Viva l’URSS.

Rassegna stampa – 4 Articoli di Dario Ortolano

Il 30 dicembre 1922, nasceva ufficialmente la Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche in seguito al Trattato firmato dalle rispettive repubbliche di Russia, Bielorussia, Ucraina e Trancaucasia, che dava vita al primo Stato socialista, nella storia dell’umanità, in seguito alla vittoriosa Rivoluzione Proletaria e Socialista d’Ottobre, che, nel 1917, in Russia, aveva dato il potere politico, economico e sociale alla classe operaia, ai contadini ed ai soldati, scalzandone la borghesia monopolista come classe dominante nel capitalismo. Negli anni successivi, tale Rivoluzione, fondata sui Soviet come organi del potere proletario, aveva saputo respingere l’invasione di 11 eserciti stranieri, espressione dell’imperialismo internazionale, perpetrata a sostegno delle classi borghesi spodestate, dopo una guerra civile, durata fino a poco tempo prima. Infatti, il 30 dicembre 1922, ristabilito il totale controllo del potere sovietico, su tutto il territorio nazionale, il I Congresso dei Soviet dell’ URSS approvava il Trattato costitutivo del nuovo Stato, dando avvio alla stesura di una nuova Costituzione, che verrà approvata nel 1924.

Iniziava, così, la lunga e gloriosa storia del socialismo che, dopo l’elaborazione politica e teorica di Marx ed Engels, nel corso del XIX secolo e gli sviluppi ad essa dati da Lenin, all’inizio del XX secolo, si costituiva, finalmente, come Stato, proiettato a costruire una società ed un sistema economico fondati sul potere del proletariato e di tutte le classi sfruttate, alternativo al potere della borghesia oligopolistica, come classe dominante nel capitalismo, nella sua fase imperialistica.Iniziava, quindi, la lunga e vittoriosa lotta del nuovo Stato proletario volta, innanzitutto, al suo interno, a consolidare il potere dei soviet, come espressione del potere delle nuove classi dominanti e, al suo esterno, a spezzare il giogo dell’isolamento e delle ripetute aggressioni che gli Stati imperialisti non cessarono mai di mettere in atto, fino all’invasione nazifascista del giugno 1941.

Diventata, già a partire dagli anni ’30, la seconda potenza industriale del mondo, l’URSS seppe trovare le forze e la capacità di respingere la terribile aggressione, che aveva come obbiettivo l’annientamento suo e dei popoli che ne facevano parte, inseguendo le orde nazifasciste, fino a Berlino, liberando tutta l’ Europa orientale dalla loro occupazione e contribuendo in modo determinante alla vittoria, nella seconda guerra mondiale.In tutta la sua storia, l’URSS ha costituito un punto di riferimento, sempre più solido ed attrattivo, da un punto di vista ideale, economico e sociale, per la classe operaia e tutti gli sfruttati del mondo intero, a partire dai popoli oppressi dal colonialismo e dall’imperialismo, dando un contributo ed un sostegno determinante alle lotte dei popoli per la loro liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento, per la conquista della propria libertà, sovranità ed indipendenza nazionale.

L’ URSS è stata, anche, l’esempio e la base costitutiva per la realizzazione di nuove Rivoluzioni Socialiste nel mondo, a partire dalle nuove democrazie popolari, costituitesi nell’ Europa orientale, dopo la liberazione da parte dell’Armata Rossa, durante la seconda guerra mondiale, dalla Cina a Cuba ed al Vietnam, fino alla liberazione di gran parte di Asia ed Africa e parte della America Latina, dal dominio neocoloniale di USA, Gran Bretagna e dei paesi capitalisti occidentali. Questi ultimi, da parte loro, non hanno mai accettato, pacificamente, di perdere il proprio dominio sul mondo, consolidato durante molti secoli di sfruttamento ed oppressione sociale dei popoli, ed anzi, hanno scatenato una furibonda reazione politica, economica e militare, contro l’URSS e le lotte dei lavoratori e dei popoli, in tutto il mondo, promuovendo interventi militari, colpi di stato ed azioni di aggressione continua, che si volle definire ” guerra fredda “, ma che, in realtà, tale non fu, perché volta a mantenere o ristabilire, con l’uso sistematico della violenza, il proprio controllo sui mercati, le risorse naturali e finanziarie, dal cui sfruttamento trova alimento il proprio dominio sul mondo.

