La lunga marcia della Cina

di Dario Ortolano

La Cina supererà gli USA, nel 2028, con 5 anni di anticipo, diventando la più grande economia del mondo.Lo afferma il Centre for Economics and Business Research e già, i commentatori del mondo capitalistico ed imperialista occidentale, si affrettano ad aggiungere “..grazie al covid “.Ma le cose, come sempre in questi casi, non stanno proprio così. La storia della Cina moderna, è stata un fenomeno lungo e complesso, che ha investito tutti gli aspetti della sua vita, attraverso un processo durato più di un secolo e mezzo, fondato sulla lotta contro il colonialismo, l’imperialismo, per la conquista della libertà, la sovranità, l’indipendenza nazionale ed il socialismo. Da questo punto di vista, l’anno 1921, rappresenta, anche per la Cina, un anno di svolta significativa, ed anche per essa, quindi, si può parlare di prossimo Centenario, perché, in quell’anno, fu fondato il Partito comunista, che diverrà, ben presto, la sola forza capace di dirigere le varie spinte delle forze sociali e culturali, operanti nel Paese, verso la conquista degli obbiettivi sopraindicati, ma la sua storia moderna affonda le proprie radici in molti decenni precedenti. Le condizioni storiche che avevano consentito all’Impero del Centro di essere la maggiore ed incontrastata potenza dell’Asia, si vengono a modificare con l’avanzata delle forze europee in Asia, con l’estensione della propria dominazione coloniale di tipo mercantilistico.Fin dal 1793, il governo britannico, aveva inviato una ambasceria a Pechino, con la richiesta di accreditamento, presso la corte cinese, di una missione commerciale britannica, l’apertura dei porti al commercio, la concessione di un”isola come base commerciale e residenziale dei mercanti e varie esenzioni e riduzioni doganali.Tali richieste, respinte in una forma che apparve insultante, alla borghesia inglese, in fase di rapido ed aggressivo sviluppo, cercarono e trovarono nuovi canali di realizzazione, dall’inizio del secolo XIX, attraverso il contrabbando dell’oppio, da parte dei mercanti britannici, che videro attraverso ad esso, l’occasione per avere, in cambio, tè, seta e rabarbaro, senza dover continuare a pagarli in argento.Ciò ebbe conseguenze grandemente negative per il Paese, che, fino all’anno 1837, aveva tratto fonte di arricchimento, nel traffico con i mercanti occidentali, attraverso l’argento.

Questa situazione, portò le autorità cinesi a cercare di contrastare il contrabbando di oppio, che porterà la marina britannica, nell’estate del 1840, ad attaccare in forze le coste cinesi, al fine di imporre alla Cina una disfatta militare che aprisse la via ad una generalizzata penetrazione economica britannica.Ciò fu ottenuto con i negoziati, intrapresi dalla corte cinese, già durante la guerra, che portarono, il 29 agosto 1842, alla firma del Trattato di Nanchino, il primo di una serie di ” trattati ineguali ” che porranno, lo Stato cinese, in condizioni di inferiorità giuridica, economica, tecnologica e sociale, di fronte alle potenze straniere. Infatti due anni dopo tale Trattato, anche la Francia e gli Stati Uniti d’America riuscirono, senza combattere, ad assicurarsi gli stessi privilegi che la Gran Bretagna aveva conquistato con la ” guerra dell’oppio “. Queste norme crearono le condizioni del dominio degli stranieri, nell’economia della Cina, al fine di promuovere lo sviluppo del capitalismo, mentre i cinesi, nelle città portuali, vennero ridotti allo stato di stranieri sul loro stesso suolo, cosicché, nella seconda meta del secolo XIX, una ondata di rivolte a carattere sociale, percorse la Cina, che prese il nome di T’ai-p’Ing e che verranno duramente e spietatamente represse dalla classe dominante dei burocrati-proprietari.Una seconda guerra delle potenze imperialiste occidentali contro la Cina, al fine di estendere la loro penetrazione economica e militare, sul suo territorio nazionale, venne attuata negli anni 1857/58, che terminò con l’imposizione al governo cinese dei Trattati di Tientsin, che prevedevano l’apertura di altri porti e dell’intera valle dello Yangtse al commercio, il diritto, per le potenze straniere, di inviare navi da guerra nei porti cinesi, per i missionari, di svolgere opera di predicazione in tutta la Cina, mentre il Tesoro cinese si impegnava a versare ” indennità di guerra “, alle potenze occidentali che avevano scatenato l’aggressione militare contro il Paese che, anche se ancora formalmente indipendente, risultava sempre più asservito, politicamente, economicamente e militarmente alle potenze imperialiste occidentali.

Alla base dell’asservimento, sempre più marcato e stringente, della Cina, a partire dal XIX secolo, verso le potenze imperialiste occidentali, vi fu una rete, sempre più fitta, di interessi e conseguenti rapporti, politici e socio-economici, fra capitale burocratico, amministrazione statale ed interessi stranieri, che pose seri limiti allo sviluppo di un’industria capitalistica cinese, cosicché, tra il 1860 ed il 1890, la Cina non riuscì a diventare un Paese capitalisticamente sviluppato e moderno, ed i capitalisti cinesi sarebbero rimasti, in maggioranza, o ” compradores “, cioè agenti di imprese straniere, o burocrati, cioè rappresentanti di uno Stato arretrato, di tipo semifeudale.Cosi, negli anni 1883-1885, una nuova ondata di attacchi contro la Cina, si sviluppò prima ad opera della Francia, che stava, in quel periodo, imponendo il proprio dominio coloniale sul Vietnam, e che, in tale contesto, mosse guerra alla Cina, che terminò con un trattato di pace che sanciva il protettorato francese sul Vietnam settentrionale ed apriva la Cina sudorientale alla penetrazione culturale, tecnica ed economica francese. In tale direzione, agì anche il Giappone, che intanto andava affermandosi come potenza imperialista ed espansionista, che con la guerra di aggressione del 1894, ed il conseguente trattato di ” pace “, impose alla Cina di aprire una nuova serie di porti alla penetrazione imperialista, nonché pesanti perdite territoriali, fra cui l’isola di Formosa. A queste operazioni militari, fecero seguito importanti operazioni di penetrazione di capitali stranieri, tipiche del periodo dell’imperialismo, che aprirono la strada alla spartizione della Cina tra le potenze straniere, attraverso la formazione di ” zone di influenza economica “, rapidamente trasformate in zone di predominio politico.

Questi fenomeni, provocarono, nella società cinese, nuovi moti di rivolta, di cui la più significativa fu quella, conosciuta in occidente come la ” rivolta dei Boxers “, cioè dei pugilatori che, nel 1900, si sviluppò contro la dinastia cinese e gli stranieri, e che portò ad una nuovo intervento militare, questa volta di tutte le potenze imperialiste straniere, contro la Cina, che intanto, aveva cinto d’assedio il quartiere delle Legazioni, dove si era rifugiata gran parte degli stranieri residenti a Pechino.Alla spedizione militare delle potenze straniere che ” liberò ” il quartiere delle Legazioni, saccheggiando la città di Pechino, fece seguito un Protocollo, nel 1901, che porrà la Cina in una condizione di totale dipendenza, dal complesso delle potenze imperialiste, senza più le apparenze di finta indipendenza, fino a quel momento esistite Da questi avvenimenti, nascerà e si svilupperà un sempre più intenso e diffuso, soprattutto fra i giovani cinesi, sentimento nazionale, che si trasformerà, ben presto, in un movimento ed in una forza politica e militare organizzata, che avrà in Sun Yat-sen il suo leader indiscusso.

Continua…..

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