Combattere l’epidemia non significa rinunciare a diritti e libertà

di Albano Nunes 
da http://avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

No, non c’è tregua

Contrariamente a quanto propongono determinate linee dell’ideologia dominante, la lotta contro l’esplosione di COVID-19 non si realizza rinunciando ai diritti e alle libertà fondamentali, e neppure pone la lotta di classe tra parentesi. Ciò è vero sia a livello nazionale (in particolare con l’ondata di licenziamenti che il PCP non si è mai stanco di denunciare), sia a livello internazionale. Convinto che “le crisi sono anche opportunità”, l’imperialismo, incapace di trovare i mezzi per affrontare le grandi calamità naturali, continua (il Segretario Generale della NATO lo ha confermato con arroganza) a spendere somme colossali per alimentare l’industria militare e le guerre di aggressione.

In un momento in cui si sta conducendo una lotta senza precedenti per la vita umana e mentre è necessario rafforzare la cooperazione e la solidarietà internazionali – solidarietà in cui Cina e Cuba hanno dato l’esempio, a conferma della superiorità dei loro sistemi sociali – le grandi potenze capitaliste non hanno dimostrano solo l’egoismo più disumano ma hanno rafforzato la loro politica di sanzioni e blocchi che così tanta sofferenza ha seminato in tutto il mondo. Ciò è stato denunciato in una lettera inviata da otto paesi (RP di Cina, Cuba, RPD di Corea, Iran, Nicaragua, Russia, Siria e Venezuela) al Segretario Generale delle Nazioni Unite, invitandolo a “chiedere la revoca totale e immediata di queste misure illegali di pressione economica coercitiva e arbitraria “. Mentre il FMI negava un prestito umanitario di emergenza all’Iran, Mike Pompeo annunciava un nuovo pacchetto di sanzioni per quel paese. E il 26 marzo, gli Stati Uniti, sconfitti in ripetute operazioni per destabilizzare e rovesciare il governo legittimo del Venezuela, hanno lanciato una nuova e odiosa provocazione associando Nicolás Maduro e altri leader al traffico di droga.

Le implicazioni economiche e sociali dell’epidemia si stanno dimostrando enormi. In un contesto di grandi incertezze, le diverse proiezioni indicano un impatto più profondo di quello della crisi iniziata nel 2008. Al fine di affrontarla e condurre la lotta in modo che i lavoratori non paghino ancora una volta i costi di un’inevitabile recessione globale, è importante tenere presente che, nel contesto dell’approfondimento della crisi strutturale del capitalismo, si stava già sviluppando il picco di crisi che la pandemia ha fatto precipitare e aggravare. Due esempi. Negli Stati Uniti, dove economisti come Stiglitz denunciano da tempo la propaganda di Trump sulla salute dell’economia, il numero di disoccupati è aumentato di oltre 3,3 milioni in una sola settimana. Nell’Unione Europea, dove le nuvole della recessione si stavano già addensando sulla Germania, lo spettacolo vergognoso di “ognuno per sé” è una chiara conferma della preesistente “crisi nell’Unione Europea” che il Partito Comunista Portoghese denuncia da tempo, una crisi che porta anche i più “furiosi e dogmatici” “europeisti ” a temere la frammentazione di questa istituzione.

No, nella lotta contro l’epidemia di Covid-19 non condividiamo tutti la stessa posizione. La lotta di classe può assumere nuove forme ma non è scomparsa. La natura sfruttatrice, disumana e parassitaria del capitalismo è diventata ancora più evidente e la lotta in difesa di coloro che meno possono e meno hanno non conosce tregua.

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