L’ Iran nel mirino dell’imperialismo.

di Dario Ortolano

Da metà settembre, di quest’anno, la Repubblica islamica dell’Iran è sottoposta ad un nuovo ciclo di destabilizzazioni, da parte dell’imperialismo internazionale, USA ed UE, in quasi perfetta coincidenza temporale, con il suo ingresso ufficiale nella Shanghai Cooperation Organisation, altrimenti detta anche, Patto di Shanghai, alleanza politica, economica e militare, internazionale, di cui fanno parte la Repubblica popolare cinese e la Federazione Russa, come fattore decisivo e determinante di un nuovo ordinamento internazionale multipolare.

Si è partiti dalla morte, il 16 di settembre, della giovane curdo-iraniana Mahsa Amini (22 anni), che era stata brevemente arrestata dalla polizia morale, il 13 settembre, per non aver indossato correttamente l’hijab.

Le immagini delle telecamere a circuito chiuso riprendono il momento in cui la giovane cade a terra improvvisamente e senza visibile coercizione della polizia, mentre sta per ricevere un corso sul codice di abbigliamento islamico. Ma prima che la polizia rendesse pubbliche queste immagini (e il governo ordinasse un’indagine), era già cominciata a circolare la voce che la giovane fosse morta per un ictus, in seguito alle percosse ricevute in questura. La ragazza aveva avuto diversi, precedenti, problemi di salute: nel 2006 aveva subito un intervento al cervello; l’archivio audiovisivo mostra che non accade nulla di straordinario prima del crollo, che non c’è alcun contatto fisico tra i funzionari e la giovane, che muore di ipossia cerebrale ed è rapidamente ripresa da gruppi “per i diritti umani” e agenzie di informazione curde, che avviano un tam tam, poi all’infinito replicato sui media internazionali, in un lungo tragitto informatico che cambia, mano a mano, la cronaca dei fatti, che sfocerà infine, consolidandosi, in una nuova “verità”: la giovane Amini è morta a seguito delle aggressioni fisiche perpetrate dalla polizia dal regime.

Sulla base di un evento riconosciuto tragico da tutte le parti indistintamente, e mentre all’estero si enfatizzava la versione tagliata su misura di una lotta per la “libertà” e contro l’oppressione, presentando le manifestazioni come “pacifiche”, in numerose città del Paese si cominciava ad assistere a rivolte, violenze armate, attentati contro persone e beni pubblici (solo nella prima settimana i “manifestanti” hanno distrutto 61 ambulanze), attacchi contro istituzioni religiose e governative, omicidi e linciaggi contro le forze di sicurezza: ovunque azioni terroristiche. Viene così alla luce la classica sequenza di un processo di destabilizzazione sotto il consueto codice di un’ennesima rivoluzione colorata, un format ripetuto fino alla nausea e allo sfinimento: le “mobilitazioni” della “società civile” che danno copertura “morale” al piano di destabilizzazione. Un piano che ha chiaramente come obiettivo strategico il cambio di regime, cambio per il quale si passa alla fase armata diretta. Anche se tutto ciò non sembra affatto raggiungere gli obiettivi di mettere sotto scacco il governo e la società iraniana.

Come spesso accade, lo stesso apparato mediatico e di rete occidentale, che dà vita alla storia confezionata su precetti “liberali,” è costretto a nascondere e/o negare l’esistenza delle grandi manifestazioni, contromarce e presenze massicce ai funerali in onore dei martiri a difesa del Paese e del governo, che si sono succedute anche contemporaneamente alle manifestazioni da “rivoluzione arancione” dirette al cambio di regime.

Entrano in gioco, così, in Iran, le componenti più filo occidentali, che senza dubbio vengono sostenute negli aspetti logistici, finanziari e operativi dagli stessi attori di sempre: Stati Uniti, Regno Unito, monarchie del Golfo Persico, Arabia Saudita e i Paesi dell’Unione Europea.

