La Rivoluzione d’Ottobre e i diritti dei lavoratori

di Américo Nunes | da “O Militante”, Rivista bimestrale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

L’impatto della Rivoluzione d’Ottobre ha sconvolto il mondo, come ha dichiarato il giornalista nord americano John Reed nel titolo del suo noto libro, riferendosi ai suoi primi dieci giorni.

Tuttavia, si può affermare che la rivoluzione russa del 1917, con la sua ideologia e politica di solidarietà internazionalista e l’onda d’urto delle sue realizzazioni  in tutte le sfere della società, ha continuato a scuotere il mondo per molti decenni e a innescare profondi progressi nella storia dell’umanità, fino alla sconfitta del socialismo in URSS nel 1991.

Non è possibile parlare della conquista dei diritti dei lavoratori in Russia con la rivoluzione e nei paesi che successivamente intrapresero la costruzione del socialismo, e dei diritti conquistati dai lavoratori nei paesi capitalisti sotto l’influenza di questa rivoluzione, scollegandola dagli altri successi fondamentali dei lavoratori e dei popoli, originati della sua stessa forza propulsiva.

Soprattutto perché il primo e  principale diritto che i lavoratori conquistarono con la rivoluzione fu il diritto in quanto classe di assumere, attraverso il partito della classe operaia, il proprio potere politico in tutte le sue istanze e così decidere del proprio destino e di tutto il popolo.

I rivoluzionari russi partirono dall’ideologia di Marx ed Engels, dal  patrimonio storico dell’esperienza della Comune di Parigi che venne sviluppato e che Lenin mise in pratica.  In quell’epoca il marxismo era una dottrina ampiamente pubblicizzata e accettata da parte del proletariato di diversi paesi, inclusi i più evoluti, e il successo della sua applicazione pratica in Russia potenziò la sua diffusione e la sua comprensione,  suscitando entusiasmi e aspettative che provocarono conseguenze per l’organizzazione del lavoro e le lotte politiche condotte dalla classe operaia europea e americana, che si tradussero anche in azioni di sostegno e di solidarietà con la rivoluzione russa.

I primi passi compiuti dal potere rivoluzionario furono quelli di mettere in pratica  gli aspetti fondamentali iscritti nel Manifesto comunista del 1848 e nei documenti programmatici  del AIT- Associazione internazionale dei lavoratori.

Quattro giorni dopo la presa del Palazzo d’Inverno e dopo aver promulgato i decreti della pace e della terra, fu promulgata  la legge della giornata massima di 8 ore lavorative,  delle pause per il riposo e pasti, un giorno e mezzo di riposo settimanale, ferie pagate, il divieto al lavoro per i bambini sotto i 14 anni e un massimo di 6 ore di lavoro per i giovani tra i 14 e i 18 anni. La legge salvaguardava anche l’occupazione delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e durante il primo anno di vita del bimbo; 8 settimane di congedo per maternità prima e 8 dopo il parto, il tempo per  l’allattamento al seno e indennità di allattamento;misure speciali di protezione e assistenza alle madri adolescenti.

Fu stabilito il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro e la fine delle discriminazioni tra uomini e donne.

Stiamo parlando di una legge pubblicata 100 anni fa in un paese con oltre 100 milioni di abitanti in gran parte analfabeti e dove la Rivoluzione aveva appena abbattuto un potere e una società semifeudale.Non sarebbe necessario solo l’esempio dei diritti del lavoro, ma molti di più, per capire gli obiettivi di giustizia sociale della rivoluzione russa,  che fu presa di coscienza di centinaia di milioni di uomini, donne e giovani in tutto il mondo.

I disastri derivanti dal coinvolgimento della Russia nella Prima Guerra Mondiale seguita dalla guerra civile e l’invasione imperialista avevano creato per la giovane rivoluzione grandi difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi, e immensa miseria e sacrifici del popolo russo.Ma tutti questi ostacoli furono  superati con i diritti previsti dalle disposizioni legislative appena iniziò la loro  applicazione pratica.

