Storie di donne e di diritti: Lutto e lotta

di Jandira Feghalie

Traduzione di Marica Guazzora

Un mercoledì di marzo, iniziato come un altro, la cui notte è caduta su di noi e che ha mosso le nostre emozioni con la forza e l’energia  come succede pochi momenti nella vita.

La tragica esecuzione di Marielle e di Anderson si è abbattuta su di noi con una  intensità che   non potevamo sopportare. Ci ha fatto riflettere e, allo stesso tempo, sollevare la rivolta e il tono delle nostre voci. L’ondata di indignazione e solidarietà che ha investito le strade e le reti, in Brasile e all’estero, ci ha portato più certezze e voglia di lottare.

E’ un chiaro segnale che il dolore si trasformerà in  lotta,  non solo per la necessaria giustizia ma per la fine della violenza, dell’omicidio di donne, delle donne nere, del razzismo, della brutalità, della discriminazione, dell’impunità per i crimini commessi e per le esecuzioni politiche.

Portiamo con noi le nostre storie e la nostra variegata militanza, idee e pensieri diversi. Ciò che unisce le migliaia di persone che hanno manifestato da mercoledì sera è una certezza: bisogna dire basta e fermare tutta questa violenza, intolleranza e odio.  Gli sguardi, le lacrime, gli abbracci,  i silenzi, si sono alternati a canti, urla e parole, tutto preceduto da un’enorme perplessità.

Nessuna vita è meno o più importante, le persone sono state uccise sia prima che  subito dopo Marielle e Anderson. Lo stesso giorno, nei giorni a seguire, altri proiettili hanno ucciso  e uccideranno altri neri,  abitanti delle baraccopoli nelle favelas, come quelli che lei denunciava prima di essere giustiziata. E proprio per questa ragione la forza del simbolismo della sua morte genera così tanta commozione e rabbia.

Marielle ha riassunto queste oppressioni di classe, di genere e di colore della pelle, e ha avuto l ‘ ardire  di occupare uno spazio politico.  Era semplice e generosa con le persone e aveva dichiarato, assumendone l’ identità, di essere lesbica. Rappresentava la gente che ha sempre vissuto sulla propria pelle  i pericoli dei  pregiudizi!

La situazione è complessa e peggiora perché siamo in un periodo di profonde restrizione degli spazi di democrazia. Nello Stato di Rio de Janeiro, nel bel mezzo di un intervento militare federale, è necessario indagare rigorosamente da dove sono partiti i colpi e le responsabilità!

Abbiamo resistito alle battute d’arresto. È tempo di una maggiore coscienza, unità e maturità nella lotta! Non vogliamo sconfitte o perdite. Non è il momento di protagonismi o litigi.

Al crimine politico non si risponde individualmente, si   risponde  collettivamente. La nostra forza è collettiva! I nostri nemici sono vigliacchi e freddi. Hanno soldi e i media dalla loro parte. Cerchiamo di essere attenti all’utilizzo politico di questo momento, perchè attraverso i loro interlocutori e la loro comunicazione cercheranno la legittimazione delle loro   azioni.

Dobbiamo essere capaci di reagire in modo adeguato. Recuperare la democrazia, lotta all’esclusione, guerra contro  la povertà e il razzismo,  lotta contro la violenza sulle donne.

I nostri cuori non saranno come un vaso pieno di angoscia e di disperazione. Moltiplicheremo la voce della politica nera e di sinistra di Marielle. Non lasceremo che la sua lotta muoia con lei. Una cultura di pace deve essere garantita. Che più donne, e più neri,  possano parlare, e che  non siano mai  più esclusi  dagli spazi politici.

Marielle, presente!

 

Nel 2016, esordiente in politica, Marielle Franco aveva preso 46.000 preferenze, la quinta più votata alle comunali. Militava in un piccolo partito di sinistra, il Psol, da sempre in prima linea a Rio sul tema dei diritti umani. Con il leader del partito, Marcelo Freixo, Marielle aveva lavorato per anni. 

 

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