Volti di donne nella Resistenza ferrarese: Partigiane 11. e Partigiane 12.

continua la Mostra di Delfina Tromboni

Quando si dice staffetta.

“Ho cominciato nel ’43…Già noi eravamo una famiglia predisposta a queste cose di sinistra, poi ho incontrato una parente che mi ha indirizzato e aiutato a fare questo lavoro. Aveva bisogno di una ragazza che portasse gli ordini di qua e di là, anche armi e munizioni…Più tardi iniziai anche a fare il lavoro militare.Sono andata tanto in giro, verso Modena, Bologna, Rovigo, Mantova…Ho fatto tanti paesi sempre in bicicletta, con la pioggia, la neve, e anche di notte… Con la bicicletta da uomo, vestita da uomo perché non mi riconoscessero…Sono stata fortunata perché non mi hanno mai fermato…Una volta, mentre andavo a Ferrara, un uomo mi ha seguito, o meglio mi si è accompagnato più che altro, ho dovuto deviare la strada per seminarlo, temevo che sospettasse… Sono andata in campagna, non potendo arrivare all’appuntamento all’orario stabilito, e così mi sono fermata sull’erba e ho mangiato un panino aspettando che arrivasse l’ora di ripartire, per essere all’appuntamento alle tre… Ho portato comunque a termine la mia missione consegnando il materiale.Una volta stavo andando a Bondeno, avevo armi e munizioni nella borsa e lì prima del ponte di San Giovanni, sul Panaro, vedo tanta gente ferma…C’era un posto di blocco di tedeschi e fascisti proprio sul ponte… fermavano e interrogavano chi passava… Con tutto quel materiale sono dovuta tornare indietro. Meno male che mi sono fermata e di conseguenza salvata.Il momento in cui ho avuto veramente paura è stato quando sparavano e bombardavano mentre si mieteva e trebbiava il frumento e il grano…Lì ho avuto paura di morire…Mi sono nascosta, io e mia mamma abbracciate strette strette. “Stiamo morendo, stiamo morendo!” gridavamo… In quel momento ho avuto tanta paura, e poi mai più…Quando è stato il momento di prendere la decisione di entrare nella Resistenza è stato bello…Perché non fai mica fatica quando sei di quell’ideale, anzi, cominci a collaborare con entusiasmo, perché io ho fatto sempre le cose con entusiasmo, sono stata felice, ho avuto timore, ma allo stesso tempo tanto coraggio, perché ogni volta che mi mandavano in qualche posto, io partivo orgogliosa di poter combattere i fascisti e i tedeschi…Mi vestivo, mi mettevo in ordine e partivo con la mia bicicletta…”.La testimonianza di Velia Evangelisti sposata Caleffi, nome di battaglia “Emma”, Croce al merito di guerra, è in: Matilde Morselli, Differenti. Volti e sguardi della Resistenza, Casa Editrice Tresogni, Ferrara, 2012, volume di cui ho promosso la pubblicazione, in collaborazione con l’ANPI provinciale, quando ero Responsabile del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara.

Staffette.

Andretti Teresa Delfina è nata il 10 maggio 1899 a Poggio Renatico (Fe). Bracciante, è costretta a rifugiarsi in Francia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Un telegramma inviato nell’agosto 1934 al Ministero dell’Interno dall’ Ambasciata d’Italia a Parigi, segnala suo marito, Pietro Guerzoni, come comunista. Di Teresa le autorità scrivono che “condivide le idee del marito” e che nel locale da loro gestito, una piccola “rivendita di vino”, “si danno convegno elementi italiani sovversivi ed antifascisti, ai quali il Guerzoni dà appoggio e si presta per il recapito della corrispondenza”. Un altro documento segnala ambedue i coniugi, che nel frattempo hanno avuto anche un figlio, come sostenitori di sovversivi e collettori di fondi per le “milizie rosse spagnole”. Il Guerzoni sarà poi garibaldino in Spagna. Sposatasi a Poggio Renatico nel 1921, secondo le autorità fasciste durante la sua permanenza in Italia aveva mantenuto “buona condotta morale e politica” non dando “mai luogo a rimarchi per manifestazioni di carattere antinazionale” in quanto non si occupava “di questioni politiche”. Le cose cambiarono una volta giunta in Francia. E’ infatti del maggio 1937 la sua iscrizione alla “Rubrica di frontiera” in quanto comunista, dopo che fu appurato che un vaglia da lei spedito ad Assunta Modotti proveniva dal “Soccorso Rosso”, l’organizzazione internazionale di soccorso alle vittime del fascismo. Perquisita la sua abitazione, Teresa apparentemente sparì dalla circolazione. Fu nuovamente rintracciata dalle autorità francesi soltanto quando, nel 1943, chiese il passaporto per tornare in Italia. La corrispondenza a lei diretta durante la sua permanenza in Francia, fu intercettata dalla Polizia politica e dalle lettere al fratello Gino si evince che, oltre al denaro, Teresa mandava in Italia anche materiale propagandistico “sovversivo”. Di più: secondo la testimonianza della cognata Luigia Rebecchi, da me raccolta molti anni fa, Teresa tornò clandestinamente in Italia come “fenicottero” (corriere) del Centro Estero del PCI. Rientrata definitivamente nel 1943, sarà partigiana a Poggio Renatico e a Sasso Marconi (Bo), militando nella 2° Brigata “Paolo” Garibaldi. In particolare, come staffetta terrà i collegamenti tra il comando militare di Bologna e quello di Ferrara e la sua azione verrà segnalata come meritoria anche dal comandante del distaccamento poggese, il comunista Dr. Orlando Arlotti, poi Sindaco del CLN subito dopo la Liberazione. Nell’ambito delle sue funzioni, di staffetta, oltre a procurare stampa e manifesti clandestini, durante uno spezzonamento alleato aveva agevolato la fuga di Giovanni Magoni, Ermanno Farolfi ed altri antifascisti dalle carceri di Ferrara. Trasferitasi a Sasso Marconi perché ricercata, divenne l’attiva compagna di Vittorio Suzzi, nome di battaglia “Marchino”.Le notizie qui pubblicate sono tratte da: Delfina Tromboni (a cura), Vite schedate. Comunisti a Ferrara durante il fascismo, vol. 1°, Ferrara, Tresogni, 2012 Una dettagliata storia di Teresa è anche in: Delfina TROMBONI, Donne di sentimenti tendenziosi. Sovversive nelle schedature politiche del Novecento, Nuove Carte, 2006

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