Uno sguardo di genere per il Programma del Comune di Torino.

 

di Marica Guazzora

Più Comune meno privato. Un programma per cambiare. Così il titolo del programma della nostra coalizione con Angelo d’Orsi Sindaco. Torino ha bisogno di cambiare e di cambiare in meglio,per diventare una città equa, solidale, partecipata.

Si sa che i programmi vengono letti da pochi e spesso non attuati,  ho trovato alcuni spunti interessanti che riguardano il genere e quindi mi soffermo su questi.

Dal Programma: La pandemia ha colpito maggiormente le categorie più vulnerabili, esasperando le differenze sociali. Le donne  che hanno perso il lavoro sono il doppio rispetto agli uomini e l’applicazione dello smart working le ha compresse ancor di più tra lavoro produttivo e lavoro di cura. L’isolamento – unito all’instabilita’ socio-economica – ha moltiplicato le violenze domestiche e impedito alle vittime di rivolgersi alle reti di supporto .La pandemia ha agito quindi come agente rivelatore delle diseguaglianze che caratterizzano la nostra società, indicando come sia necessario ridefinire il concetto stesso di cittadinanza, cogliendone le specificità di genere, classe e provenienza.

Si può partire da qui per entrare nel merito di ciò che concerne quel fenomeno della violenza di genere che ha preso il triste nome di femmincidio. Queste violenze che avvengono per lo più in famiglia, a cui assistiamo ogni giorno, sono amplificate ancora di più dalla violenza mediatica e politica di chi vorrebbe strumentalizzare i nostri corpi e le nostre lotte. Non è una questione di sicurezza delle donne, è un problema di violenza maschile. Sono 44 le donne uccise  in Italia da gennaio 2021, al 10 di settembre, perché ogni giorno il numero aumenta. Donne uccise che conoscevano  il proprio aggressore. È una strage silenziosa che nessuno vuole vedere e prendere in considerazione.

Ad uccidere sono sempre uomini conosciuti, non persone a caso.

La violenza maschile sulle donne è sistemica. E’ il sistema che deve cambiare. Non esistono patriarcati più duri di altri: esiste la violenza contro le donne e le altre soggettività che si ribellano a un presunto ordine naturale o tradizionale. Il femminicida, lo stupratore, non ha mai un colore o una cittadinanza definite,  e’ maschio che ha  spesso  le chiavi di casa. Quando a commettere un femminicidio è un uomo italiano bianco non sentiremo parlare di violenza maschile  ma di raptus di gelosia, di troppo amore. Invece si tratta proprio del contrario. Amore che non c’è. Rispetto che non c’è, che probabilmente non c’è mai stato. 

Sappiamo che quando a commettere un femminicidio è un uomo non italiano e/o di colore,   sentiremo parlare di difesa dei diritti delle donne come superiorità  culturale o addirittura di etnia.   Nel 1981 sono stati cancellati il delitto d’onore e il matrimonio riparatore; ma solo  nel 1997 lo stupro è diventato reato contro la persona e non più contro la morale. Ricordo benissimo quella lotta.

Questi passaggi  sono il frutto della ribellione collettiva e soggettiva di tante donne e femministe che hanno rifiutato un destino di  subalternità. Quel destino a cui non si rassegnano neanche  le donne della Turchia dove Orban ha cancellato la Convenzione di Istambul, le madri di Piazza di Maggio in Argentina, a cui Pinochet ha ucciso i figli e che continuano a cercare i propri nipoti, le donne della Polonia che si ribellano contro un governo che vuole togliere il loro diritto di aborto persino se il feto è malformato, le donne musulmane  che non accettano più l’infibulazione,   le bambine che non vogliono cancellare la propria infanzia con un matrimonio osceno, le donne afghane  a cui una dominazione Usa di vent’anni e i talebani oggi hanno cancellato  ogni diritto alla vita, le donne brasiliane  che marciano insieme alle indigene dell’Amazzonia contro il genocida Borsonaro.

In ogni parte del mondo il patriarcato permea la nostra vita fin dall’infanzia. La parla d’ordine  deve essere ancora e ancora  la stessa: ribellarsi.

Tornando a casa nostra,  a Torino:  i Centri Antiviolenza stanno dentro ad un piano strutturale e non emergenziale contro la violenza sulle donne e di genere? No. Eppure  grazie all’enorme lavoro che svolgono questi centri  e alle competenze che hanno sviluppato in più di trent’anni di attività,  mettono al centro i bisogni e i desideri delle donne, quindi sarebbe possibile creare degli spazi per intraprendere dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza.  In Italia non esiste una legge sulla cittadinanza, ci sono anche tante donne che vanno aiutate perché vittime di una  famiglia che rifiuta le loro scelte, il loro orientamento di genere o sessuale. E  penso alla diciottenne pachistana Saman Abbas uccisa proprio dalla sua famiglia per aver osato disobbedire ad un ordine patriarcale.