Questa è stata la storia del novecento, come secolo delle Rivoluzioni proletarie e socialiste, contro il capitalismo e l’imperialismo e per la conquista della libertà, sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli del mondo intero.Con lo scioglimento dell’URSS, nel dicembre 1991, ed il venir meno del campo socialista in Europa, il movimento operaio e di liberazione dei popoli ha subito una dura ed ancor oggi percepibile e condizionante sconfitta.Ma, nonostante ciò, con il ruolo assunto dai Paesi socialisti che non hanno abdicato alla propria identità ed alla propria missione, a partire dalla Repubblica popolare cinese, da Cuba e dal Vietnam, e con la lotta dei Paesi e popoli che continuano la loro lotta per la libertà, sovranità ed indipendenza nazionale, contro il capitalismo e l’imperialismo, nel nuovo secolo che stiamo vivendo, la lotta proletaria e popolare ha ripreso vigore e slancio, segnando nuove tappe di avanzamento, contro i nemici di sempre, il capitalismo, il neocolonialismo e l’imperialismo a guida USA ed UE, che continuano, imperterriti, a perpetrare i propri delitti contro l’umanità intera.

Dai nuovi regimi democratici e popolari del Venezuela, della Bolivia e di altri Stati della America Latina, in cui nuove vittorie elettorali consegnano il governo di tali Paesi, a forze impegnate nella lotta per la democrazia ed il socialismo.

Dalla Europa, occidentale ed orientale, dove riprendono le lotte di resistenza contro il dominio imperialista imposto dagli USA e dalla UE, sotto la cappa della NATO.

Dalla rinnovata volontà dell’Africa di emanciparsi definitivamente dal dominio neocoloniale ed imperialista, anche attraverso un proficuo rapporto di cooperazione politica, economica e sociale, su basi di parità ed uguaglianza, con la Repubblica popolare cinese.

Da tutto ciò, rinascono le speranze di una riconquistata prospettiva di emancipazione politica, economica e sociale, per l’umanità intera, nel centenario della nascita dell’ URSS, che allo sviluppo di tale prospettiva ha dato un contributo, storico ed epocale, determinante.

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L’attacco del nazifascismo all’Urss.

Con la sua politica di pace e d’impegno costante alla creazione di un ampio fronte antifascista internazionale, l’URSS guadagnò 21 mesi di tempo, per il rafforzamento della propria industria bellica e delle forze armate, di fronte alla prospettiva, ormai certa, di un attacco del nazifascismo internazionale che, in ogni caso, si sarebbe verificato contro il proprio territorio e le popolazioni che lo abitavano.Nell’estate e nell’autunno 1940, il Maresciallo Zukov sottopose le forze dell’Armata Rossa ad una intensa preparazione al combattimento e, dal 23 dicembre al 13 gennaio 1941, tutti i suoi ufficiali superiori, si riunirono in una grande conferenza, il cui tema centrale fu la futura guerra contro la Germania.

Al termine di tale conferenza, si svolse una grande esercitazione operativa e strategica sulla carta, che prese in considerazione le situazioni che si sarebbero poi, a grandi linee, presentate dopo il 22 giugno 1941. Ugualmente, nel 1940, fu affrontata la costruzione di settori fortificati, lungo la nuova frontiera occidentale e la XVIII Conferenza del Partito, svoltasi dal 15 al 20 febbraio 1941, fu interamente dedicata alla preparazione dell’industria e dei trasporti, in previsione della guerra.

