Il popolo russo ha parlato, e la sua voce è risuonata potente

di Mauro Gemma per http://www.marx21.it

Il popolo russo con il voto ha inteso confermare la sua fiducia in una linea di strenua difesa della propria Patria, in questo momento oggetto di una gigantesca campagna condotta da governi occidentali, forze politiche di diversa ispirazione e strumenti di comunicazione di massa completamente asserviti alle logiche di guerra dell’imperialismo. Questo è il vero senso del voto, come ha riconosciuto lo stesso Putin.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a qualsiasi forma di provocazione nei confronti della Federazione Russa: “balle spaziali” come la favola secondo cui il voto statunitense sarebbe stato condizionato da Putin, a cui può credere (sempre meno) solo un’opinione pubblica anestetizzata da decenni di propaganda dozzinale all’insegna della russofobia; accuse senza prove, come quelle avanzate alla vigilia del voto dal governo britannico in merito alla vicenda del gas nervino; il sostegno sfacciato a personaggi e forze politiche russe neoliberiste e filoimperialiste, completamente isolate dal proprio popolo, che hanno sostenuto apertamente persino la criminale giunta nazista di Kiev, contro gli interessi stessi del proprio paese.

Ma soprattutto, va rilevato il procedere inarrestabile dell’accerchiamento militare della Federazione Russa da parte di USA/UE/NATO, con la riduzione dei paesi dell’Europa centro-orientale più prossimi al gigante eurasiatico in basi dotate di armamento nucleare e piattaforme missilistiche collocate persino a solo 150 chilometri da San Pietroburgo. Tutto ciò con la partecipazione del governo italiano e la complicità delle forze che lo sostengono a cominciare dal PD, anche ora che sono state completamente delegittimate dal nostro popolo che ha votato compattamente per chi (e si può pensare quello che si vuole di 5 Stelle e Lega), nei suoi programmi di politica estera, include la richiesta di abolizione delle sanzioni contro la Russia e l’avvio di una politica di amicizia e collaborazione reciprocamente vantaggiosa.

Nel contesto delle elezioni del 18 marzo, che hanno visto un consenso plebiscitario nei confronti della leadership di Mosca, considerata come la garante della difesa nazionale dalle aggressioni esterne, suonano sempre più stonate le voci di quei commentatori che non riescono a trarre alcuna lezione dal fatto che:

1) Il popolo russo, con la più alta affluenza registrata nella storia elettorale russa (67,5%, oltre 73 milioni di elettori), non ha accolto l’appello al boicottaggio lanciato da amici dell’Occidente imperialista, noti per le loro malversazioni e giustamente condannati per crimini economici e circondati da amicizie perlomeno sospette come quelle degli eredi screditati e criminali della “cricca Eltsin”. Si, proprio Eltsin, il saccheggiatore della sua Patria che aveva condotto sull’orlo del baratro, ma così caro all’Occidente che lo aveva coperto e giustificato anche quando aveva proceduto, nel 1993, al massacro di 800 difensori del parlamento esautorato dal suo colpo di Stato (dopo quello dell’agosto 1991 che aveva distrutto l’URSS, come entità statuale).

2) Il popolo russo ha rafforzato la sua fiducia in Putin, considerato fondamentalmente colui che ha ridato al paese il ruolo che gli spetta nel mondo, facendolo uscire dalla crisi mortale in cui si stava avvitando, dopo avere seguito pedissequamente le ricette di politica sociale, economica ed estera imposte dall’esterno. Gli oltre 56 milioni di voti ottenuti dal presidente russo (il 76,7%) rappresentano una quota di consenso che solo qualche irresponsabile, miope e prevenuto commentatore di casa nostra può sottovalutare, facendo ricorso alle abusate e stantie “argomentazioni” della propaganda dominante, o addirittura ignorare.

3) Il popolo russo ha poi scelto, tra i candidati dell’opposizione, quelli che, come il comunista Grudinin (che ha ottenuto quasi il 12% dei voti), pur avanzando anche dure critiche su aspetti della politica economica e sociale dell’attuale dirigenza russa, non hanno mai esitato quando si è trattato di affiancare Putin nella sua azione di difesa degli interessi nazionali, messi a rischio dalle continue minacce dell’imperialismo. Anzi, hanno sempre chiesto un comportamento più severo nei confronti delle provocazioni e una politica di più serrata collaborazione con la Repubblica Popolare Cinese. E allo stesso tempo, l’elettorato non ha preso quasi in considerazione le candidature liberali e filo-occidentali presenti, che si attestano, tutte insieme, attorno al 2%.

E allora fatevene una ragione, signori del governo italiano “mandato a casa” il 4 marzo, personalità di una sedicente “sinistra” russofoba che sta facendo diventare sinistra la parola stessa, commentatori a comando di diversa provenienza che continuate a imbonire la nostra opinione pubblica con le favole più inverosimili sulle “pecche” della democrazia russa (da che pulpito viene la predica, in un paese come il nostro in cui la costituzione uscita dalla Resistenza viene quotidianamente calpestata e derisa!)

Il popolo russo ha dato una risposta come si deve anche a voi, dimostrando di essere il degno erede di quello che lo ha preceduto oltre 70 anni fa, che, con la sua strenua ed eroica resistenza, costata 22 milioni di morti, ha salvato l’intera umanità dalla barbarie nazifascista.

E voi, compagni e amici della “sinistra radicale”, cercate di uscire dal letargo. Fate sentire con una mobilitazione degna di questo nome la vostra irriducibile opposizione alla preparazione di una guerra contro la Russia che ormai è all’ordine del giorno delle cancellerie imperialiste e che mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’umanità. Perché il vostro continuo silenzio sulla questione più importante che dovrebbe allarmare oggi tutti i popoli del nostro continente sta diventando veramente assordante.

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