Storie di donne nella Resistenza: Lina Bazzani

3.Contributi al 25 aprile 2020

di Alfredo Schiavi

Faceva il terzo anno alle Magistrali “Domenico Berti” in via Duchessa Jolanda in Torino la mia amica e compagna Lina Bazzani. Prendeva il tram 1 che partiva da via Moliére. In attesa del tram, vedeva entrare ed uscire mezzi corazzati e no della Verhmacht e delle SS dall’ingresso principale del parco della Tesoriera. Era l’anno 1944.

Dopo l’8 settembre del 1943 il parco Tesoriera e la sua magnifica villa erano diventati, con i loro 75.000 mq., sede dei comandi tedeschi. La Lina abitava al terzo piano di un palazzo proprio a fronte del cancello d’ingresso del parco in corso Francia. Vi abitava con papà e mamma. Io li conobbi nel 1956.

A 500 metri da loro, in piazza Campanella, in una casa d’angolo di 2 piani, quartiere Parella, viveva la famiglia di Luigi Longo, la moglie Teresa Noce ed i tre figli maschi. Tutti (o no?) sapete chi era Longo, vero? Era una famiglia clandestina all’anagrafe torinese. Solo il vicino Carlo Poncini, proprietario dell’albergo “da Poncin” e pochissimi altri fidati erano al corrente. I Bazzani erano antifascisti e conoscevano da tempo la famiglia Longo. Ero amico, oltre che compagno, con Lina, suo marito e l’unica figlia Elsa. Lei, Lina, era l’impiegata amministrativa del negozio di abbigliamento ABT di Renzo Capellaro in corso Montecucco 8, anche lui ex partigiano dal nome “Sandro”.

Lina si era fatta convincere, tramite un emissario di Longo da lei e dai genitori conosciuto, nel custodire documenti riservati legati al movimento partigiano del Canavese e valli di Lanzo. Questo, all’insaputa dei genitori, però… Chi avrebbe mai sospettato di una ragazzina? Nemmeno i genitori dovevano saperlo. Cosa escogitò la Lina per nascondere sti documenti? Il tavolo di cucina, in legno, aveva le 4 gambe vuote all’interno. Ecco il nascondiglio! Ma al momento di introdurre i documenti (assenti i genitori) le sorse un dubbio… Come avrebbe fatto, dopo averli introdotti, estrarre quelli che finivano all’altezza del piano tavola? Pensa e ripensa, mi raccontò, riuscì a sciogliere il dilemma. Nell’introdurre i primi documenti, questi li aveva affrancati con una spilla da balia a cui aveva appeso un filo per cucire robustissimo. In caso di necessità di consultazione il filo faceva da traino verso il basso.

Questa storia di Lina mi commuove ogni volta quando penso a lei. Rimasta vedova circa 30 anni fa andò ad abitare in corso Rosselli 127 al 5° piano. Non mancavo di andarla a trovare ogni tanto quando ero a Torino e poi a Venaria Reale, e di telefonarle qui da Sanremo. E’ deceduta da qualche anno. Una ragazza torinese di soli 17 anni… molto coraggiosa e perspicace… o no?

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