La crisi italiana e la responsabilità dei comunisti

di Andrea Catone per Marx21.it

1. La Costituzione italiana si fonda sul governo parlamentare. Il presidente della repubblica non ha il potere di dettare l’indirizzo politico del governo

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha firmato la nomina a ministro dell’Economia del professor Paolo Savona, propostogli, su indicazione di M5S e Lega, dal presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte, che ha rimesso il mandato.

Mattarella ha motivato tale sua scelta con un breve discorso al paese in cui ha affermato di aver

“condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro [1]. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato. L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende […] È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani […] Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani” [2].

Il rifiuto di nominare Savona ministro viene motivato dal presidente della Repubblica sulla base di una valutazione di indirizzo politico. Ma la nostra Costituzione è fondata sul principio del governo parlamentare ed esclude che il presidente della repubblica possa dettare l’indirizzo politico del governo. 

Per giunta, dopo aver elencato i disastri economici attuali e futuri (lo spread che cresce di giorno in giorno, minacciando i risparmi degli italiani, scoraggiando gli investitori, accrescendo gli interessi sul debito, facendo lievitare i mutui, ecc.), Mattarella afferma che “in tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento”. Si tratta di un’evidente forzatura bassamente propagandistica, che fa riferimento ad un contesto economico-politico interno e internazionale completamente diverso dall’attuale, che non ha alcun fondamento scientifico: da un lato è il tentativo maldestro di giustificare una decisione difficilmente giustificabile (come una excusatio non petita); dall’altro è l’avvio di una feroce campagna elettorale in cui viene stigmatizzato e messo al bando il solo sospettato di critica all’euro.

Ciò che è accaduto il 27 maggio è un ulteriore vulnus alla Costituzione repubblicana e al suo principio di sovranità nazionale-popolare. Non è il primo: è in linea con le esternazioni di Cossiga, con le pesanti ingerenze di Napolitano e con i tentativi di stravolgimento della Costituzione, sostenuti da Berlusconi, neofascisti e Lega Nord a metà degli anni 2000 e più recentemente dal PD di Renzi (bocciato dal referendum dl 5 dicembre 2016). Accelera e aggrava la crisi democratica italiana di rapporto tra gruppi dirigenti e masse popolari (tra ciò che oggi viene chiamato establishment e sua legittimazione democratica), crisi che si era chiaramente manifestata nel voto del 4 marzo con la straordinaria affermazione (32%) del M5S, che ha nel rifiuto della “casta”, dei vitalizi e privilegi dei “politici”, uno dei suoi pilastri, e della Lega di Salvini.

La lunga crisi economica italiana, il suo prolungato declino, aggravato dalla crisi finanziaria e dalla gestione di essa imposta dalla BCE e dai poteri sovranazionali (si veda la lettera di Trichet e Draghi che dettava l’agenda di politica economica e sociale italiana e spianò la strada al governo Monti [3] ), sono stati costellati da tentativi parzialmente abortiti di stravolgimento costituzionale tendenti a ridurre il ruolo delle assemblee elettive, e da forzature presidenzialistiche, in particolare dal 2011, quando il presidente Giorgio Napolitano ha sostituito al ruolo costituzionale di arbitro super partes quello di decisore e promotore dell’indirizzo politico e delle trasformazioni della Costituzione: una situazione perennemente mobile di transizione costituzionale volta a “mettere in sicurezza” la collocazione atlantista ed europeista del Paese, che le classi dirigenti non sono riuscite a realizzare e che si presenta oggi con il nuovo vulnus di un governo abortito per la presenza di un ministro economico sospetto di critica all’euro.

2. Avventurismo e sovversivismo di M5S e Lega

La scelta di Mattarella apre una divaricazione tra poteri dello stato. Non rafforza, ma rende più fragile il paese e mette ulteriormente allo scoperto la sua sovranità limitata.