Il giorno dell’avvio della famigerata ” Operazione Barbarossa ” di attacco ed invasione, da parte delle armate nazifasciste, del territorio dell’URSS, fu, dunque, il 22 giugno 1941, con il bombardamento aereo delle città di frontiera. Stalin convocò immediatamente l’Ufficio politico del Partito, alle ore 4,30 del mattino, per redigere le prime direttive di combattimento, mentre, fin dalla sera precedente, in una riunione fra Stalin ed i comandanti della Armata Rossa, erano state redatte le prime disposizioni operative di preallarme.

Come sappiamo, la guerra che fu combattuta contro l’URSS, non fu paragonabile ad una guerra fra eserciti di paesi imperialisti.Il popolo sovietico dovette fronteggiare una guerra di tutt’altra natura.

Hitler, in diverse occasioni, ma particolarmente in un discorso che aveva tenuto ai suoi generali, il 30 marzo 1941, aveva definito la imminente guerra contro la URSS, come guerra di annientamento e di sterminio delle popolazioni, contro un nemico, come il comunismo, definito come ” un pericolo spaventoso per l’avvenire “, che andava combattuto, anche, con la sistematica uccisione dei commissari ed intellettuali comunisti.

Perciò si spiega la natura delle perdite subite dai combattenti e dai popoli sovietici, in tale guerra, con più di 5 milioni di prigionieri assassinati e complessivamente con 23 milioni di morti. In queste cifre, si esprimono, più di ogni altra parola, l’odio di classe e di razza dei nazisti, come parte dello schieramento borghese ed imperialista internazionale, contro i comunisti, il socialismo ed i popoli dell’URSS, giudicati come ” razza inferiore ” da sterminare, da cui l’efferatezza degli atti, compiuti, durante tutta l’estensione temporale della guerra, contro di essi. La guerra d’invasione e di sterminio fu lunga e terribile, ma, infine, vittoriosa, per l’URSS ed i suoi popoli, che riuscirono a bloccare il nemico dinnanzi alle grandi città del Paese, Mosca, Leningrado, Stalingrado, arrestando prima l’avanzata delle armate nazifasciste, poi, invertendo il corso degli avvenimenti, respingendole ed inseguendole per tutti i Paesi dell’est europeo, fino all’ultima battaglia di Berlino che provocò la caduta del Terzo Reich e la fine della seconda guerra mondiale in Europa, il 9 maggio 1945, giorno della Vittoria !!!

Significative ed importanti sono le parole con cui Stalin presentò, il 9 febbraio 1946, ai suoi elettori, un bilancio della guerra antifascista:

” Prima di tutto, è il nostro sistema sociale sovietico che ha trionfato. La guerra ha dimostrato che il sistema sociale sovietico è un sistema veramente popolare. La vittoria è stata resa possibile, in secondo luogo, dal nostro sistema politico sovietico. Il nostro Stato Sovietico multinazionale ha resistito a tutte le prove della guerra ed ha dimostrato la sua vitalità. “

La politica di pace ed antifascista dell’URSS, nl periodo tra le due guerre mondiali.

Il crollo economico del 1929, fece vacillare tutto l’ordine imperialista mondiale.

Hitler giunse al potere il 30 gennaio 1933. Solo l’URSS comprese tutti i pericoli per la pace mondiale.