Negli ultimi cinque anni, la Repubblica islamica è stata attraversata da numerose manifestazioni che hanno raggiunto intensi livelli di violenza, da attacchi terroristici, da incidenti di frontiera provocati da formazioni separatiste. Ciò che distingue questa fase di attacco all’Iran dagli attacchi precedenti è, certamente, il grado di intensità, simultaneità, concentrazione e dispiegamento delle provocazioni e dei tentativi destabilizzanti, contro il regime nato dalla Rivoluzione antimperialita. La seconda ondata della “società civile”contro il regime iraniano, come l’Occidente ha voluto chiamare, la nuova rivoluzione arancione filo americana. Fino alla terza settimana di novembre, il bilancio delle vittime tra civili, agenti di polizia, funzionari dei corpi di sicurezza dell’Iran (Basijs, Guardia rivoluzionaria) ha raggiunto il numero di 60 vittime. Un portavoce del Consiglio della Shura, ha dichiarato che, nelle proteste, sono stati coinvolti circa 45.000 operatori dei servizi segreti stranieri. Sono stati arrestati 40 stranieri, tra cui cittadini polacchi, tedeschi, italiani, francesi, olandesi e svedesi. L’agenzia Fars sottolinea anche il ruolo dell’ambasciata tedesca, nello sviluppo delle mobilitazioni.

Sia la Guardia Rivoluzionaria che il Ministero dell’Intelligence, confermano il ruolo della CIA e del Mossad nella creazione e nell’addestramento di reti operative militari per le quali molto denaro straniero è stato investito. Il che porta ad un’altra questione che è stata evidenziata dall’inizio delle rivolte: l’azione destabilizzante e anti iraniana di gruppi separatisti o minoritari curdi: (Kurdish Democratic Party of Iran; Kurdish Freedom Party; Komala), Baloch (Free Balochistan Movement o FBM; Jaish al-Adl), Arab o il secessionismo azero.

A questo fronte destabilizante e filo occidentale vanno aggiunte anche le fazioni monarchiche e MEK che ricevono anch’esse supporto, formazione e dotazione dalla CIA. Questo è quanto ha ammesso apertamente l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump e ultra falco, John Bolton, in un’intervista per il servizio persiano della Bbc: le armi vengono o inviate dal Kurdistan iracheno o prelevate direttamente dalle milizie Basij. In questo modo il “modello Contras”, utilizzato dapprima negli anni ’80 del XX secolo in America centrale e poi nel primo decennio del XXI in Siria e alla fine di quel decennio in Venezuela, evidenzia ancora una volta il ruolo dei confini come teste di ponte per l’addestramento, l’infiltrazione e la fornitura di armi e altre attrezzature logistiche per l’attacco militare.

Tuttavia, nonostante un mega dispiegamento su più fronti, dai media ai giovani e ai militari, ciò che è stato ottenuto in termini di danni a persone e beni pubblici, la “guerra complessa” contro l’Iran, nelle stesse parole del presidente Raisi, non è servito a raggiungere l’obiettivo del cambio di regime. I punti di retroguardia nella regione curda in Iraq sono stati attaccati per diverse settimane da droni e missili della Guardia Rivoluzionaria, molti dei canali del traffico di armi, come nella provincia dell’Azerbaigian orientale, sono stati attaccati e resi inutilizzabili, cosicchè lo stesso occidente ora ammette che i gruppi disparati che hanno guidato la rivolta non sono in grado di unirsi e diventare un’opzione politica effettiva e anti regime.D’altra parte, l’Europa raddoppia, sulla scorta delle “proteste”, il regime di sanzioni contro Teheran, accentuando ulteriormente la propria distanza dalla sfera asiatica e approfondendo questo scollamento si rafforzerà il legame dell’Iran all’interno della sfera multipolare.

Non è difficile sottolineare che lo stesso, identico schema di disgregazione e tentativi di cambio di regime, ha preso forma sia contro il Venezuela che contro la Repubblica islamica quando questi paesi hanno sviluppato i loro accordi di cooperazione a livelli strategici e in diverse sfere economiche, politiche, di sicurezza e culturali fuori dal dominio unipolare nordamericano. In questo senso occorre ricordare, anche per la difesa dell’autonomia statuale e della libertà dei popoli del Venezuela e dell’Iran, ciò che accadde nel 2014 in Ucraina, quando un intervento golpista esterno destabilizzò totalmente il potere legittimo ucraino e aprì per l’Ucraina un’altra nefasta pagina di storia, che attualmente perdura ed è fonte di guerra.

L’imperialismo USA ed UE non imparano le lezioni della storia, mentre i popoli e gli Stati sovrani ne fanno tesoro, per conseguire nuove vittorie !!!

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone in piedi e attività all'aperto

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