Ma i comunisti e quanti fanno riferimento al movimento operaio non possono ignorare che questo aggravamento della crisi è stato lucidamente e cinicamente perseguito per calcolo elettoralistico dalla Lega di Salvini, una forza dichiaratamente schierata a destra che ha imposto nel programma di governo (il “contratto” tanto sbandierato da Di Maio) la cancellazione di quelle parti del programma dei 5S sull’intervento pubblico in economia, per cui tale “contratto”, in taluni punti estremamente dettagliato (e fuori luogo in un programma politico) anche sul ruolo dei fertilizzanti chimici e sul compost (punto 4, p. 11), pur essendo esposto per punti in ordine alfabetico e senza una linea coerente di indirizzo politico, risultava, sulle questioni economiche, chiaramente dominato dall’impostazione neoliberista: la flat tax, con l’idea che la maggiore disponibilità di denaro avrebbe – con la smithiana “mano invisibile” – miracolosamente avviato la ripresa economica, senza programmazione pubblica e senza intervento economico dello stato. Salvini, ponendo al presidente della Repubblica l’aut aut sul nome di Savona – usato come testa d’ariete per rovesciare il tavolo di un accordo coi 5S che gli stava ormai stretto –  ha cercato, riuscendovi, la rottura, aggravando la crisi politica, alzando il livello dello scontro politico sulla questione dell’euro. In questo, facendo il paio con quelle forze politiche che, sconfitte alle elezioni del 4 marzo, come il PD renziano, hanno puntato allo sfascio del paese (respingendo a priori il tentativo di un governo di coalizione coi 5S) per poter rientrare nel gioco politico.

Uno scontro su Ue ed euro, implica, come del resto ha ben mostrato la vicenda greca, un confronto con poteri interni e internazionali fortissimi e richiede quindi una preparazione di forze, una consapevolezza e una strategia che non sono affatto presenti oggi nel paese. Su un punto infatti il discorso di Mattarella ha ragione: la questione euro/Ue non è stata affatto al centro della campagna elettorale; i 5S l’hanno subito rimossa, la Lega l’ha tenuta in qualche manifesto, ma con riferimento prevalente alla questione immigrazione.

Ingaggiare una battaglia contro forze potentissime senza una preparazione adeguata delle forze popolari e senza una strategia precisa è nella peggiore tradizione dell’avventurismo italiano. La Lega che agita oggi demagogicamente la questione della sovranità nazionale ha alzato il livello dello scontro a fini elettoralistici.

I 5S, che si basano sull’ideologia del superamento di destra e sinistra e della lotta di classe, infilando in uno stesso sacco capitale e lavoro, dopo aver subito rimosso le posizioni critiche su NATO e Ue, dopo aver cassato l’intervento pubblico in economia dal “contratto” (una messa in scena mediatica in cui sono affastellati diversi punti, senza il filo rosso di una strategia politico-economica), hanno ulteriormente mostrato di essere una forza ondivaga, che si alimenta di demagogia (la “casta”, i “vitalizi”), ma non ha il polso, né i quadri, né una strategia seria per sostenere uno scontro di tale portata, quale è quello su Ue ed euro. Dopo tanti autodafé pur di formare il governo, hanno consegnato alla Lega di Salvini, partito ben più strutturato e organizzato, le chiavi decisive e l’ultima parola.

Non possono essere queste le forze cui affidare la direzione e l’attivazione di un progetto strategico fondato sulla sovranità nazionale-popolare, teso a far uscire l’Italia dal declino e dare risposte reali ai problemi dello sviluppo economico, del lavoro, dell’occupazione, della formazione e ricerca.

La situazione italiana è estremamente pericolosa: si sommano crisi politica, crisi economica, crisi istituzionale. Il livello dello scontro viene innalzato, ma nella massima demagogia: la demagogia – evidente anche nel discorso di Mattarella – che minaccia catastrofi economiche e chiede atti di fede cieca, indiscutibile e assoluta nella moneta unica; e la demagogia di chi, dopo aver presentato un programma che prevede un enorme aggravio di spesa pubblica senza alcuna copertura (flat tax e reddito di cittadinanza), pretende che con l’uscita dalla moneta unica si risolverebbero magicamente i problemi del paese.

3. In questa situazione occorre costruire un autentico fronte popolare per la difesa del paese

I comunisti e quanti sono genuinamente legati al movimento operaio e democratico che tanta parte positiva ha avuto nella storia del nostro paese e nella costruzione della Repubblica, non possono e non devono accodarsi né alla borghesia compradora filoUe e filoNATO, che ha oggi nel PD renziano il suo principale partito di riferimento (qualcuno l’ha giustamente battezzata “sinistra imperiale”), né alla demagogia avventurista e al potenziale sovversivismo della Lega o all’ambiguo, ondivago e confuso M5S. I comunisti non possono e non devono limitarsi al ruolo di spettatori passivi di uno scontro, che così come si prospetta, accentua la demagogia e allontana un percorso concreto, una strategia per il paese.

