Guerra, “pacifisti” e antimperialisti.

Da sempre, la guerra imperialista è “la potenza in sè” che determina le due opzioni fondamentali (e tertium non datur, come per sempre ha insegnato la logica aristotelico-scolastica del “terzo escluso”): quella  malsana delle forze ideologicamente e a volte – solo a volte –  inconsapevolmente subordinate all’imperialismo e l’opzione conseguentemente antimperialista, rivoluzionaria, libera da ogni retaggio della weltanshauung capitalista.

E, da sempre, la guerra imperialista è lo spartiacque tra le forze “kautskiane”, che continuamente, dalla Seconda Internazionale in poi, si ripresentano tra le file del movimento operaio, e le forze che, organizzando il loro pensiero innanzitutto attorno al cardine dell’antimperialismo, possono comprendere la fase, la natura delle forze in campo e in virtù di ciò possono saper stare  da una parte della barricata. Ricordando il monito di Lenin: “Chi non sta da una parte della barricata è la barricata”.

Oggi è innanzitutto il tempo, di fronte alla drammatica crisi russo – ucraina, di fronte alla potenza di fuoco del mastodontico apparato mediatico occidentale che ha la funzione che negli antichi eserciti aveva la cavalleria, che attaccava  ai fianchi l’esercito nemico,  del ripristino dell’ opzione conseguentemente antimperialista, della verità.

Sant’Agostino affermava che l’uomo può giungere gradualmente alla verità solo avvicinandosi alla propria anima e più le si accosterà più essa sarà illuminata dal Verbo di Dio. Se sostituiamo al Verbo di Dio la coscienza di classe e la piena consapevolezza antimperialista, sapremo come trasformare un’anima confusa (quella del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista?) in un’anima illuminata dalla verità.

Le televisioni, i media occidentali, inondano in questi giorni le case e le menti di centinaia di milioni di persone con le immagini di bambini ucraini spaventati dalla guerra, di donne che corrono a rifornirsi di merci, di uomini in fila alle pompe di benzina. Un modo di raccontare la guerra del tutto diverso da quello che i media hanno utilizzato e utilizzano – come afferma la grande regista e scrittrice Sara Reginella, che è stata nel Donbass per filmare l’orrore nazifascista – per rimuovere completamente i massacri del Battaglione “Azof” con le svastiche negli elmetti e inviato da Kiev e Washington contro le popolazioni di Donetsk e Lugansk.

Assieme a ciò si moltiplicano gli articoli firmati da “grandi” psichiatri per le più importanti  testate occidentali, italiane, tendenti a liquidare la crisi russo – ucraina con la “follia” di Putin, il demonio bipolare del KGB che avrebbe in testa una sola, devastante, patologia maniacale: quella della ricostruzione dell’Unione Sovietica e, ancor più, della ricostruzione della Grande Russia di Ivan il Grande, l’Unificatore.

Affidiamoci al dio della coscienza antimperialista e cerchiamo, con essa, di “illuminarci l’anima” e giungere alla verità. La prima domanda è questa: è proprio vero che Putin interviene in Ucraina per tornare alla Grande Russia di Ivan il Grande? O per psicopatologia? Vi è un’altra possibile lettura dell’intervento russo?

Vi è solo un’altra lettura, che è quella di un intervento militare russo in Ucraina di natura strategicamente difensiva

Difensiva rispetto a cosa? Rispetto al sempre più chiaro progetto strategico degli USA e della NATO di abbattere la Russia di Putin, trasformandola in un ennesimo protettorato arancione-americano dotato di armi nucleari e attraverso ciò portare la minaccia imperialista sempre più vicina alla Repubblica Popolare Cinese.

Un’interpretazione, questa, di parte? No: una lettura dei fatti.

Nel giugno del 2021 Biden impone, al summit del G7 in Cornovaglia, un documento politico di “fine mondo” (documento di Carbis Bay) nel quale si organizza (non si evoca, ma si organizza!) un progetto di costruzione di un immenso fronte mondiale militare imperialista contro la Russia e contro la Cina.