Le donne russe, che erano entrate come forza lavoro delle fabbriche a causa dell’invio di uomini in guerra, giocarono un ruolo di primaria importanza nei grandi scioperi e nelle manifestazioni che precedettero la rivoluzione chiedendo la fine della guerra, il pane e la pace. Furono le prime donne al mondo a conquistare il diritto di eleggere e di essere elette. Alexandra Kollontai fu la prima donna ministro nel mondo, assumendo nel 1917 la carica  degli affari sociali.L’aborto fu depenalizzato con decreto del 1920. E la prostituzione non fu più penalizzata, a parte tutto il giro d’affari derivante dal suo sfruttamento. Facendo riferimento alla partecipazione delle donne alla rivoluzione Lenin disse: “Senza di loro non avremmo trionfato”.

Nel corso della costruzione del socialismo i diritti sociali e del lavoro avanzarono rapidamente nei paesi che la avevano avviata.L’analfabetismo fu debellato, il diritto al lavoro garantito, la piena occupazione raggiunta in modo stabile, l’assistenza sanitaria e la medicina resa gratuita per tutti i cittadini furono una  realtà, così come la protezione di invalidità e vecchiaia. Il diritto alla casa fu garantito con un costo  fissato mediamente nel 2% dello stipendio.

La Rivoluzione russa assunse fin dal primo giorno un ruolo di avanguardia mondiale nell’assicurazione da parte dello Stato dei diritti economici e sociali fondamentali per i cittadini.

L’odio di classe ispirato dalla Rivoluzione nelle classi abbienti di tutto il mondo si  tradusse subito nel sostegno alla controrivoluzione interna durante la guerra civile e nell’invasione della Russia da parte delle grandi potenze imperialiste. I perdenti nella guerra, per la paura del contagio attraverso l’esempio dei successi conseguiti dai lavoratori con il socialismo, si unirono a questo odio. In realtà, milioni di esclusi dalla partecipazione sociale e politica divennero appieno cittadini attivi nella difesa dei loro diritti e della loro patria.

Il terremoto di lunga durata continuò a scuotere il mondo.L’URSS rafforzò in tal modo la costruzione del socialismo, assunse un ruolo  decisivo nella sconfitta della barbarie nazi-fascista nella Seconda Guerra Mondiale e nella creazione di un  equilibrio militare strategico di due sistemi sociali a confronto.Il campo socialista e il campo capitalista.Con la solidarietà internazionalista dei paesi socialisti nacquero e si svilupparono movimenti di liberazione nazionale che portarono alla caduta degli imperi coloniali in Asia e in Africa con la liberazione di decine di popoli dalle grinfie dell’influenza imperialista.

La nascita della rivoluzione e la  sua influenza nei paesi capitalisti portarono alla creazione di Partiti comunisti e di altri partiti rivoluzionari e progressisti e rafforzarono i sindacati e la loro capacità rivendicativa.

La classe operaia portoghese non fece eccezione.L’informazione che arrivava  attraverso i giornali borghesi fu sufficiente a generare e mobilitare una catena di sostegno e solidarietà con la Rivoluzione russa e a provocare la creazione di organizzazioni rivoluzionarie.Fu sotto il suo impulso che un nucleo di rivoluzionari, quasi tutti i membri del sindacato, fondarono il Partito Comunista Portoghese nel 1921.

Poco dopo la fondazione del Partito, Francisco Perfeito de Carvalho, primo Segretario generale del sindacato Unione Operaia Nazionale (UON), fondato nel 1914 e collegato al PCP, andò clandestinamente  a Mosca nel mese di giugno 1922, inviato dalla CGT per partecipare al Congresso costituente (I) del ISV, e  presentare una relazione su quella realtà da presentare al sindacato ritornando a Lisbona.Berlino inviò al CGT e al PCP le norme per la campagna di sostegno e solidarietà al popolo russo, portando così alla creazione dell’organizzazione del Soccorso Rosso.

