel Castro, conscio delle difficoltà indotte dal ban commerciale imposto dagli Stati Uniti, ha puntato sulla ricerca, affinché il Paese raggiungesse una sorta di autonomia medica. E forse non è un caso, allora, che oggi siano ben quattro i progetti vaccinali contro il coronavirus – sostenuti dallo Stato – in fase di sperimentazione clinica. Tutti hanno come scopo la distribuzione gratuita. Due di questi sono in Fase 2, e potenzialmente vicini alla commercializzazione. E sono quelli a cui sta lavorando il Finlay Institute Avana. Proprio a questi progetti sta contribuendo Fabrizio Chiodo, ricercatore italiano che dal 2014 collabora con l’Avana nel campo dei vaccini. Nato e cresciuto a Palermo, ma originario di Caccuri (piccolo Paese della provincia di Crotone che si arrampica verso la Sila), Chiodo ha lavorato per anni in giro per il mondo: Spagna, Olanda, Cuba. Da ottobre scorso è un ricercatore del CNR, e vive a Pozzuoli. Ma la sua collaborazione con Cuba non si è mai interrotta.

«Dal 2014 – racconta il ricercatore al Sole 24 Ore – collaboro attivamente con Istituto di vaccini Finlay di Avana cercando di capire ed ottimizzare vaccini contro malattie infettive. Ogni anno passo un mese a Cuba, dove insegno Chimica ed Immunologia dei carboidrati all’Università dell’Avana. Anni fa, quando ero in Olanda, ho vinto alcuni progetti Erasmus per effettuare diversi scambi di studenti tra Avana e Olanda. E lì è iniziato tutto».Quando gli chiediamo perché proprio Cuba, Chiodo non ha esitazioni: «Perché è l’unico Stato dove un prodotto può andare dal laboratorio alla clinica per via totalmente pubblica. Faccio questo lavoro per gli altri, spinto da una forte etica. E Cuba mi permette di rispettare quello in cui credo».

E allora spazio al vaccino contro il coronavirus, a cui anche Chiodo sta lavorando da alcuni mesi: «Io ho partecipato e partecipo al disegno, sviluppo ed analisi dei dati dei due candidati vaccinali contro SARS-CoV-2 del Finlay Institute Avana (a Cuba in totale ci sono quattro candidati vaccinali in clinical trial). Sono tutti vaccini a sub-unità della proteina “spike” dei virus, in una formulazione con adiuvante.I due vaccini cubani di cui parla Chiodo sono il Soberana 2 e il Soberana 1. Il Soberana 2, i cui studi clinici sono iniziati ad ottobre, contiene la parte RBD della proteina “spike” del coronavirus, che è fusa con un vaccino antitetanico standard per renderlo stabile. Utilizza anche idrossido di alluminio come coadiuvante per rafforzare il sistema immunitario.

Il 18 dicembre scorso, il Finlay Vaccine Institute è passato a uno studio di fase 2 per valutare la forza della risposta immunitaria.Il Soberan 1, invece, è quello a cui Cuba lavora sin da agosto, contiene una parte della proteina spike (la RBD) insieme a due ingredienti extra: le proteine di un batterio e idrossido di alluminio. Questi ingredienti, noti come adiuvanti, potenziano la risposta del sistema immunitario al coronavirus.«I vaccini di Pfizer o AstraZeneca – aggiunge Chiodo – per motivi tecnologici ed economici arrivano prima, ma se vogliamo coprire tutto il mondo serviranno diversi vaccini, soprattutto pubblici, e la sanità cubana è totalmente pubblica. Oggi i due candidati del Finlay sono in fase clinica 2 e dovremmo terminare la fase 3 a marzo 2021».

Secondo il ricercatore palermitano, il concetto di vaccinazione «è uno dei traguardi più belli e più eccellenti della mente umana. E penso che possa davvero essere un concetto “socialista”, che allontana molti Paesi dal dovere essere “schiavi” di farmaci, perché protetti dai vaccini. Il modello economico attuale autorizza e prevede di fare profitto anche su farmaci e vaccini. E ritengo sia eticamente non corretto. Ma il capitalismo lo prevede».

Modello che, a quanto pare, non appartiene a Cuba: «Cuba è un Paese socialista – ci racconta ancora Chiodo – dove la biotecnologia è totalmente pubblica. E non trarrà alcun profitto da questi vaccini. Il vaccino verrà prima distribuito alla popolazione locale e successivamente, come succede con altri vaccini, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, verrà distribuito gratuitamente ai Paesi in via di sviluppo”. Soberana, in spagnolo, vuol dire sovranità>>.

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