Il femminismo del terzo millennio ha la sua vignettista: Anarkikka si racconta

di Claudia Sarritzu da globalist.it

in modo semplice a volte sarcastico, sintetizza con immagini e parole la lotta quotidiana di metà del mondo. Ecco l’intervista a Stefania Spanò.

C’è una donna, una vignettista, che sta raccontando con i suoi disegni il nuovo femminismo. In modo semplice, a volte sarcastico ma incisivo, sintetizza con immagini e parole la lotta quotidiana di metà del mondo. Una metà oppressa, umiliata, violata e non rappresentata anche in Italia.  Ecco l’intervista a Stefania Spanò, in arte Anarkikka.53 anni, un compagno da tanti di quegli anni anni che ha perso il conto, una figlia in gambissima che ha avuto da giovanissima e che cinque anni fa l’ha reso nonna di Andrea. Napoletana, vive da molto lontana dalla città, dimensione che “mi ha sempre messa a disagio. Amo la quiete e ho scelto la campagna. In realtà è lei che ha scelto me, ed io ho imparato ad apprezzarla. Ho un cane e dieci gatti. E amo tanto gli animali che non li tratterei mai da esseri umani!”

Racconta la tua passione per il disegno, sono poche le donne che fanno le vignettiste perché secondo te?

La mia è una passione recuperata. Disegnavo molto da ragazzina, poi la vita mi ha portato per altre vie. Un giorno il recupero, mio e della mia passione. E quelle vie sono servite da contenuto. Avevo voglia di dire cose, di raccontare e raccontarmi per contribuire a mio modo alla costruzione di una società che vorrei più equa e solidale.

Non so perché le vignettiste siano poche. Credo solo che il motivo sia da ascrivere a quella cattiva abitudine che per secoli ci ha relegato in alcuni ruoli e non in altri. Una cosa la voglio dire, però. Siamo poche e POCHI ci prendono in considerazione. Il mondo editoriale è ancora molto maschile. Come dice Murgia, sono #tuttimaschi. E’ così. Non ti offrono opportunità lavorative, in particolare se, come me, sveli il mondo delle donne dal di dentro, da donne. Come se fossimo un mondo di nicchia e non la metà del mondo.

Le protagoniste dei tuoi disegni sono le donne, ti consideri una femminista e se sì come definiresti oggi il femminismo?

Il mio lavoro indaga il mondo delle donne, con il suo carico di problemi e sofferenze, disparità e violenze. Il contrasto alla violenza maschile, archetipo di un sistema di potere e soprusi, è il primo obiettivo. E per raggiungerlo e superarlo, la violenza va indagata e riconosciuta, vanno scardinati gli stereotipi di cui si alimenta, i linguaggi che utilizza. Violenza che non è solo fisica, ma che si manifesta nel non riconoscersi, nelle sfaccettature di ogni relazione umana che verso le donne è ancora impari.

Sul definirmi femminista ho qualche difficoltà perché ne ho col “definirsi”, nella convinzione che le donne e gli uomini siano sempre più di una singola parola. Ma comprendo l’importanza di una parola quando assume un significato politico chiaro, e femminista lo è. Ancor più oggi che è parola da recuperare (anch’essa), ché nei luoghi comuni sembra aver assunto un’accezione negativa, e da ribadire in un contesto sociale confuso, che perde pezzi di diritti che sembravano acquisiti, e che necessita di un presidio costante di donne e uomini per non tornare indietro e lottare per superare tutte le discriminazioni che restano.

 

Nella mia storia il femminismo è entrato da pochi anni. Ne avevo un’idea che si perdeva nelle immagini delle battaglie storiche. Ho scoperto, invece, un mondo vivo e vitale, reattivo e necessario. Ovviamente ne ho scoperto anche contraddizioni e differenti posizioni interne. Ci sono più femminismi, a volte lontani tra loro. Bisognerebbe impegnarsi di più nello sforzo di comprendersi, di incontrarsi e lavorare insieme per portare avanti obiettivi comuni. Mai come in questo momento storico c’è bisogno di fare rete, corpo. Le insidie sono molte, e pericolose. La nostra società sta perdendo il senso di comunità, sembra allontanarsi la possibilità di costruzione del rispetto per le differenze e per gli ultimi. Quindi per le donne.

Il nuovo governo secondo te deve mettere in guardia ancora di più le donne? Ti preoccupano le idee del ministro Fontana?

Il nuovo goverNO è quello che già da tempo si profilava, sulla scia di quella confusione a cui mi riferivo. Una crisi che ha portato a chiudersi nei propri piccoli egoismi, a sfogare le proprie frustrazioni (anche quando legittime) su chi è più facile da colpire, più vulnerabile e indifes*. Sono preoccupatissima. Le donne hanno sempre pagato il disagio di tutt*, per tutt*, più di tutt*.

Penso alle migranti, ultime tra gli ultim*. Guerriere che qualcun* vorrebbe abbandonare ad un destino di violenze e soprusi, di stupri e torture. Penso a chi costantemente allontana il nostro Paese dall’affrontare la violenza maschile di casa!, in casa, spostando l’attenzione sull’uomo nero, dipingendolo, falsamente, diversamente cattivo. Il Fontana pensiero (?), poi, è il buio. E’ quanto di più lontano il mondo evoluto abbia già compreso: che l’amore è di tutt* con ogni diritto, che le donne hanno diritto a scegliere e decidere sulle proprie vite, che non esistono verità rivelate, ma esser* uman* da rispettare, ognun* come l’altr*, ognun* diverso dall’altr*. E’ semplice: esistono LE famiglie dove c’è amore e rispetto, esistono le leggi dello Stato, come la 194, che vanno rispettate e non messe continuamente in discussione per il protagonismo di un uomo o nell’idea di un Stato non laico che non rispetta il sentire e le convinzioni di tutt*.

Se potessi rivolgerti alle ragazze che affrontano la maturità e diventano ufficialmente “grandi” quali consigli daresti loro? Di riconoscere le proprie passione e seguirle senza indugio. Di non lasciarsi condizionare da ruoli che qualcun* magari ha già confezionato per loro. E di informarsi. Sui loro diritti, sui problemi che potranno incontrare nel loro percorso. La conoscenza resta la prima forza. Forse la dico male, ma Mulier sum, humani nihil a me alienum puto!

 

 

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