Dichiarazione del Comitato Centrale del KKE sul nuovo accordo-memorandum

banner_it1. Il KKE invita gli operai, gli impiegati, gli strati popolari, i pensionati, i disoccupati e i giovani, a dire un vero e proprio inflessibile NO all’accordo-memorandum, che è stato firmato dal governo di coalizione SYRIZA-ANEL con l’UE BCE-FMI e a combattere ovunque, in piazza e sui luoghi di lavoro, contro le misure selvagge in esso contenute. Il nuovo pacchetto di riforme va ad aggiungersi alle misure barbariche del memorandum precedente. Occorre organizzare il contrattacco per evitare che il popolo sia spinto al completo fallimento. Occorre rafforzare il movimento operaio, l’alleanza popolare, aprire la strada perché il popolo si liberi una volta per tutte dal potere del capitale e delle unioni imperialiste, che lo conducono a condizioni sempre più inumane.

Non dobbiamo sprecare un giorno, nemmeno un’ora. Subito, senza alcun ritardo deve essere intensificata l’attività popolare all’interno dei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, negli ospedali, nei servizi, nei quartieri, attraverso i sindacati, i comitati popolari e di solidarietà sociale, i comitati di assistenza. L’accordo porterà a una nuova e significativa riduzione del reddito popolare e alla frantumazione dei diritti dei lavoratori. Si legittimerà e si darà il via libera ai licenziamenti, all’espansione del lavoro non retribuito, alle ferie forzose e ad altre misure anti-operaie, già adottate dai maggiori datori di lavoro recentemente, utilizzando le restrizioni sulle transazioni bancarie.

Il popolo non deve permettere che prevalga il consenso, l’intimidazione e il fatalismo, la falsa atmosfera di “unità nazionale” e le false speranze alimentate dal governo, dai partiti borghesi, dai mass-media e dai vari altri centri dell’establishment, così come dalle istituzioni europee. Essi infatti chiedono al popolo di accettare il memorandum di Tsipras e di sentirsi sollevati, perché presumibilmente lo scenario peggiore è stato evitato.

2. Il nuovo memorandum Tsipras è composto da una serie di dure misure antipopolari, che inaspriscono il peso già insopportabile dei precedenti memorandum e delle relative leggi applicative emanate dai governi ND-PASOK. Quest’ultimo memorandum reca già il sigillo di ND, PASOK e POTAMI, perché la dichiarazione congiunta che hanno firmato e il loro voto in Parlamento ha conferito carta bianca al governo per formare il nuovo pacchetto di misure barbariche che accompagnano l’accordo. La posizione assunta da quasi tutti i mezzi di comunicazione di proprietà privata, rivela, che dopo aver accusato SYRIZA di voler portare la Grecia fuori dalla zona euro tramite il referendum, ora plaudono e lodano le sue scelte, perché è stato “restituito” il senso del realismo. Oggi, i partiti del NO (SYRIZA-ANEL) con i partiti del SI (ND-POTAMI-PASOK) chiedono al popolo di dire SI ad un nuovo protocollo, che scarica nuovi oneri sulla classe operaia e sui ceti popolari poveri con misure antipopolari, come quelle che il popolo greco aveva intenzione di respingere nel referendum.

Il governo in sostanza sobbarca il popolo con un nuovo prestito del valore di 86 miliardi di euro e le relative misure selvagge che lo accompagnano, come ad esempio l’ulteriore riduzione dei redditi popolari, nuove ingenti tasse e il mantenimento della ENFIA (la nuova tassa di proprietà), il significativo aumento dell’IVA sui prodotti di consumo popolare di massa e il prelievo di solidarietà, la riduzione delle pensioni, l’implementazione di un nuovo e peggior regime previdenziale, la graduale abolizione di EKAS (previdenza complementare per i pensionati poveri), le nuove privatizzazioni, le misure della “cassetta degli attrezzi” dell’OCSE, ecc.

Contro il popolo vengono utilizzati da 5 anni a questa parte gli stessi ricatti e dilemmi, per costringerlo ad accettare queste misure: un nuovo e ancora più duro memorandum o il fallimento dello stato tramite una Grexit? Lo stesso dilemma sottoposto per il memorandum 1 e 2 è stato ripetuto in ogni occasione prima della restituzione di una rata. Ogni volta la gente deve scegliere il male “minore”, che alla fine si rivela essere il male peggiore. Il governo di coalizione SYRIZA-ANEL oggi usa la stessa tattica e retorica.

