Volti di donne nella Resistenza. Le partigiane ferraresi.

di Delfina Tromboni

Ho pensato di dedicare aprile alle donne e alle ragazze che presero parte alla Resistenza ferrarese. Utilizzerò una antica mostra che ho curato per il Museo del Risorgimento e della Resistenza nel 2012, una vita fa, in cui esposi le fotografie reperibili delle partigiane. Un pannello al giorno per tutto il mese. Comincio oggi con la prima parte dell’Introduzione e con il mio “ventaglio delle partigiane” che nelle mie intenzioni doveva richiamare il ventaglio delle donne del Risorgimento di cui parlerò in qualche altra occasione. Spero che gli altri storici, storiche, ricercatori, ricercatrici, che a Ferrara non mancano, raccontino invece le storie degli uomini partigiani. Io faccio una scelta di genere.

Partigiane. Introduzione

Da tempo pensavo alla costruzione di un progetto che contemplasse l’utilizzo delle fotografie delle donne che hanno preso parte alla Resistenza ferrarese nelle due Brigate Garibaldi che qui si costituirono: la 35° Brigata “Bruno Rizzieri” e la 35° bis “Mario Babini. Il Museo dispone infatti di un ricco patrimonio di fotografie, quasi tutte allegate ai fascicoli intestati ai partigiani e alle partigiane, ai patrioti e alle patriote, ai benemeriti e alle benemerite della Resistenza organizzata in provincia di Ferrara.
“Partigiana”, “patriota”, “benemerita” sono le diciture che troviamo nelle carte contenute nei fascicoli, costituiti nell’immediato post-Liberazione dall’ANPI provinciale e negli anni ’80 del ‘900, destinati dall’Associazione al Museo del Risorgimento e della Resistenza.
Tra queste carte sono confluiti in epoca storica anche i fascicoli di un “gruppo autonomo” , il “Maffi Gargioni”, che pure operò nella città ed in alcune zone della provincia di Ferrara, non dipendendo direttamente dai Comandi militari e politici delle Brigate Garibaldi, ma lavorando più in collegamento con le forze di ispirazione badogliana e monarchica e con gli Alleati.

Le due Brigate Garibaldi ferraresi raccolsero i diversi gruppi partigiani che localmente avevano cominciato ad agire dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Ebbero Comandi militari e politici distinti, così come erano distinte le competenze territoriali dell’una e dell’altra.
La “Bruno Rizzieri” operava prevalentemente in città, nel forese, nell’ex mandamento di Copparo, con Tresigallo, Formignana, Berra, Ro e nell’Alto Ferrarese con Cento, Bondeno, Sant’Agostino, Poggio Renatico.
La “Mario Babini” operava nelle Valli di Comacchio, nelle Valli di Campotto, nell’Argentano, nel Mesolano, ad Ariano, Goro e Codigoro, a Ostellato, Migliaro e Migliarino.
Entrambe furono colpite da eccidi, massacri, rastrellamenti, deportazioni, incarcerazioni e torture. Oltre 400 furono gli uomini e le donne trucidati/e , per lo più dai fascisti e solo in pochissimi casi dai nazisti occupanti.
Entrambe non avrebbero potuto agire senza un retroterra solido e solidale.
Si calcola, in sede storica, che alle spalle di ogni partigiano o partigiana combattente ci fosse almeno una decina di persone, che si occupavano di trovare dove nascondere i ricercati, di fornir loro alimenti ed abiti, di raccogliere informazioni sulle postazioni tedesche e sui movimenti dei fascisti, di diffondere la stampa clandestina, di recapitare gli ordini dei diversi comandi, di individuare case “sicure” (le cosiddette “basi partigiane”), dove i Comandi delle Brigate e quelli dei diversi raggruppamenti locali potessero incontrarsi per discutere e pianificare le azioni antifasciste ed antinaziste.
Nelle “basi” gli elementi delle Brigate con funzioni direttive, sia politiche che militari, incontravano, allo stesso fine, i componenti dei G.A.P. (Gruppi di azione partigiana, che agivano soprattutto in città, nei nuclei abitati e nelle zone vallive, con funzioni direttamente militari come attentati, disarmi, eliminazione di spie, ecc. ) e delle S.A.P. (Squadre di azione partigiana, che agivano prevalentemente nelle campagne, attraverso sabotaggi, diffusione della stampa, organizzazione di proteste a carattere sociale e di scioperi).

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