Comunicato di AWMR Italia – Associazione Donne della Regione Mediterranea

Esprimiamo sdegno e profonda preoccupazione per la “Risoluzione sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, approvata il 17 settembre 2019 dal Parlamento europeo, col voto convergente delle destre reazionarie e dei cosiddetti liberaldemocratici “progressisti” (535 voti a favore, 66 contrari e 52 astenuti). Essa costituisce un insidioso e vergognoso tentativo di revisione e manipolazione della storia europea, attraverso l’equiparazione del cosiddetto “totalitarismo comunista” alla dittatura nazifascista, in funzione della legittimazione ed estensione all’intera Unione Europea dell’anticomunismo istituzionale già in vigore in alcuni paesi dell’Europa dell’Est.

Abbiamo parecchie ragioni per condannare e rigettare con forza la risoluzione, ne elenchiamo le più rilevanti.

  1. La risoluzione, che ha la pretesa di rifondare la memoria dell’Europa, è costruita su false premesse storiche ed è infarcita di affermazioni infondate, disoneste omissioni e ipocrite rimozioni. In essa si afferma che la causa scatenante della seconda guerra mondiale che devastò l’Europa non furono il pangermanismo e la teoria dello “spazio vitale”, capisaldi dell’ideologia nazista, bensì il patto di non aggressione fra Germania e Urss, firmato a Monaco il 23 agosto 1939. Con un inaccettabile capovolgimento della verità storica, la risoluzione ignora quanto avvenne ben prima di quel patto e le ragioni che lo determinarono: non dice dei piani nazisti di aggressione alla Cecoslovacchia, dopo l’Anschluss dell’Austria, ben noti fin dal 1937 alle potenze europee occidentali, che però preferirono adottare la colpevole politica dell’appeasement, cioè dell’accomodamento con Hitler; omette di dire che già nel 1938 Francia, Gran Bretagna e Italia fascista avevano concordato a Monaco la cessione dei Sudeti al Terzo Reich, a spese della Cecoslovacchia; e che, in quella occasione, Gran Bretagna e Francia respinsero la proposta dell’URSS di allearsi per difendere i territori dell’est minacciati dall’espansionismo nazista e per impedire lo scatenamento della guerra; rimuove del tutto la colpevole sottovalutazione della minaccia nazifascista, per tutto il decennio precedente la seconda guerra mondiale, da parte dei paesi europei e degli Stati Uniti, omettendo di citare le simpatie diffuse nella monarchia britannica e nelle borghesie europee e nordamericana verso il Terzo Reich, da esse considerato “utile” in chiave antisovietica. Ignoranza o malafede? O entrambe le cose?

  1. Equiparando comunismo e nazismo, la risoluzione insulta la memoria dei milioni di donne e uomini (comunisti, socialisti, democratici e progressisti) che hanno lottato fianco a fianco nelle file della Resistenza europea contro il nazifascismo. Insieme al ruolo determinante dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazifascismo, viene taciuto perfino il protagonismo delle forze comuniste nella Resistenza europea contro il nazifascismo. Una damnatio memoriae che arriva fino all’invito esplicito rivolto ai governi ad attenersi a questa revisione della storia inserendola “nei programmi didattici e nei libri di testo di tutte le scuole dell’Unione”. Tutto ciò ci indigna e ci preoccupa profondamente.

  1. D’altra parte, falsità ideologiche sono disseminate nella risoluzione, ad uso e consumo di una narrazione propagandistica del processo unitario europeo totalmente in chiave anticomunista. Tra le altre cose si afferma che, dopo la divisione dell’Europa in blocchi contrapposti, “i paesi soggetti alla influenza sovietica hanno continuato a essere privati della libertà, della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico”. Si ignora la verità incontestabile che, solo per fare un esempio, in Unione Sovietica e nei paesi europei dell’est le rivoluzioni socialiste hanno creato le condizioni più avanzate per l’emancipazione delle donne e che le conquiste sociali delle donne in quei paesi hanno costituito una spinta formidabile all’affermazione dei diritti produttivi e riproduttivi delle donne anche in Occidente. Si ignora il contributo, determinante sul piano internazionale, di promozione dei diritti dei popoli e paesi in via di sviluppo, delle classi lavoratrici e delle donne, nel contesto del sistema delle Nazioni Unite: citiamo, sempre a mo’ d’esempio, la proposizione della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 e la Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979, che sono state riferimento per le legislazioni europee e mondiali. Ricordiamo il contributo dato alla proposizione e realizzazione delle quattro grandi Conferenze Mondiali per le Donne (l’ultima delle quali tenutasi a Pechino nel 1995), che hanno aperto una nuova era negli sforzi globali per promuovere il progresso femminile nel mondo. Se mai, c’è da dire che siamo molto preoccupate per l’arretramento inaudito che i diritti produttivi e riproduttivi delle donne hanno subito specialmente nei paesi dell’Europa orientale dopo il 1990.