Nel gennaio 1934, Stalin dichiarò al XVII Congresso del Partito, che ” la nuova politica tedesca, ricordava, a grandi linee, quella dell’ex Kaiser, che un tempo aveva fatto occupare l’Ucraina “, aggiungendo tra l’altro:

” Se gli interessi dell’URSS richiederanno un avvicinamento a qualsiasi Paese che non abbia interesse a vedere violare la pace, lo faremo senza esitazioni. “

Fino all’avvento di Hitler, l’Inghilterra era stata la capofila della politica internazionale antisovietica, a partire dal 1918, quando Churchill era stato il principale promotore dell’intervento militare imperialista, contro la giovane Repubblica Sovietica russa, nata dalla Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 1931, il Giappone aveva invaso la Cina del Nord e le sue truppe erano giunte alla frontiera sovietica, in Siberia. Nel 1935, l’Italia fascista occupò l’Etiopia e, proprio in quell’anno, l’URSS propose un sistema di sicurezza collettivo, in Europa, giungendo a firmare, in tale prospettiva, trattati di mutua assistenza con Francia e CecoslovacchiaNel 1936, l’Italia è la Germania nazista inviarono le loro truppe in Spagna, per combattere il legittimo governo repubblicano.

Nel novembre dello stesso anno, la Germania ed il Giappone conclusero il Patto Antikomintern, che, successivamente, sarebbe poi stato siglato anche dall’Italia.

L’URSS veniva così a trovarsi nella morsa di uno stretto e totale accerchiamento.

L’ 11 marzo 1938, in seguito ad una annunciata ” rivolta comunista in Austria “, l’esercito tedesco invase tale Paese, annettendolo al Terzo Reich. In tale circostanza, l’URSS prese le difese dell’Austria, ed invitò l’Inghilterra e la Francia, a preparare una comune difesa collettiva, non avendone, tuttavia, alcuna risposta positiva.

A metà maggio, dello stesso anno, Hitler concentrò le sue truppe sulla frontiera cecoslovacca. L’URSS, legata da un Trattato al Paese minacciato, concentrò 40 divisioni sulla frontiera occidentale, richiamando alle armi 330.000 riservisti, ma, in settembre, l’Inghilterra e la Francia si riunirono a Monaco, con le potenze fasciste, Germania e Italia, dove fu deciso di consegnare a Hitler la regione dei Sudeti, parte integrante della Cecoslovacchia. Nonostante ciò, l’URSS propose alla Cecoslovacchia il suo aiuto, in caso di aggressione tedesca, ma questa offerta fu rifiutata. Il 15 marzo 1939 le truppe tedesche entrarono a Praga.

Nel marzo 1939, l’URSS avviò negoziati con l’Inghilterra e la Francia, per formare una alleanza antifascista che si protrassero fino al mese di agosto, quando Vorosilov pretese degli impegni vincolanti e precisi sul fatto che, in caso di una nuova aggressione tedesca, gli alleati sarebbero entrati in guerra insieme, ma non ricevette, in tal senso, risposta.L’URSS cercò, anche, di raggiungere un accordo con la Polonia, affinché le truppe sovietiche, in caso di aggressione tedesca, potessero scontrarsi con i nazisti, sul territorio polacco. La Polonia respinse tale proposta.

Era ormai chiaro, che l’Inghilterra e la Francia preparavano una nuova Monaco e che erano disposte a sacrificare la Polonia, nella speranza di far marciare Hitler contro l’URSS. Così si giunse, il 23 agosto, alla sigla del patto Molotov-Ribbentrop.

Il 1 settembre 1939, Hitler attaccò la Polonia, dando avvio alla seconda guerra mondiale.

L’URSS, fece avanzare le sue difese, sul territorio polacco, da 130 a 300 chilometri.

La costruzione del socialismo in URSS,

Con la fondazione della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ( URSS ), il 30 dicembre 1922, si registra la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, contro 11 eserciti delle potenze imperialiste e contro la reazione interna che, in quattro anni di guerra civile, avevano tentato di tradurre in pratica il progetto di Winston Churchill di ” uccidere la rivoluzione nella culla. “La dittatura del proletariato aveva battuto politicamente e militarmente i suoi avversari, ma, sarebbe stata capace di costruire il socialismo, in un paese arretrato e distrutto dalla guerra ??!!

La risposta affermativa di Lenin, era fondata, sul potere dei soviet e sulla elettrificazione del Paese, il primo fattore come forma del potere della classe operaia, alleata ai contadini, il secondo come fattore essenziale alla creazione di mezzi di produzione moderni.

