Casa nera non si tocca

di Patrizio Andreoli, Segreteria Nazionale e Dipartimento Politiche dell’Organizzazione

 

“La casa non verrà sgomberata. Il palazzo, stabile e pulito, non è una priorità per Prefettura e Demanio.” Così, con propria nota il Ministero dell’Economia e Finaze (Mef) diretto da Giovanni Tria, ha fatto sapere nei giorni scorsi che i fascisti di Casa Pound che nel 2003 in pieno quartiere Esquilino occuparono abusivamente un intero stabile in Via Napoleone III; resteranno “serenamente” al loro posto. Il tutto, mentre nel maggio scorso con ben altro piglio la Giunta Raggi (M5Stelle) reclamava la riacquisizione della Casa Internazionale delle Donne, punto storico di riferimento solidale per mille e mille battaglie democratiche del movimento femminista italiano nel dopoguerra. E così, oggi sappiamo che il riappropriarsi di questa parte del patrimonio in mano ai fascisti del terzo millennio (un palazzo, pulito e stabile) non è una priorità!…

Come se la qualità della nostra democrazia dipendesse da quante volte si lavano i vetri delle finestre e non dal carattere razzista ed antidemocratico di chi utilizza strutture pubbliche in questi tempi di offesa alla nostra coscienza e di vergogna senza fine. Mentre le sedi destinate all’attività delle associazioni democratiche e dell’Antifascismo patiscono sempre più sotto il peso di tasse e balzelli di ogni tipo (tarsu, spese condominiali, manutenzioni straordinarie, aumento sfacciato dei canoni e richieste di sfratto); c’è chi all’ombra del Governo rosso-bruno di Salvini e Di Maio, fa strame della Costituzione.

La verità è che siamo dinanzi ad una vera e propria politica di genocidio degli spazi democratici a partire da quelli destinati alla vita delle forze politiche figlie della tradizione operaia, socialista e comunista. Resiste la ramificata e potente rete del movimento cattolico mercé il formidabile patrimonio immobiliare di cui la chiesa  e gli enti religiosi dispongono (che gode di benefici fiscali parziali o totali indecenti), e quella dei fortini (anche se non più e non  sempre solidali come un tempo) delle Case del Popolo laddove la forza, la tradizione, la passione e generosità dei comunisti hanno costruito e tramandato casematte democratiche, via via svuotate in questi anni di abdicazione ideale e perdita di ruolo della sinistra di classe, del loro carattere di luogo alternativo tanto da essere ridotte in molti casi  a non molto più di circoli di svago per il gioco del biliardo, delle carte, della tombola.  Luoghi da cui frequentemente i comunisti sono stati espulsi mercé l’arrogante appropriarsi della quasi totalità del patrimonio dell’ex Pci da parte del Pds ieri, e del Pd oggi. Intanto, chiudono Circoli culturali e Case della Cultura, luoghi di incontro per anziani, mense sociali, sedi di resistenza e risposta al disagio e alla crisi… E’ anche questo, un attentato silenzioso ma ben concreto alla nostra democrazia materiale e alla partecipazione popolare.

Chi se ne importa, quel che conta è che nel pieno centro di Roma, il bel palazzo a canone zero dei fascisti sia salvo! Nessuno s’illuda. Noi non smetteremo testardamente di resistere ed indignarci, organizzando la rivolta contro lo stato di cose presenti. Sì, subiamo la stretta dei tempi, ma non arretriamo, non dimentichiamo, né dimenticheremo.

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