Dal 1991 sino ai nostri giorni, non secondo “Cumpanis”, ma secondo il Servizio di Ricerca del Congresso Usa, gli USA forniscono all’Ucraina assistenza militare per circa 7 miliardi di dollari, ai quali si aggiunge il miliardo di dollari fornito dal Fondo Fiduciario NATO, che vede come portaborracce di Kiev anche l’Italia. La Gran Bretagna conclude con Kiev importanti e vari accordi militari e investe un miliardo e 700mila sterline per il rafforzamento della marina militare ucraina (ciò non in un tempo politicamente “neutro”, ma mentre i governi ucraini nati dal golpe nazifascista e filoamericano  del 2014 contro il filo russo Viktor Janukovy? accentuano la loro politica anti russa, la loro richiesta di entrare nell’UE e nella NATO e i loro bombardamenti contro il popolo del Donbass).

Il programma guidato da Boris Johnson prevede l’armamento di navi ucraine con missili britannici, la produzione congiunta di 8 unità lanciamissili veloci, la costruzione di basi navali sul Mar Nero e anche sul Mar d’Azov tra Ucraina, Crimea e Russia.

Con l’aiuto USA, NATO e della Gran Bretagna la spesa militare complessiva  ucraina – strategicamente rivolta contro la Russia- passa dall’1,5% dei primi anni 2000 all’11% di questo 2022, corrispondente a oltre 11 miliardi di dollari investiti per il riarmo essenzialmernte anti russo.10 miliardi di dollari per il riarmo ucraino anti russo sono poi stati ultimamente donati a Kiev da Erik Prince (rivelazione del “Time” americano), fondatore della compagnia militare privata statunitense Blackwater, ora  Academy, che “vende” mercenari alla Cia, al Pentagono e al Dipartimento di Stato per operazioni segrete e golpiste nel mondo.Ma la strategia USA-NATO si dipana chiaramente nei primi mesi del 2022: si chiede all’Ucraina di accentuare il proprio, violento, sanguinoso, impegno militare contro le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lughansk nel Donbass (Repubbliche che chiedono da tempo, per sottrarsi al massacro, il riconoscimento della loro indipendenza da parte di Mosca e, dunque, una protezione)  al fine di costringere la Russia ad una reazione. Una reazione contro la quale il fronte USA-NATO- UE è già pronto, poichè – al di là dell’enorme progetto di riarmo pagato all’Ucraina e il rafforzamento, anche nucleare, di tutte le basi USA-NATO in Europa degli ultimi due anni- ben prima del riconoscimento da parte di Putin dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk, migliaia di soldati americani partono verso l’Europa, specificatamente verso la Polonia e la Germania; carri armati USA sono inviati in Austria; il governo svedese, su sollecitazione atlantica e in dichiarata funzione anti russa, colloca minacciosamente sul Gotland, l’isola del Mar Baltico a 90 chilometri dalle sue coste orientali, il proprio esercito in assetto da guerra e mezzi corazzati da combattimento, col Ministro della Difesa svedese che  motiva tale approntamento militare con l’“esigenza di difendere la Svezia dal pericolo delle navi da sbarco russe che incrociano nel Mar Baltico”. E in questo quadro di già profonda, vasta militarizzazione atlantista anche le tre Repubbliche baltiche- Lituania, Estonia, Lettonia – vengono fatta armare sino ai denti in funzione anti russa.Dentro questo assedio militare, al cospetto dei sempri più chiaramente proclamati progetti di guerra dell’intero fronte occidentale (un proclama per tutti: il terrorizzante Documento di Carbs Bay del giugno 2021), di fronte alla spinta sempre più forte diretta a far entrare l’Ucraina (che letteralmente significa “terra di confine”, al confine con la Russia, se Letta, Landini, Fratoianni, Acerbo non lo sapessero) nell’UE e nella NATO; di fronte al ripetuto diniego degli USA, della NATO e dell’UE di discutere con la Russia la questione di un riassetto generale degli equilibri geostrategici in Europa volto alla difesa e all’autonomia di ogni Paese e alla rinuncia/proibizione, dunque, di ogni progetto di avanzamento militare di un Paese o di un blocco di forze verso un altro Paese (come accadrebbe con la trasformazione dell’Ucraina in un’immensa Base militare USA-NATO dotata di testate nucleari a 4 minuti da Mosca). Di fronte allo scatenarsi di un nuovo attacco militare contro il popolo del Donbass immediatamente e provocatoriamente successivo al riconoscimento dell’indipendenza, da parte di Putin, delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Luganski, di fronte a tutto ciò è partito l’intervento militare russo in Ucraina, volto solo a colpire i siti militari ucraini e non la popolazione.Rispetto a tutto ciò affermiano che questo intervento è di natura difensiva. E seppure Putin fosse caduto nella “trappola afghana” tesa dagli USA (nella quale si dissanguò l’Unione Sovietica in difesa del governo rivoluzionario comunista dal 1979 al 1989), resta il fatto che l’odierno intervento russo in Ucraina  nulla ha a che fare con quel progetto di espansione della Russia  oggi “venduto” sui mercati politici internazionali dai “think tank” americani e occidentali, che più che “serbatoi di pensiero” appaiono essere “costruttori intelligenti” di fake news.Mentre difensivi non sono mai certamente stati tutti i progetti golpisti portati avanti  dagli USA in America Latina (ultimissimi  Brasile, Bolivia, Cuba, Venezuela, Nicaragua) e le aggressioni militari USA-NATO-UE contro la Jugoslavia (quest’orrore imperialista/nazista scatenato anche con le radiazioni terribili dell’uranio impoverito non è forse avvenuto “nel cuore dell’Europa”, come oggi si dice dell’Ucraina?), l’Iraq, la Libia, la Siria, lo Yemen.

