La ricostruzione del Partito Comunista Italiano in Piemonte

Intervento di Alessandro Monti del  Comitato Centrale,  eletto Segretario regionale del Piemonte., all’assemblea degli iscritti regionale. 

14570543_10208766359609911_8479335850642733245_oCercherò di dare un contributo alla riflessione, un contributo di ampio respiro di analisi di fase,  come si diceva una volta,  con caratteri di ricerca e di dialogo tra noi, partendo da dove è iniziato il crollo della società che è collegato al crollo dei comunisti, e da dove è partito il disastro a cui assistiamo ancora oggi.

Con la fine dell‘URSS ed in Italia del PCI viene meno per le classi dirigenti il patto socialdemocratico, è la fine dell’ossessione del pericolo comunista, e quindi da quel momento nessuna più concessione viene fatta ai lavoratori.

Inizia il crollo della democrazia rappresentativa, dei suoi partiti, che improvvisamente sono un impaccio al dispiegarsi incontrollato degli spiriti selvaggi del capitalismo. Vince la legge del più forte, del più ricco, del più scaltro.

Fine del Partito Comunista Italiano, inizia Tangentopoli ed inizia di conseguenza, parallelamente, la campagna di stampa contro la politica ed i partiti.

La casta, La politica e i partiti non servono, fanno tutti schifo, fino all’ultimo tassello, quindi occorre porre fine al finanziamento e ai   rimborsi elettorali ai partiti, con il plauso, ahimè,  della grandissima maggioranza della popolazione.Quest’ultima è una mistificazione colossale, la politica in mano ai soli ricchi ci ha riportato ad un Italia pregiolittiana e alla demolizione della politica.  La democrazia non solo non serve, ma come dicevo, è un impaccio ed I partiti vanno eliminati e trasformati come negli Stati Uniti in comitati elettorali o d’affari.

Questo è il nostro primo punto fermo, difendere la politica ed i partiti con la convinzione che solo la politica ed i partiti possono far sì ancora oggi che le classi subalterne possano ancora contare qualcosa, perché persa politica e partiti comandano solo i ricchi e comanda solo il denaro.

Quindi primo punto di riflessione:  la difesa della politica e dei partiti. Secondo punto di riflessione la situazione europea ed Internazionale.

L’espansionismo ad est della NATO con l’emblematica vicenda dell’Ucraina che ha rotto gli equilibri geopolitici europei e non solo, l’esito drammatico delle destabilizzazioni mascherate da “primavera araba”, la guerra all’Iraq, alla Libia, alla Siria ci dicono tanto. E tanto dice la creazione del califfato tra Siria ed Iraq ad opera dell’ISIS, la spinta dello stesso in Libia, l’irrisolta questione palestinese.

Oltre vent’anni di conflitti, sempre più ampi, sanguinosi, lontani dal risolversi, ed il rischio di una guerra su larga scala che è sempre più forte.

Viviamo questa Europa, becera  che oggi è:  vincoli alle economie nazionali, tagli alla spesa pubblica, riduzione dei diritti, sottrazione  della sovranità dei parlamenti nazionali, tutto il potere ad organismi ademocratici.

Vincoli del tutto intollerabili, ma la classe politica italiana non fa nulla per le nostre ragioni, per l’interesse nazionale. Draghi in un intervista qualche tempo fa che diceva: “ L’Europa non si può permettere lo stato sociale”.Ebbene, questa Europa cosi com’è è uno schifo totale! Compagni , questa Europa non è riformabile.

Draghi parlava dello stato sociale. Stato sociale e democrazia rappresentativa, due facce sempre della stessa medaglia.

Ed infatti, parallelamente allo smantellamento delle conquiste dei lavoratori, nella prima metà degli anni ‘90 abbiamo visto nuove leggi elettorali maggioritarie, fine del proporzionale, elezioni dirette, restringimento poteri assemblee per esecutivi e restringimento numeri delle assemblee e una progressiva personalizzazione della politica e spettacolarizzazione della politica stessa.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad un progressivo smantellamento di tutti i diritti e delle conquiste ottenute dal movimento dei lavoratori e delle sinistre. Privatizzazioni di settori strategici dell’economia nazionale, scala mobile, sistema pensionistico pubblico e drastico innalzamento dell’età pensionabile.Ora pure il mutuo per andare in pensione si sono inventati.. e ancora, contratto collettivo nazionale, art 18, precarizzazione pressochè totale del lavoro, riduzione progressiva dello stato sociale in tutte le sue articolazioni e cosi via, il che significa un colossale impoverimento delle classi subalterne ed anche del  ceto medio.

