In Perù e Brasile: l’artiglio dell’imperialismo internazionale.

di Dario Ortolano

Il vecchio anno, come il nuovo, è stato caratterizzato della esibizione violenta della politica golpista dell’imperialismo internazionale. Lo scorso 7 dicembre 2022, in Perù, è iniziato l’insediamento di un governo politico-militare, di tipo autoritario ed illegale che, in seguito alla defenestrazione del Presidente, liberamente eletto dal popolo, Pedro Castillo, fa seguire, la sua sostituzione, nell’ultima settimana di dicembre, con José Williams, generale in pensione, ex comandante delle forze armate peruviane, parlamentare di un partito di estrema destra ( Alianza Pais ), celebre per la violazione dei diritti umani ed atti di corruzione, con stretti rapporti con i signori della droga messicani.

Principale artefice del Piano Golpista del Congresso, contro Castillo, in coordinamento con l’alto comando peruviano e con l’ambasciatrice degli USA a Lima, Lisa Kenna, già agente della CIA, Williams, si accinge, così a gestire, a nome degli USA, nel più alto disprezzo del voto popolare, il Perù, come Paese feudo dell’imperialismo USA.Oggi, 9 gennaio 2023, dopo l’insediamento al potere del Presidente Lula, in Brasile, in seguito alla recente vittoria elettorale, migliaia di sostenitori del generale ed estremista di destra, Bolsonaro, hanno assaltato, occupato e devastato le sedi delle principali istituzioni brasiliane, al fine di vanificarne il legittimo significato.

Di fronte a tale realtà, il Comitato Centrale del Partito Comunista Brasiliano, ribadendo l’importanza della vittoria elettorale di Lula, afferma, anche, che è necessario opporsi frontalmente al nuovo tentativo golpista, delle forze reazionarie, nazionali ed internazionali, non soltanto negli ambiti istituzionali, ma con la più ampia e determinata mobilitazione di massa. A noi, viene particolarmente in mente, in tali circostanze, il monito e l’indicazione di Ernesto Che Guevara, che affermava:

” Quando sentiamo parlare di presa del potere per via elettorale, la nostra domanda è sempre la stessa: se un movimento popolare giungesse al governo di un Paese, spinto da una grande votazione popolare, e decidesse, di conseguenza, di dare inizio alle grandi trasformazioni sociali previste dal programma in base al quale ha avuto la vittoria, non entrerebbe immediatamente in conflitto con le classi reazionarie del Paese ??!!

Può succedere, quindi, che il governo venga rovesciato con un colpo di stato, più o meno incruento; ma può succedere, invece, che l’esercito oppressore venga sconfitto, grazie alla azione popolare armata, in appoggio al proprio governo “.

( Cuba, eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo ??!! – 9 aprile 1961 – ).

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