3. L’attuale governo ha reso un ottimo servigio al sistema, visto che fin dal primo momento ha “acconciato” il suo compromesso a slogan di sinistra e gli ha dato una maschera di dignità. Ha diretto falsi dilemmi contro il popolo, in un periodo in cui l’opposizione alla UE poteva acquisire un contenuto radicale e indurre al rifiuto del percorso di sviluppo capitalista, che va di pari passo con la partecipazione del nostro paese nelle alleanze imperialiste interstatali, formate sempre sulla base dei rapporti ineguali tra stati. Ha organizzato un referendum attorno a un falso quesito e poi ha trasformato il “no” in un “sì” per un memorandum ancora più barbaro.

SYRIZA sfrutta consapevolmente il desiderio del popolo di esser sollevato dalle conseguenze dei 2 memorandum, che implicherebbe almeno un recupero delle perdite dei ceti popolari. Sfrutta la visione e i sogni delle persone radicali e di sinistra che anelano a un governo “di sinistra”, “pro-popolo”. Ha utilizzato l’inevitabile svalutazione politica di ND e PASOK in modo da arrivare al governo. Oggi, attraverso il nuovo protocollo, sta fornendo un’”assoluzione dai peccati” di ND-PASOK per i memorandum precedenti.

SYRIZA usa la demagogia, come il suo impegno pubblico a favore del grande capitale, di cui sosterrà il recupero di redditività, per impedire il raggruppamento e il recupero del movimento operaio e popolare. Ha conquistato la tolleranza e persino il supporto del nucleo di base della classe borghese in Grecia, così come nei centri imperialisti stranieri, come gli Stati Uniti. Le alleanze con USA, Francia e Italia, delle quali il governo è orgoglioso, non sono in alcun modo uno “scudo” per gli interessi popolari. In realtà, sono “pesi morti” che trascinano la classe operaia e i ceti popolari negli scontri pericolosi e sempre più acuti tra gli imperialisti.

Il KKE fin dall’inizio ha sostenuto e dimostrato che SYRIZA non voleva e non era in grado di preparare il popolo per uno scontro contro i memorandum e i monopoli, sia greci che europei, proprio perché non ha un orientamento alla resistenza e al conflitto. Al contrario, ha fatto quello che poteva per mantenere le persone passive, in attesa di esprimere un “voto di protesta” alle elezioni. Ha ingannato il popolo inducendolo a credere che avrebbe aperto la strada a modifiche favorevoli alle persone nel quadro dell’alleanza predatoria dell’UE.

La piattaforma di sinistra di SYRIZA e di tutti coloro che stanno cercando di nascondere le loro enormi responsabilità dietro l’”astensione” o la “presenza” in Parlamento ha svolto un ruolo particolare nella manipolazione del movimento, intrappolando le persone disposte al radicalismo. Queste forze stanno cercando di salvarsi politicamente e svolgono un nuovo ruolo nel contenimento del radicalismo e l’assimilazione del popolo nel sistema, preparando un nuovo “ammortizzatore” politico, ruolo svolto in passato dal vecchio partito “Synaspismos”.

4. Soprattutto oggi, alcune conclusioni che sono preziose per il popolo devono essere tenute a mente:

La trattativa “tenace” è stata fin dall’inizio un campo minato per gli interessi del popolo, poiché è servita al capitale per il recupero della sua redditività. La partecipazione della Grecia nell’Unione europea e nella zona euro rimane la scelta strategica del capitale greco ed è caratterizzata dalle condizioni ineguali, che esistono oggettivamente in tali alleanze imperialiste. Nel quadro di queste alleanze, lo stato greco è obbligato al compromesso con i centri più forti, come la Germania, scaricando le conseguenze di questi rapporti ineguali sui lavoratori.

Questi sviluppi costituiscono l’espressione più chiara del fallimento della cosiddetta “sinistra di governo” o governo di “rinnovamento”, della teoria che l’UE possa cambiare il suo carattere monopolistico e antipopolare. Hanno messo in evidenza il crollo della cosiddetta linea “anti-memorandum” che ha promosso lo scopo socialdemocratico della ricostruzione della produzione, senza cambiamenti radicali a livello di economia e potere.