Ed ancora se  pensiamo alla scuola,  un impoverimento ed un restringimento dello spazio della scuola pubblica, ed una cancellazione totale della cultura. Scuola che oltre che è essere gratuita, non deve insegnarti un lavoro, ma deve insegnare il senso critico, la libertà di pensiero, la cultura, perché solo la cultura ti da consapevolezza dei tuoi diritti.

Ed ora la Costituzione che è sottoposta ad un duro attacco del quale abbiamo parlato in tanti e condivido le cose dette e quindi non mi dilungo, che vede impegnati tutti noi, ogni giorno in tutti i territori, per una battaglia i che è determinante per il futuro nostro e delle nuove generazioni. e quando penso alla difesa della Costituzione penso a mia figlia, che ha 4 anni e che si trova a crescere in questo schifo di società, quando invece meriterebbe di crescere in una società fondata sui diritti, che sono di tutti, altrimenti si chiamano privilegi ed è la logica che oggi esprime il Partito Democratico.

La legge elettorale. Il cosiddetto “ Italicum” una pessima legge elettorale, peggio della cosiddetta “ legge truffa” di antica memoria, poiché quella, almeno, assegnava il premio di maggioranza al soggetto politico che aveva conseguito il 50% più uno dei voti, mentre questa, attraverso il meccanismo del doppio turno proposto, finisce con il consegnare il 55% dei seggi ad una forza politica attestatasi sul 25% dei voti, una forza in grado di definire anche gli organi di garanzia.

Uno tsunami,  finisce l’era Berlusconi, ed arriva Renzi, ed il Partito Democratico, un partito che è ormai in un processo irreversibile e lo ripeto anche io: Noi siamo alternativi al Partito Democratico. Noi dobbiamo ricominciare a parlare a tanta parte della base del PD, non a tutta, ai tanti che in essa si considerano di sinistra, addirittura comunisti, non al PD in quanto partito, perché esso è un nostro avversario politico.

Oggi occorre, e noi siamo qui per questo, ricostruire.

La ricostruzione di un partito comunista nel Piemonte e, più in generale, in Italia è un compito sicuramente difficile ed il cui esito non è affatto scontato, seppur viviamo come dicevo in una condizione economica, politica e sociale talmente disastrosa da far ritenere che mai come oggi sarebbe necessaria una sinistra anticapitalista, antiliberista e di classe ed un forte Partito comunista come l’Italia ha conosciuto fino alla svolta di Occhetto nel 1989, quando il PCI aveva consentito che la libertà, la democrazia, la difesa della Costituzione fossero capisaldi del nostro Paese , con i lavoratori e le lavoratrici protagonisti di straordinarie stagioni di emancipazioni e conquiste dei diritti ottenuti a prezzo di dure lotte politiche, sindacali e sociali.

Perché in fondo, tutto dovrebbe ripartire da li: dal lavoro e dai lavoratori, dal conflitto mai risolto anzi, se possibile, ancor più esasperato, tra capitale e lavoro, dove, nello scontro di classe che ancora esiste e forse non è mai stato così aspro, la vittoria è oggettivamente riconducibile alla classe padronale, al grande capitale, a discapito di chi vive del proprio lavoro, di chi un lavoro non ce l’ha e forse non lo avrà mai, dei pensionati alla fame, dei giovani precari.

Analizzando in questo senso alcuni dati proprio a partire dalla nostra regione, si può constatare che non sono di certo confortanti i dati sull’occupazione che arrivano dall’Osservatorio Inps: il mercato del lavoro in Piemonte è in flessione e ha fatto un salto indietro di due anni.

Si tratta di un vero e proprio allarme, soprattutto se si pensa chela situazione in Piemonte è la peggiore  di tutto il nord Italia. Come se non bastasse, nei primi sei mesi del 2016 l’economia piemontese ha generato l’11% in meno di contratti di vario tipo, rispetto allo stesso periodo del 2015: un dato che conferma un trend estremamente negativo e allarmante.

Scendendo nel dettaglio, analizzando i primi sei mesi di quest’anno, solo il 21% delle assunzioni è a tempo indeterminato. Questa condizione ovviamente non fa altro che aumentare la condizione di precariato, con i datori di lavoro sempre meno spinti a “bloccare” un proprio dipendente, anche in virtù del ridimensionamento degli incentivi al lavoro introdotti dal Governo.

I contratti a tempo determinato risultano invece stabili. Particolarmente drammatica è la situazione relativa all’utilizzo dei voucher. Nel primo semestre del 2016 sono addirittura 5,8 i milioni di tagliandi nominali dal valore di 10 euro venduti. Un numero impressionante da tenere d’occhio, con i sindacati che spesso denunciano situazioni ai limiti della legge. Insomma, nel 2016 il posto fisso in Piemonte rappresenta un vero e proprio miraggio, condannando giovani e meno giovani ad un destino praticamente irreversibile di precarietà e povertà.