I comunisti hanno il dovere in questa situazione di costruire un fronte politico che sappia parlare con chiarezza e il massimo di razionalità, privo di fumosità e di ambiguità, sulla base di un programma politico di transizione, che sappia recuperare i punti più alti della nostra tradizione di lotta a partire dalla Resistenza antifascista e dalla stesura della Costituzione di democrazia economico-sociale. Un programma politico che non sia l’affastellamento di diverse e non sempre in sé coerenti istanze (come è stato in parte il programma di “Potere al popolo”), né che sia la mera proposizione di principio che tutto rimanda ad una futura rivoluzione socialista o faccia magniloquenti proclami senza definire un percorso concreto in una strategia di lunga durata.

Tale programma, costruito ed esposto sulla base di un discorso chiaro, limpido, privo di ambiguità, che non cancella la contraddizione capitale – lavoro né l’esistenza e lo scontro delle classi (come è nell’ideologia “populista” di Lega e M5S) può riassumersi in alcune essenziali linee di fondo, che la Costituzione ha tracciato:

1. Difesa del governo parlamentare e lotta per una legge elettorale proporzionale, come era nello spirito della Costituzione del 1948, contro ogni tentativo di riproposizione di sistemi elettorali maggioritari. Lotta contro ogni deriva presidenzialistica e autoritaria, che in questa fase di crisi istituzionale potrebbe presentarsi e proporsi (ed è già in atto).

2. Forte intervento pubblico in economia, con una programmazione democratica (nelle forme previste già dalla Costituzione e in altre che possono essere sviluppate), sotto controllo democratico, delle direttrici di sviluppo. È in primo luogo su questo, sull’intervento dello stato come espressione di sovranità nazionale popolare, che si apre lo scontro con l’impostazione neoliberista della Ue di Maastricht.

3. Nel riconoscimento di un mondo multipolare, affermazione di una politica estera indipendente, tanto dall’imperialismo USA, che controlla il nostro paese e l’Europa attraverso la Nato e che oggi, con Trump, è in competizione con la Germania, tanto da quello tedesco, che si muove dentro e fuori la Ue, o di quello francese, protagonista di avventure militari in Africa e Vicino Oriente.

I comunisti e le forze che si riferiscono al movimento operaio e democratico devono saper trovare nella crisi italiana, che accelera violentemente e si aggrava, la saggezza e la forza – sulla base delle grandi lezioni unitarie che hanno segnato le migliori pagine del movimento operaio internazionale e italiano – di costruire unità tra loro e di creare un fronte unito, in uno scontro che si annuncia difficilissimo e vitale, superando e lasciandosi alle spalle tutto il peggio – ed è tanto! – che ha segnato la storia dei comunisti e del movimento operaio in Italia negli ultimi trent’anni: calcolo politico di bottega e di corto respiro, carrierismo, opportunismi, personalismi che antepongono l’interesse particolare personale a quello generale, spirito di clan o di gruppo piuttosto che legato a una visione strategica complessiva, settarismi, dogmatismi, con la pretesa di essere gli unici depositari della verità e della giusta linea, proclamazione parolaia dei principi e inconsistenza dell’azione politica – e che li ha relegati fuori della storia reale, nel ruolo di testimoni o, peggio, di “tifosi” subalterni dell’uno o dell’altro campo di opposte demagogie che ingannano il paese, giungendo, come amaramente osservava un compagno francese, al capolavoro politico negativo di toccare il fondo e di riuscire ad andare ancora più giù oltre il fondo…

Se nel precipitare della crisi italiana i comunisti non sapranno riprendere la strada maestra dell’unità nella costruzione di un fronte popolare, la storia – parafrasando un celebre detto di Fidel Castro – non ci assolverà.

28-5-2018

NOTE

[1]  Corsivi miei.
[2]  Cfr. https://video.corriere.it/governo-mattarella-non-posso-subire-imposizioni-ministri-discorso-integrale/7b2cc8e0-61e0-11e8-83c2-c2f27971c337
[3]  Cfr. più in dettaglio su tutta la crisi istituzionale il fascicolo speciale di MarxVentuno 1-2/2016.

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