E’ possibile non comprendere quanto, questo sanguinario  soggetto imperialista contemporaneo – gli USA – oggi sia lo stesso che tende alla distruzione della Russia, al suo accerchiamento e alla guerra finale contro di essa, anche attraverso un piano vastissimo di provocazioni non più tollerabili per Mosca, ma anche per Pechino, per il progetto pacifico della “Nuova Via della Seta”, per tutti i Paesi dell’America Latina e dell’Africa che vogliono liberarsi e per la stessa pace mondiale?

E’ possibile non capire che, in un’ipotetica situazione rovesciata, e cioè di fronte ad un progetto di installazione di testate nucleari russe a Cuba, in Venezuela,  Nicaragua, di fronte ad un progetto strategico di trasformazione del Nicaragua sandinista in una Base militare russa con testate atomiche, Biden avrebbe scatenato l’inferno? E gli USA sarebbero stati legittimati dall’intero occidente per una guerra difensiva che alla Russia viene oggi negata?

Eppure, tutto ciò,  molti “pacifisti” della sinistra italiana non l’hanno ancora capito. E negli scorsi giorni esponenti del PD, assieme alla CGIL, alla CISL, alla UIL, all’ANPI, all’ARCI, a Rifondazione Comunista, a Potere al Popolo, al “Manifesto – quotidiano comunista”, a Emergency, alla Rete Pace e disarmo,  sono scesi in piazza “contro la guerra”, “contro l’aggressione della Russia”, “contro Putin”, in difesa “dell’ Ucraina aggredita” e con le bandiere ucraine – sulle quali avrebbero potuto razionalmente apporre sia la svastica che il logo della NATO – portate disinvoltamente dai manifestanti.

Secondo voi, “pacifisti” italiani, gli USA e la NATO hanno sentito levarsi, contro il loro potere e la loro strategia di guerra, una minaccia dalle vostre piazze?

O si sono sentiti rafforzati dalla vostra critica pregiudiziale ed asperrima contro Putin?

USA- NATO-UE, con la loro volontà ferrea di trascinare l’Ucraina nell’UE e nell’ Alleanza militare imperialista NATO, sono uscite rafforzate dalle manifestazioni “pacifiste” italiane incapaci di porre al centro l’unica questione che può “lavorare” per la pace: denuncia e condanna della NATO planetaria, fuori l’Italia dalla NATO.

Non era forse il caso di portare nelle piazze l’immenso pericolo di guerra oggi strategicamente progettato e sostenuto su scala mondiale (l’aggressione alla Russia è parte sostanziale di questo progetto) dagli USA e dalla NATO? Non era forse il caso di portare in piazza e denunciare il fatto che l’Italia, ben prima dell’intervento russo in Ucraina, ha spostato le proprie truppe, i propri carri armati, i propri cacciabombardieri, gli F-35 in Estonia, sul confine russo? Non era il caso di denunciare il fatto che, con un decreto del 27 febbraio, il Ministero degli Affari Esteri del governo italiano dona al governo ucraino 1 miliardo e 110 milioni di euro (quali sono, quelli del PRNN?), e li dona, sottraendoli alla Sanità pubblica italiana e al welfare italiano a pezzi, a quel governo Zelinsky nato da un golpe nazifascista, a quel governo ucraino che da otto anni perpetua, indisturbato, un massacro di immane portata contro il popolo del Donbass, a quel governo ucraino che invia il Battaglione nazifascista “Azov” contro i popoli di Donetsk e Lugansk, a quel  governo ucraino che cuce la svastica sulle divise dei propri soldati,  che  si è fatto cavallo di Troia per l’entrata dell’esercito USA – NATO ai confini della Russia (un esercito dalla dichiarata strategia di guerra contro la Russia),  che si è fatto cavalier servente della Casa Bianca per la collocazione di missili nucleari USA – NATO  a 4 minuti da Mosca?