Insomma, l’Italia è una Repubblica fondata sui voucher. Il cui abuso gonfia i dati sull’occupazione, visto che chi viene retribuito con i buoni da 10 euro che sulla carta dovrebbero servire solo per pagare prestazioni di lavoro occasionali, viene considerato a tutti gli effetti fuori dalle fila dei disoccupati. Tra gennaio e luglio di quest’anno, stando all’ultimo Osservatorio sul precariato dell’Inps, ne sono stati venduti 84,3 milioni, con un incremento del 36,2% sullo stesso periodo del 2015.

Credo che da qui, dal lavoro e dalla difesa della Costituzione che cita proprio nel primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, occorra ripartire per ricostruire il partito.

La sfida è quella di attraversare il nostro territorio e collegare nei prossimi due mesi la lotta per il NO al referendum costituzionale con la battaglia sul lavoro e contro il Job Act.

Promuoviamo iniziative anche non da soli, con quei soggetti politici e sociali che pensano, come noi, che le due questioni sono imprescindibili per garantire la democrazia nel nostro paese.

Dobbiamo utilizzare tutti i nostri compagni e compagne, tutti coloro che sono disponibili a riprendere un cammino che, non possiamo negarlo, ha visto errori e ostacoli che hanno allontanato uomini e donne da un processo costituente che invece avrebbe dovuto vederci tutti protagonisti.

Il nostro deve essere un partito aperto, al proprio interno e all’esterno, dove tutti possono sentirsi a casa. Confrontarci, avere visioni anche diverse sulle grandi questioni, magari litigare, ma poi trovare la sintesi unitaria che ci faccia procedere uniti verso il comune obbiettivo.

Dobbiamo muoverci nel solco tracciato dall’ assemblea nazionale, con un impianto teorico e politico di tipo marxista e leninista, consapevoli che siamo pochi ma abbiamo dalla nostra la tenacia e la convinzione che siamo nel giusto e lavoreremo per quello.

Dobbiamo anche studiare perché la società contemporanea è profondamente cambiata e noi non siamo riusciti a capire questi cambiamenti ed ora, seppur in ritardo, dobbiamo provare a superare questa difficoltà.

Insomma, dobbiamo tornare a lavorare tenacemente.La tragica crisi del capitalismo urla le nostre ragioni.Dobbiamo ritornare ad essere percepiti come utili alla vita delle persone e quindi occorre riassumere la materialità dei problemi, la centralità del lavoro, riconnettersi con esse, ridarvi speranza, futuro.

Noi siamo comunisti, e lo siamo perché propugniamo un’alternativa di sistema, perché non ci accontentiamo di una pur importante alternativa di governo, perché siamo consapevoli che la sinistra, anche quella che si dice di alternativa, con poche eccezioni, si dichiara al più antiliberista, mentre noi siamo anche e soprattutto anticapitalisti.

Dobbiamo avere la capacità di essere una forza comunista in grado però di confrontarsi con la sinistra, con le forze sane del Paese, senza rinunciare alla propria sovranità sulle questioni di fondo, tesa a ricercare la massima sintesi unitaria possibile. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: siamo per la massima unità a sinistra senza rinunciare alla nostra autonomia politica ed organizzativa.

Ecco il tema della Sinistra, quella sociale e quella politica.

Elenco alcune parole: pace, lavoro e saperi, ruolo del pubblico in economia, proprietà pubblica, programmazione, legge elettorale proporzionale, Costituzione, .per noi il motore della storia è e resta il conflitto tra capitale e lavoro.

Si ad un soggetto unitario, no ad un soggetto unico!

Un vecchio dirigente diceva: LA STORIA E’ UNA GRANDE PAGINA BIANCA, STA AD OGNUNO DI NOI PROVARE A SCRIVERLA E QUANDO LO FAREMO SIAMONE FIERI.

 

Comunicato Stampa

Eletto Alessandro Monti   Segretario regionale del PCI piemontese.

L’assemblea degli iscritti del Partito Comunista Italiano della regione Piemonte riunitasi a Torino in data odierna, alla presenza delle compagne e dei compagni delle Federazioni di Verbania, Torino, Alessandria, Vercelli e Novara, dopo un costruttivo dibattito,   ha eletto il  Comitato Regionale del Piemonte. Il Comitato regionale del Piemonte  ha eletto con voto unanime a Segretario regionale il giovane compagno Alessandro Monti  già Segretario della Federazione di Verbania e componente del Comitato Centrale del PCI,  che ha sottolineato nella sua ottima relazione la centralità delle questioni del  lavoro e della difesa della Costituzione.

Torino 8 ottobre 2016

 

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