Parità non è identità

liberamente  tratto da La donna del XX Secolo –  di Inna Rudenko

Jenny von Westphalenl43-karl-marx-jenny-111003142817_medium

Attraverso il vetro di una vetrina di museo guardo con attenzione le pagine di un taccuino, i fogli dei quaderni di lavoro, le righe delle lettere e vedo solo linee interrotte volanti che spesso non assumono neppure la forma di lettere…. Nessuna dattilografa , se ce ne fossero state quando lui scriveva avrebbe potuto decifrare la sua calligrafia. Un redattore anche se lo avesse voluto non avrebbe potuto leggere molti dei suoi manoscritti. Non solo! Ma lui stesso si lamentò in più occasioni che non riusciva a decifrare quello che aveva scritto. E lei, sua moglie, riusciva. Karl Marx non pubblicò nessun manoscritto prima che fosse stato letto da sua moglie.

Accanto a queste pagine quasi cifrate diventate immortali, nel museo è appeso il ritratto di Jenny. Baronessa. Aristocratica. Favorita di famiglia nobile. Sorella del ministro degli interni della Prussia. Bellezza sfolgorante. Non a tutti noi, ancor oggi, sono accessibili  le complicatissime verità della filosofia, dell’economia politica e della lotta rivoluzionaria…. E lei non solo lesse i manoscritti di suo marito, ma li trascrisse giorno per giorno, mese per mese, anno per anno.

Sto davanti al suo ritratto, fisso i suoi lineamenti e cerco di rispondere alla domanda: come riusciva questa donna a capire così bene suo marito? Troppo alto l’esempio per trarne semplici verità quotidiane? Può darsi. Purtuttavia cercando di rispondere a questa domanda significa tentare di capire qualcosa di molto importante, e non solo per loro due.

“Tutto il mio essere, i sogni e i disegni, tutto, tutto, il passato, il presente e il futuro si è fuso in un solo suono, segno, tono, se esso risuona, sento solo: io ti amo in modo inesprimibile, illimitatamente, infinitamente e immensamente, tutto il resto è assorbito da questo…. La fine del tuo amore sarebbe contemporaneamente la fine della mia esistenza”.

Quando la sua esistenza finì, quando decenni dopo aver scritto questa lettera lei morì, Engels. custode fedele della loro unione, disse che anche Karl era morto. E la sua amara profezia di avverò presto: tanto si amavano. Guardo con attenzione il ritratto: occhi grandi, pieni di vivo sentimento, spalle bianche nude; ha detto giustamente qualcuno “come se fosse scesa da un quadro di Rubens”. Rubens è barocco. E la lettera di Jenny è un eco del romanticismo dal quale erano prese le donne progressiste della Germania dell’inizio del secolo….. Per queste donne progressiste della loro epoca, il romanticismo fu un’evasione dalla prosa della vita.

Jenny invece la cui bellezza, secondo quanto testimoniano i contemporanei, era pari all’intelletto, non poteva non capire che, respingendo una dopo l’altra le proposte di brillanti di matrimonio e sposando il figlio di un piccolo-borghese, un povero studente, il furioso Karl, si condannava non solo alla guerra di sette anni contro i pregiudizi di ceto del suo ambiente. Ma anche alla più severa prosa della vita.

Sotto il vetro della vetrina c’è un vecchio e  molto magro borsellino. La scritta dice “portafogli di Karl Marx” Potrebbe raccontarci molte cose se esso, come anche i ritratti, parlasse. “I conti di questo classico della circolazione del denaro non tornavano mai – nota con triste sorriso il biografo di Marx Franz Mehring. – Questo portafoglio era non solo magro per tutta la vita , spesso era completamente vuoto. “Talvolta Marx non poteva uscire di casa, perchè i vestiti erano impegnati al monte di pietà” (memorie del nipote)…..”Mia moglie è malata …. il dottore non potevo e non posso chiamarlo perchè non ho denaro per le medicine” (Una lettera di Marx a Engels)

Aggiungiamo a ciò l’esilio, l’emigrazione, le continue persecuzioni delle autorità, le persecuzione dei pennivendoli, dei poliziotti, le frequenti malattie,- com’è noto la miseria non contribuisce alla salute – le morti inattese dei congiunti, la delusione negli ex compagni di idee che non facevano in tempo a seguire il passo impetuoso di Marx. E infine il lavoro. Il suo titanico lavoro che non risparmiava la salute e, purtroppo non riempiva questo portafogli. Che vita!

Ma lei non gli chiese mai – dal punto di vista di una donna, ciò sarebbe stato anche perdonabile – di lavorare un po’ non per il benessere dell’umanità, ma per il benessere della propria famiglia. Essa dopo aver speso la giornata per le visite ai monti di pietà, dagli editori, dai creditori, dai compagni di lotta con i suoi incarichi, si metteva al tavolo e trascriveva, trascriveva….

Una bellissima gentildonna che visse la vita di un condannato ai lavori forzati. Già al tramonto della vita la conobbe un russo, M. Kovalevskij, e ci lasciò le seguenti parole su di lei “Poche persone sapevano conservare meglio nella loro semplicità i modi di comportarsi e l’aspetto di quella che i francesi chiamano grandi dame. Ma quando uno dei compagni di Marx si rivolse a lei in una lettera “egregia signora” Jenny gli rispose in modo corretto, ma fermo: lei non si riteneva “grande dama” “egregia signora”, si riteneva “compagna di idee e di lotta”….. Era segretaria di Marx. La sua prima allieva fedele. Madre dei suoi  sei figli. Tre di essi morirono. Quando morì l’unico figlio Edgar di 9 anni , beniamino della famiglia, Marx disse ….”ma solo ora so cosa sia una vera sventura”.

Lo disse quando aveva già alle spalle tutte le sciagure che possono capitare ad un uomo. E in pari tempo quando le tre figlie rimaste cresceranno, indicheranno come una delle caratteristiche principali della casa paterna “la gioia di vivere”. Le tre figlie furono fatte crescere come donne e tuttavia quando la figlia maggiore Jenny morì Engels ne disse “Il proletariato ha perso in lei una eroica combattente”. E della figlia minore Eleonore si disse “Capire il socialismo, propagandare il socialismo e vivere per il socialismo era il suo obiettivo”. Il nome della figlia media, Laura Lafargue è strettamente legato alle origini del partito rivoluzionario francese. E un altro russo notò di  Eleonore “E’ divertente notare in lei tutti i segni ereditari…. di una donna che l’economia politica non ha affatto distrutto”

L’economia politica “non ha distrutto la donna in una donna”. In questa osservazione trapela lo stupore, non è vero? Del resto queste parole furono dette in un’epoca in cui molti, se non tutti,  ritenevano che la politica, il servizio fervente di un’idea portavano alla cancellazione della differenza tra i sessi, alla perdita dell’essenza femminile nella donna. La politica e l’amore in particolare parevano incompatibili.

Già nei primi giorni dopo la rivoluzione parlammo ad alta voce dell’amore, di come doveva essere, dei rapporti dell’uomo e della donna, sia sulla stampa che nelle varie discussioni e ricordo che il noto personaggio politico , ambasciatore dell’Urss , rivoluzionaria convinta Alexandra Kollontai scrisse persino del “culto dell’Eros alato”….

 

 

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