E’ stata confermata la linea di lotta del KKE e della sua robusta e coerente presa di posizione, che ha respinto la partecipazione a tali “governi di sinistra” che sono in realtà governi di gestione borghese.

Nel complesso, i processi per la ricomposizione del sistema politico borghese sono stati accelerati dopo i recenti sviluppi. Sia attraverso un rimpasto e l’eventuale ampliamento della base del governo sia attraverso le elezioni e la creazione di nuovi partiti e “ammortizzatori”. In ogni caso, l’offensiva contro il KKE è la scelta coerente del sistema, per evitare che l’indignazione popolare confluisca nella linea antimonopolistica e anticapitalista di lotta. Una nuova alleanza antipopolare di “volenterosi” viene sollevata contro il popolo, per impedire qualsiasi spirito di resistenza e di emancipazione. Oggi, l’intensificazione della repressione di stato e padronale rialza la testa minacciosa, aumenta l’autoritarismo, per prevenire l’organizzazione del movimento operaio e dei suoi alleati nello sviluppo della lotta di classe.

5. Il fatto che l’uscita di un paese dalla zona euro, per la prima volta, sia stata posta così intensamente è dovuto all’acuirsi delle contraddizioni interne e delle ineguaglianze delle economie della zona euro, per la competizione tra i centri imperialisti vecchi e nuovi, emersi dopo la controrivoluzione nei paesi del socialismo. Questi problemi sono cresciuti nelle condizioni della crisi economica prolungata in Grecia e altrove. Le tendenze alla separazione sono aumentate, sostenute dalle forze politiche borghesi che vogliono un’Eurozona con paesi economicamente più forti. In Germania tale tendenza è significativa ed è fomentata dalle principali forze del FMI, per le loro ragioni e interessi, e questo porta all’ampliamento delle contraddizioni all’interno della zona euro. Nel suo ambito si esprimono contraddizioni interimperialiste soprattutto tra la Germania e la Francia. Sulla permanenza della Grecia nella zona euro sono emerse contraddizioni anche tra Stati Uniti e Germania e altri centri imperialisti. Gli Stati Uniti sono intervenuti, volendo limitare l’egemonia della Germania in Europa, senza però, per il momento, desiderare la dissoluzione della zona euro.

Le contraddizioni e gli sviluppi nella zona euro e nell’Unione nel suo complesso, non sono stati risolti dal transitorio compromesso di oggi e la ratifica dell’accordo tra Grecia e la zona euro e il FMI. La tendenza rimane forte, lasciando aperta la possibilità di una Grexit, con la ristrutturazione della zona euro, l’approfondimento dei meccanismi per una politica economica unitaria, norme più severe e meccanismi di monitoraggio dei saldi positivi tra entrate e spesa pubblica. In ogni modo, non è un caso che la Francia e l’Italia, che hanno resistito alla scelta di uscita della Grecia dalla zona euro, sono paesi con disavanzi e debiti elevati e cercano un allentamento delle regole più rigorose.

Lo scontro sulla questione del debito è il risultato di queste contraddizioni. Il governo, in linea con il Fondo Monetario Internazionale e gli Stati Uniti, ha posto l’aggiustamento del debito a obiettivo finale, a tutti i costi e a spese degli interessi popolari. Allo stesso tempo, chiede un nuovo prestito di € 86 miliardi che aumenterà il debito. Si vuole che le persone accettino le misure antipopolari in nome di una nuova gestione del debito, che come in passato saranno accompagnate da attacchi ai diritti operai e popolari. Il capitale sarà l’unico beneficiario del finanziamento, sotto forma di un nuovo prestito-debito o tramite il suo prolungamento.

6. E’ per una soluzione reale a favore delle persone che ci deve essere una vera e propria rottura, rottura che non ha alcuna relazione con la caricatura invocata dalle forze interne ed esterne a SYRIZA che promuove una Grecia capitalistica della dracma come via d’uscita. L’opzione di uscire dall’euro e adottare una moneta nazionale, all’interno del percorso di sviluppo del capitalismo, è una via antipopolare sostenuta da importanti settori della classe borghese in Germania, sulla base del “piano Schauble”, così come da altri stati membri della zona euro, e in effetti da altre forze reazionarie. Oggi, alcune sezioni del capitale nel nostro paese guardano con interesse a questa opzione, sperando in immediati maggiori profitti.