Potenziare  le case di accoglienza per tutte le donne vittime di violenza. Promuovere spazi di educazione sessuale  nelle scuole, dare più fondi ai centri antiviolenza, occorre che la società sia inclusiva e che valorizzi le differenze, che si usi  un linguaggio che ci rappresenti tutte e tutti  ed una narrazione  totalmente differente sui media.

Basta con il raptus, basta con il troppo amore!

Dal Programma: Occorrerà recuperare le finalità previste dalla legge sui Consultori, per ciò che attiene la prevenzione e la tutela della salute della donna, a partire da una corretta informazione, valorizzandone anche il ruolo di luoghi di aggregazione per le donne stesse e mettendoli in rete con le Case della salute. Il Comune dovrà inoltre farsi portatore deldialogo fra le istituzioni competenti per lapienaapplicazione della legge 194sull’interruzione volontaria di gravidanza, dell’accesso agevole alla RU 496 (la cosiddetta “pillola del giorno dopo”) e per la laicità delle strutture sanitarie.

Piena applicazione della legge 194 quando la Regione Piemonte gestita dalla destra,   così come in tutte le regioni amministrate dalla destra,  fa la guerra alla legge 194, e nonostante le numerose preoccupazioni formulate dai movimenti femministi, il primo giugno 2021, che permesso direi che fortemente voluto, che le associazioni pro-vita ottenessero di essere inserite all’interno  dei consultori dell’Asl Città di Torino.
A livello locale, anziché un passo avanti, aderendo alle nuove linee guida ministeriali che prevedono la somministrazione di RU486 all’interno dei consultori in day-service, la Regione ha deciso di fare un enorme passo indietro.

Ma d’altra parte ci sono anche gli obiettori di coscienza, quei medici e altro personale sanitario,  che si rifiutano di praticare l’interruzione di gravidanza,  che sono aumentati in Italia del 12%  negli ultimi 10 anni,  arrivando anche ad essere il 90% o addirittura la totalità in certe regioni e senza che si prendano provvedimenti.

Oggi infatti è l’obiezione di coscienza il vero grimaldello per sabotare la legge 194.

E’ necessario disporre l’erogazione del servizio IVG in ogni ospedale, istituendo la presenza obbligatoria di ginecologi non obiettori 24 ore su 24; di sanzionare le direzioni sanitarie che non assicurano piena assistenza a chi ne ha bisogno e diritto; di istituire  un servizio di assistenza attivo 24 ore su 24, gestito direttamente dal Ministero della Salute, per informare e accompagnare le donne respinte da medici e ospedali obiettori. 

Dati recenti non se ne trovano: In Piemonte (dato del 2016) i medici obiettori erano 282 su 439 ma data la distribuzione di questi obiettori che sono la totalità a Ciriè, al Martini e al Maria Vittoria solo 2 praticano l’interruzione di gravidanza , il 47% degli aborti in Piemonte e l’87% degli aborti di Torino viene effettuato dall’Ospedale Sant’Anna, che comunque (dato del  2018) su 83 ginecologi 51 sono obiettori cioé il 61%.

Una situazione irta di difficoltà  e la dignità delle donne calpestata. Quelle donne che hanno deciso, con sofferenza e consapevolezza, di effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza e si vedono chiudere le porte in faccia da quello Stato che glielo dovrebbe consentire nel modo meno traumatico e più sicuro possibile.

Argomenti ce ne sarebbero  tanti, compresa l’occupazione femminile che non c’è, e quando c’è le donne sono sempre pagate meno dei colleghi uomini. Ma l’argomento  richiederebbe un intero  capitolo a parte.

Sottolineo ancora l’importanza di potenziare i servizi per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute nei luoghi di lavoro, ovviamente questo  non riguarda solo le donne, sono ben  677 i morti da inizio anno, abbiamo visto giorno dopo giorno  quanto possa essere drammatica la situazione e noi non  dimentichiamo Luana l’operaia morta risucchiata da un macchinario e Layla uccisa da un  macchinario obsoleto!

Basta complicità con i datori di lavoro!

L’invito per una Torino equa, solidale e partecipata non può che essere:  il 3 e 4 ottobre  vota e fai votare Partito Comunista Italiano con Angelo d’Orsi sindaco.

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