Che rabbia, che indignazione ci prende nel sentire ora Zelinsky , di fronte all’esercito russo, parlare di “difesa della Patria”, quando l’Ucraina è stata svenduta da lui al più esoso padrone del pianeta: gli USA!

Non era il caso, invece di sventolare le famigerate bandiere ucraine di ora, denunciare la norma-quadro in arrivo con la quale il governo italiano potrà inviare in Ucraina armi e mezzi militari? E attraverso la quale entrerà in guerra?

E denunciare il Comunicato emesso la sera del 26 febbraio dal Ministero della Difesa italiano che ha ufficializzato (ma il Parlamento dov’è?)  il trasferimento nella base aerea di “Mihail Kogalniceanu” di Costanza, in Romania,  di quattro caccia intercettori di quarta generazione “Eurofighter 2000” dell’Areonautica militare, che si aggiungono agli altri quattro cacciabombardieri inviati in Romania ben prima dell’intervento russo, e cioè nei primi di dicembre 2021?

Non era il caso di denunciare che la Germania e tanta parte dell’UE stanno spostando, ora,  ulteriori risorse economiche ed armi verso l’Ucraina? Che la Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, abbandonando ogni residua prudenza istituzionale, drammattizando ulteriormente il quadro generale, ha chiesto l’accelerazione del processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE e, dunque, nella NATO? Che la stessa von der Leyen ha annunciato che l’Ue metterà al bando l’agenzia di stampa russa “Sputnik” e il canale “Russia Today”, nell’obiettivo che questi mezzi “non trasmettano più le loro menzogne” e abbiano piena cittadinanza solo le vere menzogne: quelle dettate dal Pentagono e dalla Casa Bianca? Quanto ancora, in Italia, potranno parlare “L’AntiDiplomatico”, “Cumpanis”, “Marx21”, “La Riscossa”, “La Città Futura”?

Ora, che il PD, che Renzi, che il governo Draghi, che l’utile idiota Di Maio, che la filo americana e filo NATO Giorgia Meloni demonizzino la Russia e si schierino con il nazifascista Zelinsky, lo comprendiamo. Ma che sul loro stesso campo scendano anche la “sinistra” politica e sindacale italiana, persino parti del movimento comunista italiano, come Rifondazione Comunista, è (forse, solo forse) più difficile capirlo.

Il sempre più compianto, in questa valle di lacrime che è l’odierna  “sinistra” italiana, Domenico Losurdo, aveva già descritto la nuova natura politica e ideologica di questa nostra “sinistra”: una sorta di ala sinistra dell’imperialismo.

Nella fase più alta della spinta bellica e spoliatrice dell’imperialismo americano a livello planetario, l’egemonia, sul movimento operaio complessivo italiano, di questa “sinistra” è un dato nefasto.

Il primo tentativo di trattativa, per porre fine alla guerra, tra Russia e Ucraina si è tenuto il 27 febbario a Gomel’, in Bielorussia. La delegazione ucraina guidata dal consigliere di Zelenskij – nascosto e protetto chissà dove dai servizi segreti americani -, Aristovic’, ha posto solo una questione: il ritiro immediato delle truppe russe dall’Ucraina, dal Donbass e dalla Crimea, in modo tale da permettere a Kiev di tornare a bombardare e massacrare le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk e ricostruire una “Grande Ucraina” sotto il triplo vessillo nazifascista, USA e NATO. Mentre completamente e di nuove rimosse, da Aristovic’, sono state le legittime richieste russe volte ad impedire che l’Ucraina sia trasformata in una guerrafondaia Base USA-NATO. Su questi scogli la prima trattativa di pace è fallita. Naturalmente, come si è immediatamente espressa la portavoce della Casa Bianca, Psaki, “per colpa di Putin”.

Scriveva Lenin l’8 aprile del 1917, sul  “Jugend Internazionale”: “Non siamo pacifisti. Siamo avversari della guerra imperialista per la spartizione del bottino fra i capitalisti e abbiamo sempre affermato che sarebbe assurdo che il proletariato rivoluzionario ripudiasse le guerre rivoluzionarie che possono essere necessarie nell’interesse del socialismo.“

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