Quelli che sostengono che l’uscita della Grecia dalla zona euro, con una moneta deprezzata, darà impulso alla competitività e alla crescita con conseguenze positive per le persone, sono impegnate in un consapevole inganno. Qualunque crescita capitalistica si possa ottenere in futuro non sarà accompagnata dal recupero degli stipendi, delle pensioni, dei diritti e per questo motivo non andrà a beneficio del popolo. Essa porterà a nuovi sacrifici del popolo sull’altare della competitività dei monopoli.

La Grecia capitalista con una moneta nazionale non costituisce una rottura a favore del popolo. Le forze politiche che promuovono un tale obiettivo come soluzione o come obiettivo intermedio per cambiamenti radicali (la piattaforma di sinistra di SYRIZA, ANTARSYA, ecc.) stanno oggettivamente sostenendo il gioco di alcune sezioni del capitale.

Questa opzione non restituirà il relativo miglior tenore di vita degli anni 1980 e 1990, come alcuni sostengono. Le leggi dello sfruttamento capitalistico e l’inesorabile competizione monopolistica continueranno a “regnare”. L’impegno dell’UE e della NATO sarà quello di stringere la “morsa”. Le leggi barbare sui prestiti valgono su tutti i mercati monetari, tutte le banche di investimento e i fondi delle vecchie e nuove alleanze imperialiste (come i BRICS). In ogni caso, le politiche antipopolari vengono attuate nei paesi dell’euro e anche nei paesi capitalisti con monete nazionali, sia quelli più forti come la Cina, la Gran Bretagna, la Russia e sia in quelli più deboli, come la Bulgaria e la Romania.

Gli slogan sulla presunta dignità di una “Grecia povera ma forte e orgogliosa che resiste” hanno lo scopo di nascondere la verità al popolo e di soggiogarlo alla barbarie. Il popolo non può sentirsi orgoglioso, quando la ricchezza prodotta gli viene estorta ed è proclamata la bancarotta per salvare il sistema capitalista dalla crisi, dentro o fuori dall’euro.

Una cosa è che il popolo scelga di lasciare l’Unione europea, consapevolmente e attivamente, prendendo contemporaneamente le chiavi dell’economia e del potere in mano, un’altra cosa, completamente diversa, è trovarsi al di fuori della zona euro, come risultato delle contraddizioni e della concorrenza dei capitalisti. La prima opzione costituisce una soluzione alternativa in favore del popolo e vale ogni sacrificio, la seconda porta al fallimento del popolo per una delle tante vie.

7. La proposta politica del KKE – proprietà sociale, disimpegno dalla UE e dalla NATO, cancellazione unilaterale del debito, con il potere operaio e popolare – è diretta ai lavoratori salariati e agli strati popolari, ai giovani e alle donne delle famiglie della classe operaia, ai pensionati, perché queste forze erano e sono le vere forze motrici della società. La prosperità sociale può essere garantita sulla base del loro lavoro, senza disoccupazione, fame, miseria, senza sfruttamento. E’ necessario che si facciano protagonisti degli sviluppi politici e sociali, che agiscano per i propri interessi, per la propria vita, con il KKE contro il potere dei loro sfruttatori.

Nulla è stato mai concesso dagli sfruttatori e dal loro stato. Il potere operaio e popolare non sarà concesso dal sistema politico borghese, né da alcun partito “della sinistra”, ma deve essere conquistato. Il corso per un reale cambiamento nei rapporti di forza a favore della maggioranza dei lavoratori richiede che le persone si raggruppino attorno al KKE e che il KKE si rafforzi ovunque, soprattutto nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari.

Il rafforzamento complessivo del KKE e l’unione delle forze attorno ad esso sono il prerequisito per il raggruppamento del movimento operaio e la formazione di una forte alleanza popolare, che condurrano le lotte che riguardano i problemi del popolo, la rivendicazione di misure urgenti, il recupero delle perdite subite, con un fermo orientamento contro i monopoli e il capitalismo.

La loro formazione e accrescimento possono da oggi contribuire all’inversione del rapporto di forze negativo, al rafforzamento dell’organizzazione, alla combattività, allo spirito militante della classe operaia e degli altri ceti popolari contro il fatalismo e la sottomissione del popolo, contro la vecchia e la nuova gestione della barbarie capitalista.

Il CC del KKE

13 luglio 2015

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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