  1. Nella risoluzione si dice che “per i paesi europei che hanno sofferto a causa dell’occupazione sovietica e delle dittature comuniste, l’allargamento dell’UE, iniziato nel 2004, rappresenta un ritorno alla famiglia europea alla quale appartengono”. E si rappresenta questa Unione Europea come il paradiso della democrazia e delle libertà. Sono ignorate le durissime repressioni delle lotte sociali e popolari in molti paesi dell’Europa occidentale negli anni del dopoguerra; sono taciute le politiche di esclusione e sistematica discriminazione verso i partiti e i movimenti sociali comunisti e di sinistra; sono taciute le complicità con il feroce regime dei colonnelli e la sanguinosa repressione anticomunista in Grecia negli anni ’60, le complicità col regime di Salazar in Portogallo fino al 1975; sono omesse le corresponsabilità nelle politiche colonialiste e imperialiste in Africa e America Latina; le complicità con i regimi di Apartheid in Sud Africa fino al 1990 e quello vigente tutt’oggi in Israele; viene occultata la mortifera partecipazione alle guerre di aggressione e sterminio degli Usa e della NATO in Medio Oriente, riaffermando invece la fedeltà atlantica; si rimuovono problemi come quello rappresentato in seno alla stesa Unione Europea dall’Ungheria di Viktor Orbán, che usa l’antisemitismo come strumento di propaganda e criminalizza i migranti. E potremmo continuare a lungo. Tutto il male è occultato, neppure l’ombra di un ripensamento compare a riguardo di tutto ciò in questa risoluzione che radica le proprie argomentazioni nell’ignoranza e distorsione della verità storica, nell’omissione e nel falso ideologico.

  1. Ci chiediamo a questo punto: a chi e a che cosa è funzionale questa risoluzione? Se si voleva solo ribadire la “condanna di tutti i totalitarismi”, bastava fare riferimento a precedenti risoluzioni già approvate dallo stesso parlamento europeo. Ma poiché nulla si fa senza una motivazione contingente, è nella situazione presente che bisogna cercare spiegazioni e risposte. Nella risoluzione si dice che “fin dall’inizio, l’integrazione europea è stata una risposta all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell’Europa centrale e orientale”. È chiaro, dunque, che questa risoluzione non è mirata solo alla revisione di eventi del lontano passato – la memoria è solo un pretesto – bensì ad introdurre l’elemento nuovo della espunzione di ogni riferimento narrativo e simbolico alla partecipazione politica delle forze comuniste e di sinistra ai processi di costruzione europea. Ecco dove porta l’equiparazione della svastica nazista alla falce e martello. È dal 2005 che, per iniziativa di alcuni europarlamentari dell’Est, si tenta di mettere al bando il simbolo della falce e martello, legittimando invece la svastica, che viene accolta perfino in ambito istituzionale in paesi come l’Ucraina. Si vuole insomma estendere a tutta l’Unione Europea l’esclusione dei simboli comunisti dalle schede elettorali e la persecuzione politica e giudiziaria nei confronti di chi oserà continuare ad usarli.

  1. La risoluzione fa una finta a destra per colpire a sinistra. Dichiara di condannare anche le ideologie razziste, fasciste, e xenofobe e si dice “preoccupata” per la loro diffusione in Europa. Ma, guarda caso, essa è stata votata dalle destre razziste, misogine e xenofobe che siedono nel parlamento di Bruxelles. Ciò conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che le ideologie cosiddette populistiche, sovraniste, primatiste che si finge di voler contrastare, con il loro corredo di idee misogine, razziste, xenofobe e antiumane, sono perfettamente complementari all’ideologia neo liberalista imperante in Occidente, come le due facce di una sola medaglia.

  1. Colpisce che nella risoluzione dell’Europarlamento non ci sia alcun riferimento alle Nazioni Unite. Se si esclude un unico cenno, in preambolo, alla Dichiarazione universale di diritti umani del 1948, poi non c’è più nulla. Come se questo europarlamento ritenesse inutile o, peggio, estraneo alle sue prospettive future ogni riferimento alla comunità mondiale rappresentata nelle Nazioni Unite. Come se questa Unione Europea prevedesse di seguire l’esempio isolazionista degli Stati Uniti di Trump, che, nella sua dissennata visione di America First, ha aperto le ostilità contro le istituzioni e i trattati internazionali. D’altra parte, il comportamento ambiguo dell’Unione Europa in occasione del ritiro degli Usa dal Trattato INF con la Russia, non lascia sperare nulla di buono.

  1. Nella risoluzione si dice, infine, di voler “costruire la resilienza europea alle moderne minacce esterne”. Chi minaccia l’Europa dall’esterno? La risoluzione non lo dice apertamente, ma il reticolo di affermazioni infondate su cui essa è costruita lascia intuire dove si vuole andare a parare. Essa mira a scavare un solco invalicabile fra questa Unione europea atlantista e il resto del mondo dove tuttora i simboli del riscatto sociale delle classi oppresse sono riconosciuti e rispettati. Dall’altra parte del solco ci sono interi paesi, grandi come la Cina o altri meno grandi; e ci sono i popoli che in ciascun paese europeo e in ciascuna regione dei cinque continenti – milioni e milioni di donne e uomini – affidano al simbolo della falce e martello i loro desideri di pace, uguaglianza, giustizia sociale e fraternità internazionalista. Questa risoluzione è espressione di una visione dell’Europa atlantista, aggressiva e imperialista che non mira affatto a “una riconciliazione fondata sulla verità e la memoria” – come ipocritamente dichiara – ma al contrario dichiara aperte le ostilità contro le donne e gli uomini che, in Europa e nel mondo, continuano a lottare per la propria emancipazione, autodeterminazione e progresso. Come tale, la condanniamo e la rigettiamo.

Come donne europee, vogliamo continuare a costruire la coesistenza pacifica fra i paesi del mondo, il progresso sociale, culturale, umano nei nostri paesi e la sorellanza internazionalista con le donne del mondo. Tali aspirazioni non possono che essere fondate sul rispetto della verità storica, sulla lealtà d’intenti, sui sentimenti di solidarietà reciproca: ma tutto questo manca in questo ignobile documento votato da 535 europarlamentari il 17 settembre del 2019.

Nel condannarlo e respingerlo con forza, chiediamo agli europarlamentari e alle europarlamentari comunisti, autenticamente democratici e progressisti che hanno votato contro, o che si sono astenuti, di fare ogni sforzo perché esso sia denunciato, contrastato e superato.

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