Ex Embraco: quando i padroni uccidono la fabbrica.

di Dario Ortolano*

Ieri mattina, la Guardia di Finanza è entrata in un capannone vuoto, dello stabilimento ex Embraco di Riva di Chieri, Torino, ed ha sequestrato conti correnti all’estero ed auto di lusso, dopo che, tre giorni fa, i magistrati avevano constatato che, nei conti correnti dell’azienda, erano rimasti mille euro, presentando, così, istanza di fallimento.
L’iniziativa giudiziaria nasce, anche, da un esposto durissimo, presentato dagli operai dell’azienda, che, traditi, senza stipendi, e con la cassa integrazione in scadenza a luglio prossimo, dopo che, dallo scorso dicembre, non hanno più ricevuto le dovute retribuzioni, hanno deciso, ancora una volta, dopo anni di lotte coraggiose e determinate, di passare al contrattacco.
La vicenda dei lavoratori della Whirlpool/Embraco, ed ora Ventures, è, infatti, lunga e dolorosa, emblematica, anche, caso mai qualcuno ancora non lo sapesse, di cosa siano i padroni.
Lo stabilimento, anni or sono, impiegava migliaia di lavoratori, ma poi, nel 2018, la multinazionale Embraco, decise di chiuderlo, e così, sotto la supervisione del Ministero dello Sviluppo economico e di Invitalia, subentrò la società Ventures. Al posto della produzione di compressori per frigoriferi, sarebbero dovuti arrivare robot per la pulizia dei pannelli solari e biciclette, ma nulla di tutto ciò è mai stato fatto.
I nuovi padroni, secondo gli investigatori, dopo aver rilevato lo stabilimento e l’attività produttiva, al prezzo simbolico di 10 euro, ed aver subissato gli operai delle solite mellifue e menzoniere promesse, ” Saremo una grande famiglia..colleghi “, appena trenta giorni dopo, hanno iniziato ad acquistare auto di lusso, del valore di 250 mila euro, attinti dalle somme vincolate agli investimenti promessi, e via via di questo passo, fino a dilapidare 3, dei 12,8 milioni di euro ereditati dalla precedente proprietà, di cui 1,3 milioni, finiti ad un socio israeliano, senza che ve ne sia effettivo riscontro. Così si è giunti all’epilogo suddetto.
Storia, quindi, di multinazionali che se ne vanno, quando fa loro comodo, di proprietari affaristi ed imbroglioni, che subentrano, prendendo in giro gli operai, oltreché violando la legge, ed in mezzo a tutto ciò, loro, gli operai appunto, costretti ad un calvario senza fine, unico vero presidio e garanzia di continuità produttiva ed occupazionale, ridotti in condizioni economiche impossibili da sopportare. Ed ora, quanto deve ancora durare questo calvario infinito, degli operai della ex Embraco ??!!
La smettano, lo Stato italiano ed i suoi governi, che via via si succedono, di affidare la proprietà e la gestione di attività economiche e produttive rilevanti per il Paese, a multinazionali ed affaristi imbroglioni, che ledono gli interessi e la dignità del nostro Paese e dei suoi lavoratori.
Applichino, con coraggio e determinazione, le stesse che hanno dimostrato di avere i lavoratori, in tutti questi anni, l’art. 43 della Costituzione italiana, che prevede la nazionalizzazione delle imprese e dei settori produttivi di interesse collettivo, rendendo protagonisti i lavoratori stessi, della gestione della nuova missione produttiva degli impianti, alla ex Embraco come alla ex Ilva, facendo prevalere, in ogni dove necessario, gli interessi del Paese, degli operai, dei lavoratori e di tutto il popolo italiano.
Basta con i padroni sfruttatori, affaristi ed imbroglioni !!!
Potere operaio e popolare, per una nuova pianificazione nazionale dello sviluppo del paese, per un nuovo modello di sviluppo fondato sulla proprietà pubblica dei principali mezzi di produzione, la partecipazione dei lavoratori alla loro gestione, per la piena occupazione lavorativa, la tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini!

*Segretario PCI Torino e provincia

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