Fu  un sindacalista, Carlos Tariffe, colui che doveva diventare il primo segretario generale del PCP eletto al 1° Congresso del partito nel 1923 – che in seguito abbandonò il partito per andare a lavorare al Diário da Manhã,  il giornale ufficiale del regime fascista – che dopo una visita che fece nella patria socialista scrisse e pubblicò il libro La Russia dei Soviet, in cui per la prima volta venivano divulgati  alcuni aspetti essenziali della realtà sovietica e una serie di problemi posti dalla Rivoluzione russa del 1917.

Fu un altro sindacalista, Bento Gonçalves, presidente del Sindacato dell’Arsenale della Marina, a guidare la delegazione portoghese alla commemorazione del 10° Anniversario della Rivoluzione, tenutosi a Mosca nel corso dell’anno 1927. A quel tempo non era ancora un membro del partito, e affermò in un intervento che pronunciò in quell’occasione, di rappresentare comunisti, socialisti, anarchici e altri.Ma lo sarebbe stato  per un breve periodo, dopo il suo ritorno.Bento Gonçalves fu  eletto Segretario Generale del Partito nella Conferenza di Organizzazione del 1929 e fu lui a guidare la riorganizzazione del  Partito Nuovo con le caratteristiche sostenute da Lenin per i partiti comunisti.Bento Gonçalves fu il primo leader dei lavoratori portoghesi ad acquisire una conoscenza approfondita della teoria marxista-leninista ed essere in grado di interpretarla e trasporla in azioni concrete.Sotto la sua guida il Partito Comunista Portoghese si preparò ad agire in clandestinità, a resistere e a combattere il fascismo fino alla sua sconfitta, il 25 aprile 1974.

L’influenza della Rivoluzione russa nella riorganizzazione della classe operaia mondiale non fu di minore importanza per la conquista dei diritti sociali e politici del lavoro nei paesi capitalisti con l’esempio dei diritti previsti dal socialismo.

Grandi scioperi ed altre azioni di massa in Portogallo dirette o influenzate dal Partito durante il periodo fascista, e durante la Rivoluzione stessa del 25 aprile 1974 hanno  costretto il padronato datori di lavoro a firmare accordi collettivi per migliori orario, salari, igiene e salute sul lavoro e garanzie di protezione sociale, costringendo i governi a tradurre questi diritti in legge e, nel caso portoghese, i deputati costituenti di consacrarli nella Costituzione del 1976.

La dinamica dell’esempio e la paura che i lavoratori e il popolo potessero optare  per un sistema socialista mise sotto pressione i governi dei paesi capitalisti sviluppati che estesero le funzioni sociali dello Stato, in particolare nei settori della salute, la protezione sociale della disoccupazione, la vecchiaia, l’ istruzione e la  cultura.

Oggi, 100 anni dopo, in un’epoca di sconfitta del socialismo in Europa dell’Est e dell’Unione Sovietica negli anni 89/91, l’imperialismo ha avviato una controffensiva di ricolonizzazione e regressione sociale mondiale, si ha un regresso diffuso a condizioni di lavoro assai dolorose, addirittura simili a quelle del XIX secolo.

Focolai di guerra si diffondono in varie parti del mondo, che si riflettono  nuovamente  in l’Europa, e sono  in espansione in Asia e in Africa.La morte e la fame viaggiano al suono dei tamburi di guerra, per gli interessi economici delle grandi imprese. Il capitalismo tenta nuovamente di stimolare una possibile via d’uscita neofascista, a causa della situazione di profonda crisi in cui si trova.

Ma ci sono popoli che resistono all’aggressione, altri che si organizzano  e accumulano le forze per  stabilire alleanze e fermare le forze della regressione della civiltà.

Le forze rivoluzionarie e progressiste devono a loro volta  riorganizzarsi, rafforzare le loro azioni, tenendo presente che gli ideali e gli obiettivi del socialismo, quale futuro per l’umanità, sono sempre validi.E’ l’esempio della Grande Rivoluzione d’Ottobre del 1917, che ci dimostra che la vittoria del popolo sfruttato è possibile anche in condizioni estremamente sfavorevoli per la lotta.

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