Lenin respinse le argomentazioni dei menscevichi e di Trotckij, in base alle quali i contadini erano troppo barbari ed arretrati culturalmente, per comprendere il socialismo, rispondendo che, ora che si era conquistato il potere, chi avrebbe potuto impedire una vera rivoluzione culturale, in grado di emancipare le masse contadine ??!! E così, Lenin formulò i tre compiti fondamentali, per l’edificazione del socialismo in URSS:

1) Lo sviluppo di una industria moderna, concentrata nelle mani dello Stato socialista.

2) La creazione di cooperative contadine.

3) La diffusione di una rivoluzione culturale, in grado di alfabetizzare le masse contadine ed innalzare il livello tecnologico e scientifico della popolazione.

E su di ciò, dunque, negli anni ‘ 20 del secolo scorso, in URSS, si sviluppò un intenso e diffuso dibattito, che si protrasse fino al biennio 1926-1927.

Ad esempio, Trockij, non credeva alla possibilità indicata da Lenin, aggiungendo che non si potesse creare il socialismo in URSS, se non dopo la vittoria della Rivoluzione del proletariato, nei principali paesi europei.

Ma, nonostante ciò, nel 1928, la produzione di acciaio, di cemento, di telai e di macchine utensili, raggiunse e superò, in URSS, i livelli d’anteguerra, e fu, quindi possibile gettare le basi di un piano quinquennale nazionale, in grado di costruire un’industria moderna, contando, essenzialmente, sulle forze interne al Paese.

Fu Stalin, il 4 febbraio 1931, a spiegare perché il Paese dovesse mantenere dei ritmi rapidi per la sua industrializzazione, affermando:

” Volete che la nostra Patria sia sconfitta e che essa perda la sua indipendenza ??!! Noi siamo in ritardo da cinquanta a cento anni, rispetto ai paesi avanzati. Noi dobbiamo coprire questa distanza in dieci anni. O lo faremo o saremo stritolati. ” Alla fine del 1932, il prodotto industriale lordo era più che raddoppiato, rispetto al 1928.

Negli undici anni, dal 1930 al 1940, l’URSS conobbe una crescita media della produzione industriale del 16,5%, e così, un Paese che, nel 1921, era distrutto e minacciato, nella sua indipendenza, da tutte le potenze imperialiste, venti anni dopo, poteva tenere testa alla potenza capitalista più sviluppata d’Europa, la Germania nazista.

Ugualmente, nel 1929, fu lanciata la collettivizzazione delle campagne, sulla base di un progetto così sintetizzato dalle parole della risoluzione approvata dal XV Congresso del Partito, nel dicembre 1927:

” Qual è la via d’uscita ??!! La via consiste nel trasformare le fattorie contadine, piccole e disgregate, in fattorie estese ed integrali, sulla base della coltivazione comune della terra; nel passare al lavoro collettivo sulla base di una nuova tecnica più sviluppata. La via d’uscita consiste nel raggruppare le fattorie contadine, piccole e ridotte, in modo graduale ma costante, non con il metodo delle pressioni, ma attraverso l’esempio ed il lavoro di convinzione, per farne delle imprese grandi e basate sulla lavorazione comune e fraterna della terra; consiste nel fornire macchine agricole e trattori, nell’applicazione metodi scientifici, per un’ agricoltura intensiva. “

Al termine di tali processi socioeconomici, nel 1937, l’URSS era, ormai, la seconda potenza industriale del mondo, dopo gli USA, pronta a respingere, a distanza di soli vent’anni dalla vittoriosa Rivoluzione socialista d’Ottobre, il nuovo attacco imperialista internazionale, che, il 22 giugno 1941, avrebbe assunto le forme dell’invasione delle armate nazifasciste, volta alla distruzione sociale ed etnica, del primo Stato socialista del mondo.

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